giovedì 19 giugno 2008

ANCORA UN GIORNO CON KAPUSCINSKI, CON L'AMORE UMANO DI MAKINE

L'Angola è il quinto stato africano per estensione: è più grande di Francia, Italia, Gran Bretagna e Portogallo messe insieme.
L'Angola è per più di due terzi arida ed inospitale.
L'Angola possiede ingenti risorse naturali: petrolio, diamanti, materiali ferrosi, a cui si aggiungono caffè, cotone, sisal...
L'Angola è tra i paesi meno popolati al mondo. Varie le ragioni: per tre secoli (dal 1573, quando il portoghese Paulo Dias de Novais fondò il primo insediamento dell'odierna capitale) il paese è stato il principale fornitore di schiavi per le piantagioni del Nuovo Mondo; la povertà, la malnutrizione e la mancanza di assistenza sanitaria hanno poi mantenuto basso il livello demografico; a questo si aggiunge lo stato di guerra in cui è stato costretto il paese da parte dei colonizzatori Portoghesi, interessati solo allo sfruttamento della colonia; e ancora il fatto che il Portogallo abbia mandato in Angola i criminali della peggior specie, considerandola come una propria colonia penale; infine la composizione della popolazione, prevalentemente del gruppo bantu, divisa in oltre cento tribù, non ha facilitato lo sviluppo del paese.
Queste sono le notizie che Kapuscinski sintetizza alla fine di Ancora un giorno, il suo reportage del 1975 sull'Angola. Questo è ciò che più o meno sapevo quando nel 2003 dalla riva sinistra del Cunene guardavo la sponda angolana. Sapevo che l'Angola non era più colonia portoghese e che una guerra intestina la stava dilaniando. Sapevo anche che ogni tanto qualche angolano tentava di raggiungere a nuoto la Namibia.
Guardavo a nord, dalla collinetta rocciosa sulla quale ero salita, guardavo oltre la vegetazione rigogliosa che ricopriva le rive del Cunene: solo terra e pietre rossastre. Non un villaggio, non c'era anima viva. Nemmeno animali. Almeno in Namibia, nell'area delle Epupa Falls, c'erano diversi insediamenti Himba. Al di là del fiume solo desolazione.
Non capivo. Erano passati quasi trent'anni dall'indipendenza e non c'era ancora nemmeno una parvenza di stabilità. Non capivo chi era contro chi.
E, a quanto dice il grande Kapuscinski, nemmeno allora era facile comprendere. Nel 1975 prima della dichiarazione d'indipendenza, quando i portoghesi lasciavano la colonia per rientrare in patria, quando l'MPLA di Agostinho Neto e l'FNLA di Holden Roberto si contendevano il potere, quando il contingente cubano sosteneva la rivoluzione e le truppe sudafricane attraversavano il Cunene... la confusione era grande.
Una guerra brutta, quella angolana, come tutte le guerre sono brutte. Una guerra che ha lasciato il paese allo sbando. Una guerra dalla quale lo stesso Kapuscinski è rimasto impressionato al punto da chiedere alla PAP, l'agenzia polacca per la quale lavorava, di essere rimpatriato. Una guerra che si è trasformata nel corso del tempo: da guerra per l'indipendenza a guerra per il potere. Potere politico e potere economico. E gli interessi politici ed economici in Angola sono tanti, sia interni che internazionali, sia privati che pubblici.
Anche il russo Andrei Makine ha scritto sull'Angola: sarà una coincidenza, ma nell'arco di pochi mesi mi sono venuti in mano ben due libri sull'angola. Due racconti diversi dello stesso mondo. Anche Makine descrive la guerra, attraverso un romanzo, con un meccanismo narrativo particolare: parte da un prigioniero per ripercorrerne l'infanzia, la storia di un'intera generazione decimata da una guerra che non comprendevano: con gli uomini che lasciavano le famiglie per andare a combattere per la libertà, i bambini che diventavano guerriglieri e le donne pure, per servire la causa. Una causa che non capivano e che li avrebbe annientati, se non fisicamente durante la lotta, sicuramente nel corso degli anni a venire quando le grandi potenze avessero deciso di trasformare l'Africa in un paese di conquista: non colonie, ma terre dove importare la democrazia e gli interessi economici occidentali. L'amore umano, del quale parla Makine. L'amore di chi in Angola ci è solo passato, forse. L'amore di chi, in ogni caso, è ripartito, lasciandosela alle spalle.
Un grazie di cuore ai giornalisti, agli scrittori e a quanti hanno cercato e cercano di farmi aprire gli occhi... e il cuore.
(Ancora un giorno, di Ryszard Kapuscinski, Feltrinelli, traduzione di Vera Verdiani - L'amore umano, di Andrei Makine, Einaudi, traduzione dal francese di Yasmina Melaouah)

mercoledì 18 giugno 2008

UN'OMBRA FUGGITIVA DI PIACERE... MEZZ'ORA

Mio non sei stato né mai sarai,
Credo. Fu l'altro ieri:
Uno sfiorarsi al bar, dirsi qualcosa,
Niente di più; e già la pena provo
Del rimpianto, confesso. Ma c'è talvolta
In noi dell'Arte, di mente tale eccesso
Che un'ombra fuggitiva di piacere
Trasformiamo in sostanza, ne facciamo
Realtà palpabile. Così fu al bar,
L'altro ieri: complice in me una
Ubriacatura misericordiosa,
In rapimento erotico ho vissuto
Per mezz'ora, assoluto...

(Devi averlo capito: sei rimasto
Apposta un po' di più). Ma quanto,
Oh quanto necessario fu il guardarti
Nelle labbra, e il corpo tuo accanto
Avere il mio... Concesso
Non m'avrebbero un tale incanto
Vertigine d'alcool, sogno,
Pur tanto forti, mai...

(tratto da Un'ombra fuggitiva di piacere, Costantinos Kavafis, Adelphi nella traduzione di Guido Ceronetti)

mercoledì 4 giugno 2008

A LEVANTE


A Levante, dal picco del monte

Bianca, chiara, sorge la luna

Volto di madre non nata

Prende ad aggirarsi nella mente.


(tratta dalle liriche di Rigdzin Tsangyang Gyatso, VI Dalai Lama 1683-1706)

lunedì 26 maggio 2008

A SARAJEVO, FRA LE MACERIE, CON UN VIOLONCELLO

Ho trascorso una domenica particolare. Ho fatto un viaggio, nel tempo e nello spazio. Sono tornata negli anni '90, nella primavera del 1992. Sono andata a Sarajevo, in compagnia di un giovane scrittore canadese: forse non è la guida migliore per un simile viaggio, ma promette bene.
Comincia a raccontare la sua storia, la storia di tutti noi, e la storia di quella città, di tutte le città in guerra, da quanto gli hanno riferito coloro che se ne sono andati via.
Ricostruisce dai loro ricordi, dalle loro immagini, dalle loro fotografie la fine di maggio di sedici anni fa. Lo fa con parole semplici, attraverso tre persone che vivono nella Sarajevo assediata. Poco importa se Freccia, Dragan e Kenan siano davvero esistiti: per certo ci sono state centinaia, migliaia di persone come loro. Poco importa se chi racconta è stato o meno nella ex Iugoslavia: dalle sue parole si percepisce la paura, la rabbia, l'amore, la desolazione. Si sente l'odore della polvere da sparo sulle dita, l'odore del terrore, l'odore del sangue, la polvere, il silenzio e lo scoppio delle granate.
Non si va alla caccia dei colpevoli. Sono le persone comuni, che si incontrano: persone, persone che cercano una normalità in una città stravolta. Uomini la cui occupazione è quella di procurare l'acqua per la sopravvivenza della famiglia, o il pane, o le medicine.
Non ci sono Serbi, Bosniaci, Croati, musulmani, cristiani, ebrei. Sono persone. Persone che ogni giorno devono sfuggire alla morte e che ogni giorno, per questo, rinunciano alla vita.
Il 27 maggio 1992 in via Vaso Miskin un gruppo di persone attende il pane. Il 27 maggio 1992 "gli uomini delle montagne" a colpi di mortaio uccidono 22 persone. Per 22 giorni, apartire dal 27 maggio, Vedran Smajlovic, unico sopravvissuto di un quartetto d'archi di Sarajevo, indossa lo smoking, prende il suo violoncello, si accomoda fra le macerie di Vaso Miskin e suona l'Adagio di Albinoni. 22 volte, una per ogni vittima, incurante dei cecchini, incurante di chi, come lui, sfida la brutalità della guerra per riprendersi il valore della vita. Perché "c'è un istante prima dell'impatto, l'ultimo in cui le cose sono come sono state. Poi il mondo visibile esplode".
Il racconto di una guerra, l'episodio realmente accaduto del violoncellista di Sarajevo, per ricordare quanto sia preziosa la normalità della vita, sempre.
Il mio accompagnatore è stato Steven Galloway con il suo Il violoncellista di Sarajevo, edito da Mondadori con la traduzione di Paola Bertante.

CON GLI OCCHI DELLA GIOVINEZZA

Saluto appena d'un cenno
una sconosciuta col tuo passo saltellante

ma non è vero, nessuna cammina
come te, tu sbuchi da un angolo
come saltassi fuori da una vasca,
una spalla o un braccio in avanti,

marci tranquilla e non mi scorgi ancora,
oscilli non elegante ma felice,
inarrestabile e vicina ormai tanto
che mi porti, con un saluto, dentro il tuo magico saltello.

(tratto da Respiro, Ermanno Krumm, Mondadori)

giovedì 22 maggio 2008

LA LIBERTA' E' UN PASSERO BLU

Già il titolo fa sognare, porta lontano, verso il sole e il caldo del sud, verso una storia dove la libertà è una conquista faticosa, dove sono doni per pochi la perseveranza e la rabbia per superare i confini del quotidiano.
O Pardal é um Pàssaro Azul, con licenza di traduzione La libertà è un passero blu.
Un racconto lungo o un romanzo breve della brasiliana Heloneida Studart, scritto nel 1975 e solo ora tradotto in Italia grazie alla sempre grande intuizione della Marcos y Marcos, che scopre e offre ai lettori appassionati grandi talenti della letteratura mondiale, senza mai deludere le aspettative (si pensi a Vian, a Fante, a Chraibi, a Durrenmatt ai più recenti Fforde, Futurami, Aitmatov).
La libertà è un passero blu è la prima opera della Studart ad essere tradotta: nel 2009 è già prevista la pubblicazione di altri due romanzi, attingendo alla dozzina di opere narrative (a cui se ne aggiungono altre di saggistica) già pubblicate in Brasile.
La storia è quella di una famiglia matriarcale, in un paese dove la donna deve lottare strenuamente per uscire dal suo ruolo tradizionale. E'una storia d'amore, anzi di più amori. Un amore platonico di Marina per un uomo, rinchiuso in carcere per aver scritto sui muri "La libertà è un passero blu" e per aver gridato al mondo che sono i poveri a pagare per tutti. Un amore di Joao per un altro uomo, che porta la sventura ovunque vada. Un amore, un sentimento di grande stima, della nonna-matriarca per la nipote prescelta per portare avanti le sorti della famiglia.
Il caldo e l'umidità della costa brasiliana; il legame di stima e di collaborazione fra i ricchi possidenti e i poveri, lavoranti, pescatori, contadini; la residenza familiare, con tante stanze, con i muri spessi macchiati dal tempo, il fruscio delle vesti della servitù; la nutrice fidata, depositaria di antichi saperi della magia; e la protagonista Marina, a cui la natura non ha regalato né bellezza né salute, ma un grande cuore e un'intelligenza superiore.
Una bella lettura davvero, dove l'autrice lascia trapelare, con forza e discrezione, la sua grande sensibilità per le tematiche politiche e sociali, che dividevano il Brasile negli anni '70.
Unico mio rammarico, non poter leggere il racconto in lingua originale: la musicalità del portoghese l'avrebbe reso ancor più elegante.
(La libertà è un passero blu, di Heloneida Studart, Marcos y Marcos, traduzione di Amina Di Munno)

venerdì 2 maggio 2008

L'AMERICA DI ROBERT CRUMB A RITMO DI BLUES

Sono gli anni '60 in America, gli anni della contestazione, gli anni della controcultura.
Si ascoltano i Doors, Janis Joplin, Lou Reed, Jimi Hendrix e i Rolling Stones. Al cinema si proiettano i film di Paul Morrissey e di Russ Meyer. Con Andy Warhol si afferma la Pop Art.
Sono gli anni della guerra del Vietnam.
In questo contesto accanto alla pubblicità, diventa espressione della nuova faccia dell'America, il fumetto. E fra gli altri quello irriverente e dissacratore di Robert Crumb. Fritz the cat, la sua opera più famosa (nel 1972 il regista Ralph Bakshi ne trae una sceneggiatura per il cinema: il primo cartone animato vietato a minori di 18 anni), racconta di un gatto-studente contestatore e libertino, sboccato e fricchettone, che riproduce il sentire dei giovani di quegli anni.
Nonostante gli interventi della polizia e la censura per bloccarne la circolazione, questo e altri "comics undergroun" continuano a circolare.
Dopo di allora, Crumb continua a lavorare, disegnando, inventando storie e personaggi (Mr. Natural), proponendo copertine per i dischi di vinile: sempre "contro", sempre indipendente. Il suo successo perdura: nel 1990 le sue tavole fanno ingresso al MoMa, nel 1994 il regista Terry Zwigoff gli dedica il film "Crumb".
Il volume Mister Nostalgia, ora pubblicato da Comma 22-Kappa, raccoglie alcuni dei lavori successivi a Fritz, quelli degli anni '70-'80 soprattutto, dove si scopre l'amore per le cose del passato, in primo luogo il blues.
(Mister Nostalgia, di Robert Crumb, Comma 22, 2008)

martedì 29 aprile 2008

ASPETTAMI

Aspettami ed io tornerò,
ma aspettami con tutte le tue forze.
Aspettami quando le gialle piogge
ti ispirano tristezza,
aspettami quando infuria la tormenta,
aspettami quando c'è caldo,
quando più non si aspettano gli altri,
obliando tutto ciò che accadde ieri.
Aspettami quando da luoghi lontani
non giungeranno mie lettere,
aspettami quando ne avranno abbastanza
tutti quelli che aspettano con te.
Aspettami ed io tornerò,
non augurare del bene
a tutti coloro che sanno a memoria
che è tempo di dimenticare.
Credano pure mio figlio e mia madre
che io non sono più,
gli amici si stanchino di aspettare
e, stretti intorno al fuoco,
bevano vino amaro
in memoria dell'anima mia...
Aspettami. E non t'affrettare
a bere insieme con loro.
Aspettami ed io tornerò
ad onta di tutte le morti.
E colui che ormai non mi aspettava,
dica che ho avuto fortuna.
Chi non aspettò non può capire
come tu mi abbia salvato in mezzo al fuoco
con la tua attesa.
Solo noi due conosceremo
come io sia sopravvissuto:
tu hai saputo aspettare semplicemente
come nessun altro.

(Aspettami, di Konstantin Simonov, 1941)

L'AMORE E' SOPRAVVALUTATO DAVVERO?

Due libri a confronto: due donne che scrivono, due donne che parlano d'amore.
- Lidia Ravera ritorna alla narrativa con la casa editrice Nottetempo e Le seduzioni dell'inverno: romanzo breve o racconto lungo dove l'incapacità di amare si scontra con l'ineluttabilità dell'amore stesso, dove l'inverno del titolo corrisponde al gelo del cuore, al sentimento riposto nel congelatore umano e contrasta con il caldo afoso dell'estate che stravolge la vita dei protagonisti. Il racconto è in terza persona, il personaggio un uomo non troppo giovane, con un matrimonio fallito alle spalle, editor per mestiere, che, inizialmente refrattario ai rapporti duraturi, viene suo malgrado coinvolto in un gioco di seduzione che gli cambia la vita.
- Brigitte Giraud, algerina di nascita e francese di adozione, arriva in libreria con L'amore è sopravvalutato: undici racconti, undici riflessioni femminili sull'amore. Diversi aspetti, diversi i legami, ma sempre e comunque una profonda incomunicabilità tra uomo e donna. Due universi, almeno a quanto risulta dal breve testo pubblicato da Guanda, incompatibili. Due mondi che vengono a contatto, ma dopo un tempo più o meno lungo, con o senza la presenza di figli, cominciano a stridere e hanno l'unico destino della separazione.
Denominatore comune ai due libri: la figura maschile in crisi. Non è una novità e non a caso le autrici sono donne (e pure chi legge). Se non si può asserire sia una realtà, almeno un'opinione condivisa. Altro aspetto: l'amore, la cui presenza o assenza, cambia la visione delle cose.
(Le seduzioni dell'inverno, di Lidia Ravera, Nottetempo e L'amore è sopravvalutato, di Brigitte Giraud, Guanda, nella traduzione di Marcella Uberti-Bona).

venerdì 18 aprile 2008

MAJAKOVSKIJ ERA UN POETA

Imbrattai di colpo la carta dei giorni triti,
spruzzandovi colore da un bicchiere;
su un piatto di gelatina mostrai
gli zigomi sghembi dell'oceano.
Sulla squama d'un pesce di latta
lessi gli inviti di nuove labbra.
Ma voi
potreste
suonare un notturno
su un flauto di grondaie?
(Ma voi potreste?, tratta da Il flauto di vertebre, di Vladimir Majakovskij, Passigli, traduzione di Bruno Carnevali)

mercoledì 16 aprile 2008

IL DISEGNO DEGLI ANNI DI PIOMBO

Elfo, pseudonimo di Giancarlo Ascari, disegnatore noto ai più per aver pubblicato disegni e/o testi su grandi testate giornalistiche italiane e straniere (La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Giorno, Il Manifesto, Diario, Pilote, Babel, Epix) firma un'insolita fotografia del '68.
Un fumetto, una serie di storie disegnate che raccontano gli anni di piombo a partire dal vissuto dell'autore (Elfo è nato a Milano nel 1951).
Il protagonista è Rinaldo, studente, in un primo tempo quasi estraneo spettatore delle lotte, delle occupazioni, poi partecipe delle rivendicazioni, dei cortei; impegnato nel vivere quotidiano libero da vincoli, nel mito dell'India, nella liberazione sessuale, nei grandi ideali; spettatore della guerriglia urbana e della strage di piazza Fontana.
Tutta colpa del '68. Cronache degli anni ribelli si compone di 140 tavole in bicromia, che attraverso diversi episodi propongono una visione unitaria della Milano degli anni Settanta.
Come comincia la storia? Il nostro viaggio insolito nel passato ha inizio con la libreria "La calusca", fondata da Primo Moroni nel 1971 in via Conchetta a Milano:
Allora a Milano c'erano la nebbia, il freddo, gli operai e il porto alla darsena. Nel 1970, navigando lungo i canali progettati da Leonardo Da Vinci, ci arrivavano ancora 850.000 tonnellate di materiale all'anno, quasi tutta sabbia per l'edilizia.
Attorno alla darsena era cresciuto un quartiere popolato da commercianti, artigiani e malavitosi, il Ticinese.
I borghesi consideravano il Ticinese un quartiere malfamato, perciò gli affitti erano bassi. Dopo il '68 era diventato il luogo prediletto dai gruppi di sinistra extraparlamentare, che avevano in zona una trentina di sedi, tutte concentrate in un paio di chilometri. Arrivano anche molte librerie di movimento e fra queste la più vivace e frequentata era quella di Primo, La calusca.
Primo era alto e snello, con un viso da orientale e un'eleganza stropicciata...
(Tutta colpa del '68, scritto e disegnato da Elfo, Garzanti 2008)

giovedì 10 aprile 2008

IN CERCA DI PESSOA INCONTRO ALL'ALTROVE

Andiamo via, creatura mia,
via verso l'Altrove.
Lì ci sono giorni sempre miti
e campi sempre belli.
La luna che splende su chi
là vaga contento e libero
ha intessuto la sua luce con le tenebre
dell'immortalità.
Là si incominciano a vedere le cose,
le favole narrate sono dolci come quelle non raccontate;
là le canzoni reali-sognate sono cantate
da labbra che si possono contemplare.
Il tempo lì è un momento d'allegria,
la vita una sete soddisfatta,
l'amore come quello di un bacio
quando quel bacio è il primo.
Non abbiamo bisogno di una nave, creatura mia,
ma delle nostre speranze finché saranno ancora belle,
non di rematori, ma di sfrenate fantasie.
Oh, andiamo a cercar l'Altrove!
(Il violinista pazzo, di Fernando Pessoa, Passigli, traduzione di Amina Di Munno)

sabato 5 aprile 2008

BUONANOTTE, NEW YORK

La letteratura su New York è infinita. Si pensi a Auster, De Lillo, Ballard e ad altri mille autori, americani e non, che hanno raccontato la metropoli. Il fascino di New York si rinnova di volta in volta: mi respinge e mi attira ogni volta che esce un libro sulla città. E ogni volta cedo alla tentazione, leggo pagine su pagine (New York non si può quasi mai riassumere in poche parole) e mi innamoro. Due le pubblicazioni recenti che, immancabilmente hanno prodotto questo effetto: La gang dei sogni di Di Fulvio e Gli inquilini di Malamud.
La prima storia, ambientata nel Lower East Side negli anni del proibizionismo, racconta di gangster e di immigrati, di bianchi e di neri, di miseria e di violenza, regalando personaggi, cattivi o buoni che siano, d'una poesia infinita. Un romanzo letto d'un fiato. Nonostante Di Fulvio con il precedente libro La scala di Dioniso (troppo duro, troppo violento) non rientrasse nei miei gusti, non ho resistito al fascino di questo nuovo romanzo. Per fortuna. Gli episodi violenti, che certo non mancano e che l'autore sa perfettamente creare e descrivere, vengono qui stemperati da immagini e personaggi dolci, sinceri, sani, moralmente integri al punto da superare le situazioni più abbiette. Un romanzo sull'amore e l'amicizia. Una storia ben costruita, con una giusta dose di suspense. Una scrittura che si adegua di volta in volta alla scena. Una serie di personaggi di cui innamorarsi.
Malamud descrive una New York più recente: Gli inquilini è del 1971 e racconta la storia di due scrittori, uno ebreo e l'altro afroamericano, che sono ormai gli ultimi abitanti di una palazzina destinata alla demolizione per far spazio ad un grattacielo di lusso. Non una scrittura consolatoria, non un'immagine dorata, ma un mondo caotico, senza armonia. Un mondo, quello degli anni Sessanta, di conflitti, tensioni sociali e politiche, che l'autore drammatizza ancor di più della realtà per renderli evidenti. L'incapacità dei due protagonisti di creare, la loro incapacità di scrivere che si trasforma in impossibilità di scrivere in un mondo in demolizione. Una grande metafora. Come dice a ragione Aleksandar Hemon nella prefazione: "Gli inquilini non è un libro da leggere sotto una larga coperta davanti al caminetto mentre fuori la neve ricopre il mondo in armonia. E' un libro da odiare o da amare, che fa litigare con se stessi o con il mondo intero. Una lettura da cui si esce arrabbiati, combattuti - e vivi".
(La gang dei sogni, di Luca Di Fulvio, Mondadori 2008 - Gli inquilini, di Bernard Malamud, Minimum fax 2008, tradotto da Floriana Bossi).

mercoledì 2 aprile 2008

IL SOGNO DI MARTIN LUTHER KING

"Sono convinto che se soccomberemo alla tentazione di usare la violenza nella nostra lotta per la libertà, le future generazioni dovranno accogliere una lunga e desolata notte di rancore, e il nostro lascito principale per loro sarà un regno del caos senza fine".
Il 4 aprile 1968 veniva assassinato a Memphis Martin Luther King, uno dei più grandi leader di tutti i tempi, figura politica di spicco del Novecento, simbolo della lotta afro-americana per i diritti civili, il più giovane Nobel per la pace della storia.
Si ricordano tanti avvenimenti del 1968: questa data non è da dimenticare. Il pensiero di Martin Luther King, come quello di altri sostenitori della non violenza, non è da dimenticare, eppure a quarant'anni di distanza...
(La citazione è tratta da Il sogno della non violenza. Pensieri, nell'edizione Feltrinelli curata dalla moglie Coretta Scott King, traduzione di Stefano Valenti)

martedì 18 marzo 2008

NELLA RUSSIA DI STALIN, L'ARCHIVISTA DI ISAAK BABEL'

Nel maggio del 1939 lo scrittore russo Isaak Babel' viene arrestato con l'accusa di spionaggio e portato alla Lubjanka per l'interrogatorio: il grande palazzo moscovita era ed è tuttora sede dei servizi segreti ed tristemente famoso per la durezza degli interrogatori e delle torture, che dovevano subire i sospettati.
Babel' proveniva da una famiglia ebrea ed aveva conquistato faticosamente una cultura superiore: faticosamente e caparbiamente in quanto a quel tempo era stabilita una percentuale massima di ebrei che potessero accedere agli studi, nella quale Babel' non era mai riuscito a rientrare. Procede tuttavia brillantemente con gli studi privati, innamorandosi grazie ai suoi insegnanti della cultura francese (anche per Pasternak, la Berberova, la Nemirovski per citare altri intellettuali russi benestanti, il legame con la Francia è molto forte). Laureatosi a Kiev, partecipa alla guerra civile lavorando prima come interprete e traduttore per i servizi segreti della Ceka, poi come giornalista assegnato alla Prima Armata a cavallo. Testimone delle brutalità della collettivizzazione dell'URSS, oppresso come tutti gli intellettuali non allineati con il regime stalinista (nel 1934, al primo congresso degli scrittori sovietici, Babel' fece notare che stava diventando "il maestro di un nuovo genere letterario, il genere del silenzio"), Babel' viene arrestato, viene obbligato a riconoscersi colpevole di spionaggio e viene fucilato il 27 gennaio 1940.
Questi gli avvenimenti storici, che Travis Holland rielabora nel romanzo Storia di un archivista. Il racconto ha inizio a Mosca nel 1939, negli archivi sotterranei della Lubjanka dove Pavel Dubrov, ex professore di letteratura russa allontanato dalla cattedra per diffamazione, ha il compito di distruggere le opere dei detenuti considerati nemici del regime. Fra gli scritti da gettare nell'inceneritore L'Armata a cavallo di Isaak Babel'...
Un romanzo appassionante, che affonda le radici in un periodo storico niente affatto remoto.
(Storia di un archivista, di Travis Holland, nella traduzione di Elisa Banfi, Guanda 2008)

giovedì 13 marzo 2008

UN PONTE BELLO COME L'ARCOBALENO

Sulle sponde di un fiume vivevano un tempo due contadini. Uno abitava sulla riva sinistra e l'altro sulla riva destra. Il sole sorgeva al mattino su una riva e tramontava alla sera sulla riva opposta. Le anatre e i cigni nuotavano felici nel fiume inseguendo il sole da una sponda all'altra. I due contadini' invece, erano invidiosi uno dell'altro...
Il testo della favola è di Max Bollinger, le illustrazioni del grande Stepan Zavrel (Praga 1932 - Sàrmede Treviso 1999), la casa editrice è la prestigiosa Bohem Press, fondata dallo stesso Zavrel a Zurigo nel 1983.
La storia di Zavrel parte da Praga, ma diventa ben presto la storia di un cittadino del mondo, che in virtù della sua arte si sposta e riceve consensi in Europa e in America: scenografo, pittore, illustratore, ma soprattutto Zavrel è stato promotore di una nuova cultura dell'illustrazione per l'infanzia.

mercoledì 12 marzo 2008

LA PARTITA A SCACCHI DI CAPABLANCA

Ancora oggi per le strade di L'Avana non è raro vedere gruppetti di persone, per lo più uomini, seduti attorno ad un tavolo oppure su un muretto, intenti a fare qualcosa di molto interessante, tali sono i gesti, i discorsi concitati che si levano. La curiosità prende il sopravvento: ci si avvicina e si scopre che, nelle calde e lente giornate cubane, per passare il tempo si gioca: domino, dama e scacchi sono l'intrattenimento nazionale.
Anche negli anni '20, e prima ancora, era così. Erano diffusi i circoli scacchistici ed era consuetudine trovarsi per strada per fare una partita.
José Raul Capablanca era nato nel 1888 e sin da bambino aveva dimostrato una gran passione per gli scacchi, guardando giocare il padre e facendosi affascinare dal campione russo Cigorin e dal ceco Steinitz di passaggio nella capitale cubana nel 1892.
Nel 1902, a soli quattordici anni, sfida il campione nazionale cubano Juan Corzo, vincendo il match.
Negli Stati Uniti, dove lo mandano i genitori per imparare la lingua e procedere agli studi universitari, continua a coltivare la sua passione, trionfando anche su Marshall, grande campione americano. Poi è la volta dei tornei europei e quindi la pausa dovuta allo scoppio della prima guerra mondiale.
Il 1921 è un anno molto importante nella sua carriera: dopo lunghe trattative riesce a combinare il torneo contro Lasker, campione del mondo indiscusso da 27 anni. La sede è L'Avana, l'ingaggio è di 11.000 dollari, in palio c'è il titolo mondiale. Dopo 14 partite, Lasker abbandona il torneo e Capablanca diventa campione del mondo di scacchi.
Seguono anni di incontri con tutti i migliori giocatori del mondo. Non sempre Capablanca vince: il suo gioco, semplice e cauto, ha perso un po' di vivacità, manca la concentrazione, trascura la preparazione fisica e tecnica. Aveva vinto il più grande giocatore di tutti i tempi: chiunque altro ha perduto importanza ai suoi occhi.
Ma un nuovo grande avversario irrompe nella sua vita e nella sua carriera, il russo Alekhine, al quale una sconfitta subita nel '21 non dà pace: nel 1927 viene organizzato dallo stesso Alekhine un torneo a Buenos Aires. Due giganti a confronto. Capablanca crolla, estenuato alla 35° partita!
Il campione cubano riprende ad allenarsi seriamente, a studiare nuove aperture, per lanciare un'altra sfida al russo, ma questi non la coglie.
Seguono altri tornei in giro per il mondo: Capablanca non è più quello di un tempo. Sembra che nemmeno gli interessino gli "altri" avversari: vuole solo Alekhine, vuole sfidarlo e vincerlo. Capablanca vuole la rivincita!
Fabio Stassi rielabora questa storia in La rivincita di Capablanca, descrivendo il personaggio leggendario e la storia della sua rivalità con Alekhine come una metafora di passioni, rancori e sogni infranti, aspettative e delusioni di una vita intera.
(La rivincita di Capablanca, di Fabio Stassi, edizioni Minimum fax 2008)
aggiungo alcuni riferimenti bibliografici recenti per gli appassionati di scacchi:
- Re in fuga. La leggenda di Bobby Fischer, di Vittorio Giacopini, Mondadori (biografia)
- Gli scacchi, la vita, di Garry Kasparov, Mondadori (autobiografia)
- Zugzwang mossa obbligata, di Ronan Bennett, Ponte alle grazie (romanzo, candidato al premio Bancarella 2008)
- La psicologia del giocatore di scacchi, di Ruben Fine, Adelphi (saggio)

lunedì 10 marzo 2008

LA MUSICA IN TESTA di GIOVANNI ALLEVI

Ho conosciuto la musica di Giovanni Allevi, quasi per caso, leggendo un articolo di giornale che ne tesseva le lodi. Per me era ancora uno sconosciuto. Poi un concerto a Mantova ed uno a Verona: forse ancor più della sua arte, mi è piaciuta la sua persona, la semplicità, l'ingenuità di un uomo che dialoga con il suo pubblico attraverso le note, di un pianista che accarezza il suo pianoforte a concerto finito, come per ringraziarlo di aver risposto bene alle sue sollecitazioni. Lontano da pose accademiche, come un bambino che si stupisce continuamente, che si spaventa e supera la paura in forza di un fuoco che si impossessa di lui, un fuoco che tutto può vincere. In La musica in testa, Allevi racconta di sè, quasi in forma di diario: il suo debutto a Napoli, con una platea di cinque spettatori, l'audizione a Milano, l'incontro con Riccardo Muti, l'ingaggio al Blue Notes di New York, l'esperienza di insegnate di musica, la tournée in Cina. Senza pretese di grande letteratura, ma con il candore di chi in preda del sacro fuoco della musica riesce ha superare ostacoli apparentemente insormontabili e con costanza e dedizione raggiunge il suo scopo: comunicare con gli altri. E Giovanni riesce a farlo attraverso il pianoforte. Compone, suona e trasmette... emozioni.
(La musina in testa, di Giovanni Allevi, Rizzoli 2008)

venerdì 7 marzo 2008

IN GRECIA FRA LE PAGINE DI UN LIBRO

Dopo il rigore dell’invero, il cielo grigio di queste giornate il pensiero non può che andare alla tanto attesa primavera, al sole caldo, ai fiori, alle lunghe giornate, alla leggerezza dei vestiti, dopo tanti maglioni e cappotti…
Ma per ora sembra proprio che il tempo non sia dalla nostra parte…non ci resta che fare buon uso della nostra immaginazione, magari aiutati da un buon libro, che ci porti in luoghi lontani, caldi…magari in Grecia…

Le catene del mare di Ioanna Karistiani (traduzione di Maurizio De Rosa), già autrice di L’isola dei gelsomini edizioni Crocetti, una delle massime autrici elleniche contemporanee. E’ la storia del comandante Mitsos Avgustìs, statuario come un Poseidone, burbero e tenero nello stesso tempo, eroico nella sua infallibile capacità di guidare la sua nave e i suoi uomini benché sia cieco, che dopo dodici anni di navigazione ininterrotta negli oceani è arrivato alla resa dei conti. Le burrasche della terraferma (la moglie Flora, due figlie, un figlio, una nipotina e Litsa, amante di molti anni prima) reclamano il suo coraggio e la sua forza d'animo molto più delle tempeste oceaniche. Ma è difficile per il comandante liberarsi dalle catene del mare e abbandonare la sua unica, vera casa, il cargo Athos III, il luogo in cui Mitsos si confronta con i suoi ricordi, il rifugio in cui egli conserva gelosamente i suoi segreti.
(Le catene del mare, Ioanna Karistiani, edizioni e/o, 2008)

Nell’altro romanzo Il secolo dei labirinti di Rea Galanaki (traduzione di Luigina Giammatteo), una delle maggiori scrittrici greche contemporanee, vera protagonista è Creta, l'isola del labirinto mitologico e dei labirinti familiari, storici e politici, le cui luci e le cui ombre si contrappongono a quelle del "secolo dei Lumi", riecheggiato nel titolo. Cento anni di storia greca ed europea: dal 1878, quando Creta si trova ancora sotto il giogo ottomano, al 1978, dopo la fine della dittatura militare, all'alba di una nuova era. Tappe del labirinto: la scoperta di Cnosso da parte dell'archeologo dilettante Minos Kalokerinós, precursore di Sir Evans; una donna scomparsa durante una terribile strage; un omicidio che sotto le spoglie del conflitto politico cela un'antica faida familiare; una città, Iraklio, già Megalo Kastro, che cambia pelle. Filo conduttore nel labirinto dei fatti: una famiglia immaginaria, a sua volta un labirinto in miniatura, le cui vicissitudini si intrecciano a quelle degli altri labirinti. L'affresco dipinto dalla scrittrice si apre a comprendere ogni vicenda umana: come essa è stata vissuta, registrata, ascoltata da protagonisti e comparse, e come essa si sarebbe potuta svolgere.
(Il secolo dei labirinti, Rea Galanaki, edizioni e/o, 2008)

Ulteriori suggerimenti di lettura per sognare l’Egeo:
La lunga estate calda del commissario Charitos un giallo di Petros Markaris, traduzione di Andrea Di Gregorio, Bompiani
i casi di Aristotele detective di Margaret Doody editi da Sellerio
Timandra di Thòdoros Kallifatidis (traduzione di Nicola Crocetti, edizioni Crocetti
Il colore della luna di Alcioni Papadaki tradotto da Valentina Gilardi, edizioni Crocetti
L’isola di Victoria Hislop, traduzione di Luisa Saraval, Bompiani

altre proposte le troverete in libreria…

Infine per solleticare anche il palato una ricetta dal breve e divertente romanzo Le relazioni culinarie di Andreas Staikos, (traduzione Maurizio De Rosa), Ponte alle Grazie

Youvarlakia con salsa di uova e limone

Mescolate insieme 500 g di carne bovina macinata, 70 g di riso, tre-quattro cucchiai d’olio d’oliva, una grossa cipolla grattugiata, tre o quattro rametti di prezzemolo e un bel ciuffetto di aneto tritati finemente, sale e pepe. Dall’impasto ricavate palline dal diametro di 4 cm. infarinarle leggermente e immergerle in acqua bollente. Cuocerle a ebollizione dolce per 20 minuti, scolarle. Con uovo, succo di limone e un po’ del liquido di cottura preparate una salsa avgolemono con cui accompagnare le polpette.

giovedì 6 marzo 2008

UN GIARDINO, MILLE GIARDINI

Per chi ha un giardino e per chi, come me, lo sogna "Storie di insospettabili giardinieri" di Delfina Rattazzi (Cairo editore) racconta gli insoliti angoli di pace sparsi nel mondo di una trentina di personaggi celebri: da Chateaubriand alla Blixen, da Saint Laurent a Sting, da Mandela al sultano dell'Oman.
Cedri coltivati per le feste rituali, primule himalayane, aiuole con fiori rari o semplici orticelli coltivati con cura perchè, come dice Hermann Hesse, il giardinaggio serve "alla meditazione, alla tessitura dei fili della fantasia e alla concentrazione degli stati d'animo".
Orti e giardini nati in tempi di guerra, per sfamare ma anche per regalare uno spazio di transitoria bellezza, creando un mondo nuovo perdendone un altro.
Grandi paesaggisti al lavoro per progettare opere grandiose o semplici appassionati di piante rare e fiori profumati.
Il capitolo "Incenso e petali di rosa" racconta il disegno del sultano dell'Oman. Illuminato, colto, appassionato di musica e lungimirante il sultano, accolto da una pioggia di petali di rosa dai suoi sudditi, ha introdotto lo studio dell'inglese fin dal primo anno di scuola, costituito università frequentate in egual misura da uomini e donne, fondato un'orchestra sinfonica, costruito parchi e giardini lungo le aride zone costiere, ma soprattutto ha dato il via ad un'imponente opera: un enorme giardino botanico, esteso su 425 ettari, per raccogliere innumerevoli qualità di piante che verranno esposte in biosfere o habitat predisposti al'aria aperta. I lavori iniziati lo scorso ottobre, dovrebbero concludersi nell'arco di cinque anni per regalare all'Oman e ai turisti, che in numero sempre crescente (ma pur sempre modesto) si indirizzano alla sua scoperta, un'attrattiva naturalistica unica.
Un libro per trarre ispirazione, per scoprire segreti, per fantasticare.
(Storie di insospettabili giardinieri, di Delfina rattazzi, Cairo editore 2008)

martedì 26 febbraio 2008

IN LIBRERIA...UN SABATO DA FAVOLA




Sabato 1 marzo 2008 dalle ore 17.00 la libreria si trasformerà nel mondo delle favole

Insieme a Francesca Segato e accompagnati dalla musica di Emanuele Cirani andremo alla scoperta dei boschi selvaggi del Nuovo Continente, conosceremo gatti vichinghi e il saggio re Erik il Rosso impegnato a lottare contro il tempo per riuscire a evitare la guerra, un vecchio pino e una profezia, cinque amici e due terrorizzati pipistrelli…

Erik il Rosso e lo spirito dell’albero, di Francesca Segato, illustrazioni di Manuela Paletti, edizioni Zampanera

Una favola avventurosa per chi sa ascoltare le voci segrete della natura.

Una favola dedicata a bambini di tutte le età, che affronta con delicatezza i temi della pace e dell’armonia con gli altri esseri. Solo se i gatti vichinghi sapranno ascoltare il monito dello spirito-albero, infatti, il loro popolo conoscerà la vera felicità. Le emozionanti illustrazioni di Manuela Paoletti accompagnano i piccoli lettori in questa natura magica, vibrante di vita.

martedì 19 febbraio 2008

IL GIAPPONE E LA NUOVA GEISHA



L’immagine della donna giapponese ha certamente subito una trasformazione negli anni. Non è più la docile, sottomessa Madame Butterfly dei primi del Novecento, o la docile, sottomessa geisha del secondo dopoguerra, o ancora, la docile, sottomessa impiegata o moglie di un uomo d’affari degli anni Ottanta e Novanta: l’archetipo della donna nel Giappone di oggi sta mutando direzione verso qualcosa di completamente nuovo. Negli ultimi anni, l’immaginario popolare ha iniziato a ritrarre la donna attribuendole nuove capacità e autonomia, non solo ridefinendo le sue abilità sessuali, ma attribuendole poteri “soprannaturali”: la schiva scolaretta si sta trasformando in una supereroina, o antieroina, pronta a salvare o distruggere il mondo.
Ma questi modelli ( spesso ancora derivanti da un immaginario maschile e disegnati dalla mano di un uomo)corrispondono alla realtà della donna giapponese oggi?In che modo le donne si stanno adattando ai mutamenti del loro paese?E’ mutata anche l’immagine che hanno di se stesse, e come?
Questi otto racconti, in diversi casi di autrice affermate, insignite in patria di premi e tradotte ora in italiano per la prima volta, ci danno un quadro fresco e nuovo della vita delle donne giapponesi di oggi e che forse sorprenderà i lettori occidentali.
Le storie sono, a tratti, delicate ed esplicite, incalzanti ed aggressive, dolci e accattivanti, intense ed ironiche. Affrontano ogni tema, dalla scoperta della sessualità all’amore, dai maltrattamenti al divorzio, fino alla morte.
(dall’introduzione di Ruth Ozeki, No Geisha. Otto modi di essere donna nel Giappone di oggi, Mondadori 2008).

venerdì 15 febbraio 2008

SILLABARIO DELLA LUCE

L'opera del vento

Dovevo uscire dal gesto usuale
cambiare la foglia con l'acqua
piovana, non cercare presagi
sull'asfalto arroventato. Poco
molto poco, il calice non riempie
la brocca, il miele non addolcisce
l'ape, semmai ne fortifica il pungilione.
Questo è il mio scrivere, ti confesso
mescolare polline e parole, il resto
è opera del vento.

( tratta da Sillabaio della Luce di Elena Petrassi, Moretti&Vitali 2007)

Appuntamento con l'autrice in libreria sabato 16 febbraio alle ore 18.30.

venerdì 8 febbraio 2008

ADOLESCENTI: CAPIRLI E AIUTARLI

Molte le voce ad intervenire sul tema dell'adolescenza. Molte le pubblicazioni: una di queste, recentissima, pubblicata dal Centro studi Evolution, "Adolescenza: l'età della crisalide. Per capire gli adolescentie aiutarli a crescere".
"Una lettura che si rivolge principalmente a genitori, insegnanti, educatori e che permette di entrare nel mondo degli adolescenti e affiancarsi ad esso con serenità ed autorevolezza.
Gli autori, tutti collaboratori del Centro Studi Evolution, sono da anni a contatto con i giovani, cogliendo i punti nevralgici dello sviluppo adolescenziale con uno sguardo colmo di fiducia e speranza.
Questo testo intende essere uno strumento prezioso per approfondire le caratteristiche principali del periodo adolescenziale così da poterlo affrontare con atteggiamento positivo, equilibrato, sereno, come opportunità di crescita anche per i genitori e per la famiglia. Una adeguata conoscenza dell’adolescenza e dei processi che muovono e che caratterizzano lo sviluppo della personalità, di come gestire gli inevitabili conflitti, di comprendere con quale atteggiamento sostenerli nei loro momenti di crisi e con quali stili educativi guidarli verso la maturità, sono gli obiettivi che gli autori, psicologi e pedagogisti, affrontano con stile chiaro e scientifico al tempo stesso."
Queste le parole di Gian Carlo Gobbi, psicologo-psicoterapeuta fra i sette autori, che contribuiscono alla pubblicazione, curata da Pietro Lombardo

giovedì 7 febbraio 2008

LA SPECIALITA' DELLA CASA

Stanley Ellin, classe 1916, inizia a scrivere al rientro dalla guerra, a Brooklyn: pubblica i suoi primi racconti del mistero sull'Ellery Queen Mystery Magazine nel 1948; conquista ben tre volte l'Edgar Allan Poe Award; nel 1981 gli viene conferito l'importante Grand Master Award. Nonostante tutto ciò, in Italia il suo nome non è molto conosciuto: pochi gli editori che hanno pensato di acquistarne i diritti, lasciando poi i titoli tradotti senza ristampe recenti. Fortunatamente esce ora per Feltrinelli, facendo seguito alle raccolte curate dallo stesso editore negli anni '50 e '60, La specialità della casa e altri racconti: la prima raccolta di racconti pubblicata da Stanley Ellin. Dieci storie del mistero, tutte basate sull'imprevisto, in uno stile essenziale ma efficace, che lascia spazio all'intuizione del lettore.
Assolutamente da leggere.
"E questo", disse Laffler, "è Sbirro". Costain vide una facciata rettangolare di pietra scura identica alle altre che si stendevano su ciascun lato, nell'umida oscurità della strada deserta. Dalle finestre inferriate dello scantinato ai suoi piedi, un barlume di luce filtrava attraverso pesanti cortine.
"Mio Dio", osservò, "che orribile buco!"
"Mettetevi in testa", disse Laffler seccamente, "che Sbirro è un ristorante senza pretese. Costretto a vivere in quest'epoca tetra e nevrastenica, ha rifiutato ogni compromesso. E' forse l'ultimo importante locale di questa città illuminato a gas: Qui troverete lo stesso onesto mobilio, lo stesso magnifico servizio Sheffield e forse, nell'angolo più nascosto, le stesse ragnatele osservate dai clienti di mezzo secolo fa".
"Strana raccomandazione", disse Costain, "e non molto igienica".
"Entrando", proseguì Laffler, "vi lasciate dietro le spalle la follia dell'anno, del giorno e dell'ora, e vi sentite per un breve lasso di tempo sollevare lo spirito, non dall'opulenza, ma dalla dignità, che è la qualità che il nostro tempo ha perduto".
Come si può resistere ad un simile incipit? Come si può non desiderare di entrare in questo ristorante? Come si può rinunciare alla compagnia di Laffler? Impossibile per me!
(La specialità della casa e altri racconti, di Stanley Ellin, traduzione di Aldo Camerino, Feltrinelli).

mercoledì 30 gennaio 2008

DESTINAZIONE OMAN

La presentazione del libro di Danilo Trombin "Come ad Ash-Shuwaymiyyah. Lettere dall'Oman" (dell'editore veneto Apogeo) è un'occasione per conoscere uno dei paesi meno noti e meno ricchi della penisola arabica. Un sultanato antico, strategicamente importante, sia dal punto di vista politico che commerciale.
L'autore accompagna, come interprete, un commerciante di pesce italiano nell'Oman, al fine di intavolare trattative con gli imprenditori locali interessanti per il nostro mercato. Durante il viaggio di lavoro, l'interesse si sposta dalla contrattazione dei prezzi e delle caratteristiche del pesce, ai personaggi con i quali i due vengono a contatto, alla loro vita semplice, alla natura splendida...
Scrive Sandro Marchioro su "Il Corriere del veneto":
Sapido e colorato, denso ed emotivo, nitido e preciso: è con un linguaggio così che Danilo Trombin questa volta ci porta in Oman raccontandoci un po' di quei luoghi, un po' di se stesso, un po' di noi... Dopo un paio di libri di poesia, Danilo ha messo insieme un manipolo di pagine nate da un'occasione vera... Il materiale diventa poi una serie di lettere-capitoli in cui trovano spazio ambienti, persone, emozioni... Ciò che ne risulta è qualcosa di molto più pregnante di un libro di viaggio: oltre a descrizioni perfette ci sono infatti anche spaccati laceranti della realtà mediorientale (...) che fanno assomigliare questo testo ai reportage in presa diretta di alcuni grandi giornalisti contemporanei... Uno sguardo che, tra l'altro, sa guardare quel mondo fino in fondo, restituendocelo per quello che è e soprattutto per quello che non conosciamo...
Danilo Trombin e l'editore Paolo Spinello sono in libreria giovedì 31 gennaio alle ore 21,00 per raccontarci con immagini e parole il sultanato dell'Oman

martedì 22 gennaio 2008

LA LIRICA DELLE DONNE ARABE

NESSUNO MI ATTENDE

Il mondo è in pericolo
e nessuno mi attende.

Per questo non uscirò né alle nove
né alle dodici
ho carte da sistemare
e decisioni da prendere.

Ciononostante mi vesto
e dico tra me e me
che l'errore assoluto e la distrazione
si prendono gioco del male impensabile
e ne respirano la fragranza.

Inaya Jaber, Libano, poetessa, giornalista e critica cinematografica.

NERO

Hanno rubato la notte.
Mi rimane solo il tuo cuore
nero
per iniziare un nuovo giorno.

Golala Nuri, Iraq, è laureata in Ingegneria elettronica.

TOMBA

Crampi tormentano il mio corpo...
Se dovessi respirare profondamente
la pelle si lacererebbe.

Fawziyya Abu Khalid, Arabia Saudita, laureata in sociologia all'Università Americana di Beirut

Piccoli assaggi di poesie tratte da "Non ho peccato abbastanza " antologia di poetesse arabe contemporanee, pubblicato da Mondadori, a cura di Valentina Colombo.

giovedì 10 gennaio 2008

LA SAGGEZZA DELLA BAMBINA FILOSOFICA


Rieccola in libreria...! Appena uscito per Kappa edizioni il nuovo piccolo librino di Vanna Vinci e la sua bambina filosofica, con una raccolta di pillole di saggezza (altrui).
Il lato ribelle e sulfureo del pensiero occidentale moderno, visto e raccontato attraverso citazioni e aforismi di molte grandi personalità della letteratura, del cinema, della politica e della musica, tra cui Beckett, Cioran, Kraus, Valéry, Churchill e tanti altri. Una raccolta di pensierini non proprio innocenti, ingurgitati, mal digeriti, risputati dal personaggio a fumetti più insolente e dispettoso in cui potete rischiare di imbattervi oggi.
Se volete saperne di più, in attesa di un nuovo incontro in libreria con l'autrice, vi segnaliamo il sito di Vanna Vinci www.vannavinci.it e il sito della bambina filosofica www.labambinafilosofica.it .

ALEXANDER POPE E LO SCANDALO DELLA COLLANA

Alexander Pope, o meglio il suo "Ricciolo rapito", è protagonista di "Lo scandalo della stagione" dell'australiana Sophie Gee (grande esperta di letteratura inglese, autrice di numerosi saggi, ora alla sua prima esperienza narrativa).
Il romanzo, corposo ma molto scorrevole, porta il lettore nella Londra del primo '700, ritraendone la società aristocratica ed elegante, dedita ai balli ed agli svaghi.
E' il 1711 e Pope, già conosciuto nel mondo letterario, arriva a Londra dalla campagna al fine di trarre nuovi spunti per le sue composizioni. Di fatto egli è estraneo al mondo alto borghese ed aristocratico che si trova a frequentare: non è ricco, non è bello, non è di nobile lignaggio, non è avvezzo ai ricevimenti mondani. Pope osserva i movimenti, ascolta i discorsi, memorizza le situazioni che tre anni più tardi daranno vita al suo poema più famoso.
Siamo lontani dall'Illuminismo e dalla Rivoluzione francese, per antonomasia sinonimi di Settecento: i primi decenni del secolo, infatti, sono animati dalla mondanità e dalla raffinatezza del rococò. E il "Ricciolo rapito" è perfettamente rappresentativo di quest'epoca elegante ed anche un po' superficiale.
Sophie Gee è brava nel descrivere l'ambiente, nel raccontare la vita londinese, nel riproporre i dialoghi ed i rituali manierati, non rinunciando, come nemmeno Pope fece, ad una sottile ironia critica.
(Lo scandalo della stagione, di Sophie Gee, traduzione di Serena Prina, Neri Pozza editore 2007)

domenica 6 gennaio 2008

LUNARIO DELLA MUSICA

Una passeggiata musicale lunga un anno: la nostra guida è Carlo Boccadoro, già autore per Einaudi di Musica coelestis. Conversazioni con undici grandi della musica d'oggi e Jazz! Come comporre una discoteca di base. Un consiglio per ogni giorno dell'anno, 365 dischi e tante storie, curiosità, episodi storici legati alle registrazioni, alle esecuzioni dal vivo. Artisti di tutto il mondo, conosciuti dal grande pubblico o da pochi intenditori.
"Malgrado nel libro siano presenti in contemporanea moltissimi stili musicali differenti, non sono affatto convinto che la musica sia una sola... Le musiche sono tante e diverse, ognuna possiede un codice che va studiato, approfondito e compreso senza pregiudizi, ma anche senza voler mettere tutto sullo stesso livello qualitativo... L'interesse sta proprio nel saper apprezzare le differenze di valore tra i vari generi". Così l'autore nella premessa del volume.
Il criterio seguito per associare una data ad un giorno non è univoco, ma il risultato non cambia: un'ottima raccolta di schede dalle quali trarre ispirazione.
Il primo disco che ho scoperto è legato alla mia data di compleanno, ma la ricerca continua seguendo la stagione, i colori del cielo o molto più semplicemante il libro che sto leggendo. A me piace la musica, o le musiche, per rimanere in sintonia con il pensiero di Boccadoro. E mi piace leggere in compagnia della musica. Cambio libro e cambio accompagnamento: il Lunario della musica è un ottimo compagno di avventure letterario-musicali.
(Lunario della musica. Un disco per ogni giorno dell'anno, di Carlo Boccadoro, Einaudi 2007)

venerdì 28 dicembre 2007

GIACARTA & IL PALAZZO DEI SAPORI ACCUMULATI

Giacarta, venti città in una, dove nulla è decifrabile a prima vista. Torri tra le quali serpeggiano vicoli; bidonville sopra placidi corsi d'acqua; quartieri antichi con incongrui ponto levatoi olandesi. E ovunque, fettuccine fresche, stirate alla svelta in matasse maneggiate con gesti ampi, sbollentate, fritte con pomodoro e peperoncino, costellate di cubetti di carne di manzo o di montone, annegate in salsa di soia. Il più delle volte bacchette e piatti sono bisunti oltre il lecito. Ma non manca lo stile e la sorpresa culinaria è sempre possibile.

Un appassionante viaggio tra sapori, colori e umori dell'estremo oriente. Un racconto impressionista, come un reportage fotografico, che al riparo da qualsiasi velleità didattica alterna gustosi anedoti e sapienti tocchi di colore locale. Una succulenta odissea, anche gastronomica, attraverso la penisola malese fino al cuore di una cina ancora vietata agli occidentali, che intrattiene e avvicina il lettore a un mondo lontano, diverso, enigmatico e continuamente affascinante.
(Giacarta & il palazzo dei sapori accumulati di Patrick Boman, Excelsior 1881, traduzione di Riccardo Bentsik).

giovedì 13 dicembre 2007

HENRY JAMES A CONFRONTO CON SIGMUND FREUD

Un romanzo colto e divertente che mette faccia a faccia due geni: l'eccelso romanziere Henry James e il padre della psicoanalisi Sigmund Freud. Teatro dello storico incontro è la Lamb House, a Rey nel Sussex, residenza inglese dello scrittore. L'anno è il 1908 e la stagione tarda estate.
William James, preoccupato per alcune "eccentricità" del fratello Henry, prega Freud di indagare discretamente sull'esistenza di eventuali nevrosi. Freud non si lascia sfuggire l'opportunità, e nelle due settimane in cui si trattiene alla Lamb House sottopone Henry James a quotidiane sedute di analisi in cui i due leoni del pensiero umano affrontano i grandi temi dell'inconscio, dell'immaginario, della religione e della creatività.
Tra i due si stabilisce un'intensa amicizia. Ma chi sta analizzando chi?
Lo "scontro dei titani" non è però svincolato dal resto della scena. Le discussioni di Freud e James sui massimi sistemi si alternano e si mischiano, talvolta con effetti irresistibilmente comici, al carosello di trame dei personaggi di contorno: il protagonista Horace, giovane studente americano di letteratura ospitato alla Lamb House per fare la tesi sui romanzi di Henry James che trattano di arte e artisti – autentiche parabole -, mettendone in rilievo il lato comico; l'arcidiacono Fengallon, tonante castigatore dei risorgenti valori cattolici nel Sussex; la bella Agnes, nipote dell'arcidiacono corteggiata da Horace; lo scaltro cameriere Noakes, l'acuta scrittrice Edith Wharton e tanti altri.
Colpi di scena, situazioni comiche, disquisizioni erudite ma mai pedanti, fanno di questo romanzo, del Premio Pulitzer, Edwin M. Yoder Jr.,una lettura deliziosa e gratificante.
(Leoni alla Lamb House di Edwin M. Yoder jr., edizioni e/o 2007, traduzione di Alberto Bracci Testasecca)

domenica 2 dicembre 2007

SHIATSU: INCONTRO DIMOSTRATIVO

Martedì 4 dicembre a partire dalle ore 17.30 Eleonora De Luca, operatrice shiatsu ed assistente della Scuola Internazionale di Shiatsu SoleLuna, offre agli ospiti della libreria una breve seduta dimostrativa di massaggio.
Lo Shiatsu (letteralmente "pressione col dito") è una forma di comunicazione non verbale. Attraverso l'uso di appropriate pressioni sul corpo, risveglia un contatto profondo con se stessi, aiuta a conoscersi, a preservare e mantenere la salute, migliora la relazione interpersonale.
Dalla medicina tradizionale cinese lo shiatsu ha ereditato la visione della malattia come blocco o squilibrio dell'energia in una o più parti del corpo, sintomo di uno squilibrio più generale che coinvolge l'individuo nella sua totalità e quindi il suo stile di vita.
Lo shiatsu agisce sulla struttura ossea, le articolazioni, i tendini e gli organi operando sui meridiani, cioè sui canali energetici il cui cattivo funzionamento altera l'energia corporea e il sistema nervoso vegetativo. Dunque lo shiatsu è un mezzo per ripristinare l'energia vitale che è in noi ristabilendo equilibrio e funzionalità.

giovedì 29 novembre 2007

NEGAZIONE COME AFFERMAZIONE


Sabato 1 dicembre 2007 alle ore 18.00 inaugura la mostra "Ultimi lavori" di Giannantonio De Maldè. La mostra prosegue fino a domenica 6 gennaio 2008.

negazione come affermazione.

la necessità di annullare la pittura, la materia, la tecnica, il giudizio estetico. così si afferma l'opera che sta nel dialogo interno pre-creativo dell'artista. è un confronto non più con la pittura per la pittura, per la quale cade ogni interesse, ma con sé stessi, con ciò che si è e si fa.

è un momento di sospensione, di assenza. da tutto questo nasce un monologo, una narrazione silenziosa, convulsa, che lentamente vede la parola scritta prendere il posto della pittura, della forma. il gesto creativo diventa parola scritta. narrazione casuale, estemporanea che a tratti si fa leggere e a tratti volutamente si nega.

la volontà di affermare una ragione in vece di un dilagante e squalificato senso estetico.

Giannantonio De Maldè


martedì 20 novembre 2007

LEGGER_MENTE: DEL PENSARE LA PSICHE IN LIBRERIA

Legger_mente del pensare la psiche in libreria è il titolo di un ciclo di tre incontri sul tema della psichiatria e psicoanalisi.

Il primo è giovedì 22 novembre 2007 alle ore 17.30 con il professor Francesco Galli, Codirettore di Psichiatria e Scienze Umane, sul tema: "Psichiatria, Psicoanalisi e Psicoterapia in Italia: testi e contesti". Moderatore Mariapia Ardoin.

Gli altri appuntamenti successivi:

* venerdì 22 febbraio 2008 alle ore 17.30, Valeria P. Babini, Docente di Storia della Psicologia, Dipartimento di Filosofia dell'Università di Bologna, interverrà sul tema "La storia della psichiatria tra narrazione e scoperta". Moderatore Cristina Faccincani.

* venerdì 9 maggio 2008 alle ore 17.30, Michele Ranchetti, storico, interverrà sul tema "Tra psicoanalisi e filosofia". Moderatore Chiara Zamboni.

I tre incontri saranno in concomitanza dell'apertura di un piccolo scaffale dedicato a testi di interesse psichiatrico e psicoanalitico. Il progetto e la proposta dei libri, curato da Mariapia Ardoin, è in costruzione: l'intento sarebbe quello di selezionare nella letteratura di settore quei titoli di maggior significato sia riguardo la riproposta dei classici, sia alla scelta delle novità. A questo scopo confidiamo nei suggerimenti e contributi anche da parte di quanti siano interessati. "Per quel che riguarda il ciclo di incontri, si tratta anche qui di una proposta assolutamente di partenza, che però mi auguro possa continuare ed arricchirsi strada facendo.L'idea iniziale è stata quella di invitare intellettuali che occupano un ruolo significativo sia nel campo specifico che nel più ampio panorama culturale italiano."

Mariapia Ardoin

venerdì 16 novembre 2007

UNA POESIA

"Correva il vento,
ieri,
spettinando le nubi
nello spazio.
soffiava a tratti raggruppando le foglie
sul selciato.
Sopravvenne la quiete
in attesa di vita."
Marcella Tassinari Franchi, Laudi, Perosini editore 2006

mercoledì 14 novembre 2007

MALCOLM X



Il pensiero e la vita del leader nero nella versione disegnata della celebre Autobiografia di Malcolm X. gli aspetti meno conosciuti e più problematici della sua formazione, dall'assassinio del padre a opera del Ku Klux Klan, alla giovinezza nella malavita in una Harlem brulicante du miraggi e tentazioni. Fino al buio della prigione, dove Malcolm troverà la sua strada tra le fila dell'islam radicale. Le speranze e ambizioni di un uomo costrettto a venire a patti con le menzogne di un fondamentalismo dal volto, ieri come oggi, brutalmente spietato.
Malcom X, Andrew Halfer & Randy DuBurke, Alet 2007

venerdì 19 ottobre 2007

INTRODUZIONE ALL'INDUISMO

Inizia Venerdì 19 ottobre 2007 alle ore 18.30 la serie di 7 appuntamenti, organizzati in libreria dal VAIS (Venetian Academy of Indian Studies), dedicatio all'induismo.
L'idea è di fornire un approccio complessivo a un mondo tradizionale che, inglobando e amalgamando le diverse correnti di pensiero che si sono affacciate nei millenni sul subcontinente indiano, ha creato un continuum multiforme e spesso inestricabile di speculazioni filosofiche, strutture mitologiche, approcci culturali ad arti e scienze, impianti rituali, credenze religiose che hanno permeato e permeano tutt’oggi la società indiana.
Il ciclo di conferenze è dunque dedicato a chi si accosta per la prima volta a tale universo culturale, ma anche a chi, avendolo già avvicinato, desidera meglio comprendere l’ambito cui le diverse forme di pensiero possano essere riferite.



19 ottobre 2007 ore 18.30
che cos’è l’induismo
prof. Gian Giuseppe Filippi
università ca’ Foscari di Venezia


26 ottobre 2007 ore 18.30
la tradizione vedica
dr. Gianni Pellegrini
indologo VAIS – università di Benares


8 novembre 2007 ore 18.30
i darshana: le sei correnti filosofiche dell’induismo
prof. Antonio Rigopoulo
università ca’ Foscari di Venezia


16 novembre 2007 ore 18.30
l’epica
prof. Giovanni Torcinovich
università ca’ Foscari di Venezia


23 novembre 2007 ore 21.00
tantrismo
dr.ssa Monia Marchetto
indologa VAIS


30 novembre 2007 ore 18.30
bhakti e induismo medioevale
dr. Maurizio Verardo
indologo VAIS


7 dicembre 2007 ore 18.30
movimenti del XIX e XX secolo, pseudo religioni e fondamentalismi indiani
prof. Gian Giuseppe Filippi
università ca’ Foscari di Venezia

mercoledì 10 ottobre 2007

VISIONI

Sabato 13 ottobre 2007 alle 18.00 inaugurazione della mostra d'arte "Visioni" di Andrea Allegretti (rimarrà fino a sabato 27 ottobre).
Attraverso una gestualità istintiva, cerco di abbandonareogni volontà di rappresentazione. Cerco di “superare”i miei pensieri, “anticiparli”, spingendoli oltre...dove non avrei saputo. Finché affiora da sé un’immagine, che da astrattadiventa reale. La confusione e il caos diventano forma earmonia. Un onda! Un istante nel fluire continuo. Energia in continua trasformazione, della quale non conosco, se esiste, l’origine.
Andrea Allegretti è nato a Cremona nel 1979. Diplomato in comunicazione visiva egrafica pubblicitaria all'Istituto Superiore di Design "A.Palladio" di Verona, vive e lavora come grafico e webdesigner a San Benedetto Po in provincia di Mantova.La sue vere passioni sono la musica, l'arte e le loro contaminazioni.

martedì 9 ottobre 2007

INCONTRANDO POESIA

Uscito da poco per Servitium, Carità della notte, scritto da Lorenzo Gobbi, è il racconto libero di un incontro personale con la poesia di Paul Celan e insieme un saggio rigoroso sull'interpretazione di questa poesia: con essa, infatti, si può davvero conversare nella notte del dolore, del lutto , dell'abbandono, e nel tempo che segue la separazione.
Segnato dal lutto, l'autore racconta di aver trovato nella poesia di Celan non solo una riflessione profondissima sul tempo e sulla separazione, proveniente dal cuore pulsante della cultura ebraica, ma anche il racconto esatto di ciò che egli stesso ha vissuto.
"Incontrai la poesia di Celan nella metà degli anni '80:parole frante, criptiche, quasi illeggibili - eppure, indiscutibilmente vere. Compresi più tardi che il mistero del loro pudore è un estremo desiderio di verità: una gratuità disarmante. Ne nacque un colloquio intenso, misurato, che durò molti anni - e poi, un nuovo colloquio, serrato e segreto, a cui mi dedicai febbrilmente per mesi e mesi, senza altra occupazione - e al quale tornai a più riprese, fino a oggi.
Vorrei raccontare qui una parte di ciò che ne ho avuto - a testimonianza del bene."
Il libro verrà presentato in libreria venberdì 12 ottobre alle ore 18.30. L'autore Lorenzo Gobbi dialogo con padre Espedito D'Agostini, direttore delle edizioni Servitium, sulla lettura, la scrittura, la poesia e l'editoria oggi.

venerdì 5 ottobre 2007

DA SAMARCANDA A BUKHARA

Da Samarcanda parto al mattino presto: direzione Bukhara con tappa intermedia, dopo due ore e mezza di strada, a Shakhrisabz. E' venerdì, giorno festivo per i musulmani, ma soprattutto giorno di matrimoni! Il cittadina non è particolarmente bella, le case lungo la via principale non hanno nulla di artistico: di primo acchito non si coglie il fascino di quella che è stata la città natale di Tamerlano. Poi la moschea di Kok-Gumbaz ed ancora più bello il complesso di Khazrati-Imam dove gli uomini, per lo più anziani, pregano all'ombra del porticato. Le donne sono indaffarate ad esporre le loro mercanzie nelle stradine e i nei cortili alberati dei dintorni: ricami floreali, eseguiti su tessuti di cotone per splendide borse di varie dimensioni e suzanne (i teli uzbeki da usare come tovaglia o copriletto). Sono delicate nel porgere i manufatti, molti dei quali ottenuti rielaborando tessuti della tradizione familiare, forse del corredo tramandato da qualche generazione, tanto sono consumati: da un lato mi rattristo nel pensare che la necessità impone di cedere parte della propria cultura, dall'altro mi accorgo che vado proprio a cercare quegli oggetti che sanno di vecchio, sanno di casa, di famiglia, di un'altra famiglia che non è la mia, ma che nelle mie mani vengono "coccolati" come lo sono stati in quelle della nonna uzbeka che li ha ricamati.
La visita continua con la residenza estiva di Tamerlano: il palazzo bianco, di cui resta solamente l'enorme portale d'ingresso rivestito di maioliche bianche e blu. A circa cento metri, la statua di Tamerlano con una grande folla di novelli sposi. La tradizione vuole la foto ricordo ai piedi del grande condottiero. Nonostante la temperatura elevata e il sole impietoso, deliziose "meringhe" al braccio di compiti sposi sono precedute dal suono di una lunga tromba fino alla statua. Colpisce lo sguardo delle spose: viso triste e occhi bassi. Domando se è perché di norma i matrimoni sono combinati e quindi le spose raramente sono felici il giorno del matrimonio: no, non è per questo, ma perché con il matrimonio si abbandona la vita spensierata dell'infanzia, dei giochi e dei sorrisi per affrontare seriamente il futuro e la donna deve dare dimostrazione di aver compreso e di aver accettato il destino del diventare adulta. Mi resta ancora qualche dubbio: non sono abituata a vedere le spose tristi.
Nel tardo pomeriggio arrivo a Bukhara e trovo sistemazione in un grazioso alberghetto poco distante dalla piazza Lyabi-Huaz e a nord del quartiere ebraico della città. Quest'ultimo, nonostante quanto immaginassi, non è particolarmente animato, non ci sono botteghe, si vedono per i vicoli ebrei ortodossi: non a caso la comunità di Bukhara è una delle poche al mondo che non parla yiddish, ma usa l'uzbeko, forse conseguenza della forte repressione subita nel corso dei secoli.
Bukhara è una bella città e doveva esserlo molto di più prima della dominazione russa, che ha smantellato le scuole coraniche, lasciando in stato di abbandono splendide madrase, e i ricchi bazar, dei quali resta ormai ben poco. Gli edifici, per quanto fatiscenti mostrano quello che doveva essere lo splendore di un tempo, ma dello spirito che doveva animare gli scambi e che portava in città genti dell'est e dell'ovest non c'è più. Le botteghe propongono belli oggetti dell'artigianato locale, soprattutto stuoie e tappeti di cotone o lana, oggetti d'argenti di provenienza pakistana, afghana e indiana. La gente s'ingegna a proporre i manufatti più diversi.
Dalla madrasa di Abdul Aziz Khan si sente una musica: il cortile interno è coperto di tappeti stesi al sole, le piccole absidi di accesso alle celle sono occupate dalle bancarelle dei mercanti di cappelli, di scatole di legno decorato, di strumenti musicali. Un uomo suona una specie di piccolo violino.
Giro senza meta fra le vie della città, osservando i volti delle persone, annusando l'aria e fermandomi a bere tè. Verso sera mi concedo uno spettacolo di marionette: non amo questo genere di intrattenimenti, ma la ragazza che lo propone ha lo sguardo troppo dolce per rifiutare. E mi diverto pure: tre ragazze inscenano una cerimonia di matrimonio, parlano inglese, muovono le marionette e interagiscono con loro, non risparmiando critiche alla tradizione. Immagino che con il ricavato si paghino gli studi: è una cosa buona, vale la pena di sostenere queste iniziative.
Al mattino presto, dopo opportuna scorta di acqua e frutta, si parte alla volta di Khiva: il deserto del Kizilkum.

martedì 2 ottobre 2007

GHIACCIOFUOCO: MONDI DI DONNE

Due scrittori, due paesi, due continenti. Lei Laura Pariani, lui Nicola Lecca. Lei nella luminosissima Buenos Aires, lui nella silenziosa Reykijavik.
Laura Parini, autrice di Dio non ama i bambini recentemente edito da Einaudi, ha deciso di vivere in Argentina, ama i colori accesi dei mercati sudamericani, il caos felice delle capitali andine, la passionalità del tango e quella delle menti.
Nicola Lecca, autore di Concerti senza autore, invece, vive in Scandinavia: ama il silenzio asettico di quei paesaggi, la calma polare del buio perenne, la timidezza infinita delle persone.
I due scrittori, molto lontani fra loro, rimangono in contatto, si mandano mail, e si accorgono di vivere esperienze opposte e di giorno in giorno continuano a raccontarsele.
Nasce così Ghiacciofuoco e il desiderio di ritrarre la figura della donna in contesti geografici fra loro opposti. Laura Pariani e Nicola Lecca, due scrittori diversissimi per generazione, stile di scrittura, esperienze, decidono di confrontarsi e di raccontare i mondi lontani che hanno potuto conoscere.
Nascono sette figure di donne (la moglie, la vecchia, la prostituta...), sette storie che saranno raccontate due volte.
Ghiacciofuoco di Laura Pariani e Nicola Lecca. Marsilio 2007

mercoledì 26 settembre 2007



"La paura dell'attacco terroristico delle Torri Gemelle rivive nell'animo di quattro amici che si ritrovano, dopo tanto tempo, per festeggiare l'addio al celibato di uno di loro. Grazie a questo evento hanno l'opportunità di fare il punto sulla loro esistenza, su come sono cambiati, sulla loro amicizia e sull'Arte (due di loro sono pittori), sullo spessore dei rapporti interpersonali che sono in grado di instaurare. Uno sguardo profondo, raccontato con leggerezza, su un gruppo di uomini che hanno difficoltà a trovare una propria posizione nel mondo e, soprattutto, dentro di sé. su tutto questo, si staglia l'ombra cupa dell'attentato dell'11 settembre che rivive sia nelle loro incontrollabili fobie che nel racconto autobiografico dell'autore che fa da cornice a questo romanzo a fumetti."

Dal risguardo di copertina di "Tribeca Sunset" di Henrik Rehr appena pubblicato dalla Black Velvet di Bologna.

martedì 18 settembre 2007

SAMARCANDA: GENGIS KHAN, TAMERLANO E...

Samarcanda era nel mio immaginario come Timbuctù, come Machu Picchu, come Kathmandu: un mito, uno di quei nomi che sin da bambino leggi sui libri di geografia ed arricchisci via via di fantasia. Una città reale e fantastica nello stesso tempo. Un luogo senza confini in uno spazio indefinito. La strada per Samarcanda è lunga (poco meno di 300 chilometri in 6 ore di auto), quasi a consigliare un approccio lento a quella che sarebbe stata la realizzazione di un sogno. Campi coltivati, prevalentemente a cotone, mercati di frutta e verdura, chaicane con uomini in conversazione adagiati sui comodi letti.
"La strada fra Tashkent e Samarcanda passa attraverso un paesaggio piatto e brullo. I primi soldati russi che vennero qui da invasori centoventitré anni fa la chiamarono 'la steppa della fame', perchè molti non uscirono vivi da questa piana riarsa, senza un albero e senza un corso d'acqua. A perdersi, ci si potrebbe morire di fame anche oggi, perchè, in qualunque direzione uno guardi, non si vedono a perdita d'occhio che campi di cotone. 'E il cotone non si mangia!' dicono gli uzbeki accorgendosi ora di come i russi prima e i bolscevichi poi li hanno intrappolati nel sistema economico coloniale, imponendo loro la monocoltura del cotone e rendendoli così completamente dipendenti da Mosca per tutti i loro bisogni". (Così Tiziano Terzani nel settembre del 1991, all'indomani della dichiarazione d'indipendenza della Repubblica Popolare Uzbeka)
E poi comincia a vedersi il profilo delle case, un po' di traffico cittadino: la cupola turchese del mausoleo di Guri Amir precede la magnificenza del Registan dove ben tre madrase decorate di maioliche blu e turchesi si affacciano sulla piazza appena illuminata dal tramonto.
"Samarcanda: un nome che sembra cantare, una di quelle mete della fantasia che uno si porta in petto dall'infanzia: Strana parola: Samarcanda! Si può anche non sapere che è una città, non sapere dov'è, non conoscere la sua stori, non legarla a quella di Tamerlano, ma il suo semplice suono, Samarcanda, è una promessa..." . Sempre Terzani in Buonanotte, Signor Lenin.
La scoperta della città, lenta e graduale, sfida i 40° al sole. Per prima cosa il Registan: le tre madrase imponenti si affacciano su una piazza, che nei secoli passati doveva essere il centro degli scambi commerciali. Ora di quel mondo è rimasto molto poco. I massicci restauri dell'epoca sovietica hanno risanato le facciate degli edifici, ma al contempo hanno annientato tutto il fermento di attività testimoniato orami solo dalle foto di inizio secolo. Quel tessuto di tende, banchi, animali, mercanti di di ogni etnia che raggiungevano Samarcanda dalla Cina, dalla Persia, dall'India e dall'Occidente non c'è più. Gli studenti che affollavano le scuole coraniche non ci sono più. Samarcanda è sopravvissuta alle invasioni, ai terremoti e alla storia, ma dalla storia è stata profondamente trasformata in un monumento.
Nonostante tutto, il Registan è uno spettacolo.
Ma il luogo forse più suggestivo di Samarcanda è Shahr-I-Zindah, la "tomba del re vivente", un complesso di piccoli mausolei decorati con piastrelle turchesi e blu, che ancora oggi è meta di pellegrinaggio. Il silenzio rende tutto irreale: non ci sono turisti, solo uzbeki in visita, un gruppo di maestre proveninti dalla Valle di Fergana.
Anche la sfortunata moschea di Bibi-Khanym merita una visita: commissionata dalla moglie di Tamerlano, l'edificio fu vittima della sua stessa grandiosità, iniziando a crollare poco dopo la sua costruzione. Mancano i disegni originali, quindi anche la ricostruzione è assai difficile: ci si è limitati a piccoli interventi, che hanno mantenuto in piedi solo le facciate e poco più.
Prima di riprendere il cammino verso Bukhara, non rinuncio al bazaar: prevalentemente mercato alimentare con merci ben ordinate e divise per generi, offre tutto quello che si può desiderare in termini di spezie, frutta secca e fresca, formaggi e salumi, caramelle e biscotti, pesce fresco e affumicato, carne, uova, dolci e torroni, ruote di pane, tè verde e nero. Un incanto per gli occhi e per il palato, perchè le simpatiche venditrici offrono assaggi di ogni tipo e spiegano, rigorosamente nella loro lingua, che cosa siano quei semi e che non ho mai visto prima.
Ultimo abbraccio di Samarcanda: la sua gente curiosa ed appassionata.

TRATTI E RITRATTI



"Tratti e Ritratti" è il titolo della mostra di illustrazione di Stefania Vianello inaugurata venerdì 21 ottobre alle ore 18.00 (rimarrà fino a sabato 6 ottobre).

Un piccolo percorso che parte dai classici della letteratura per l'infanzia fino ad arrivare ai recenti ritratti e un pò di scenografia che fa da contorno ai personaggi."Tra un lavoro e l'altro mi prendo delle luuunghe pause di riflessione, sono pigra e ho paura del foglio bianco.Gli errori mi divertono perché nascondono la giusta dose d'istinto indispensabile per provare, provare, provare...".


Stefania Vianello è nata a Pieve di Cadore in provincia di Belluno nel 1977.Frequenta il Liceo Artistico a Verona e l'Accademia di Belle Arti a Roma e si diploma in scenografia nel 2002.Comincia da quel momento ad avvicinarsi al mondo dell'illustrazione di libri per bambini frequentando corsi di perfezionamento con illustratori di fama internazionale (Jozéf Wilkòn, Carll Cneut, Pia Valentinis, Beatrice Alemagna).Da qualche anno in collaborazione con il C. di R. Istruzione del Comune di Verona, conduce laboratori creativi per bambini e corsi di formazione per adulti.

giovedì 13 settembre 2007

INCONTRO CON MARCO AIME AL FESTIVALETTERATURA

Mantova, domenica 9 settembre: Marco Aime inizia il suo racconto.
Non è una, l'Africa. Ci sono bambini africani, donne africane, anziani africani. Ma definire questo enorme continente, dove ci sono popoli e culture tanto diversi, come un unicum è un retaggio coloniale. E' un torto che si fa alle sue genti e alle loro tradizioni parlare genericamente di Africa.
Con un omaggio a Kapuscinski, che tanto ha scritto sulle persone che ha incontrato in Africa, introduce "Gli stranieri portano fortuna". Accanto ad Aime, un secondo nome, africano, Lawa Tokou, per questo volumetto uscito recentemente per la casa editrice Epochè. Aime parla per conto di Tokou, che non è riuscito ad arrivare a Mantova per le "solite" difficoltà che si possono incontrare nel muoversi in Africa. Tokou ha circa 50 anni, appartiene al gruppo etnico dei Taneka, vive nella capitale del Benin e... non è uno scrittore. Nella vita fa il commerciante, ha una piccola bottega di oggetti di artigianato nel centro della città e gli piace da sempre raccontare storie. Da quando era piccolo ed il maestro premiava con un quaderno chi dei suoi allievi avesse raccontato la storia più bella raccolta da genitori o nonni. Ora nella sua bottega passa il mondo: stranieri e concittadini si fermano, si siedono sugli sgabelli in attesa di un compratore ed attendono le storie di Lawa. E Lawa racconta di lepri e principesse, di iene e guerrieri, ogni volta una storia sempre nuova o sempre quella, aggiungendo particolari, cambiando nomi e luoghi: perchè Lawa è convinto di aver ricevuto il dono del narrare e di avere una sorta di obbligo nel condividere questa conoscenza. Così le sue storie cambiano per aderire meglio alla realtà nella sua continua evoluzione, ma mantengono sempre fede al messaggio originale, alla morale da trasmettere di generazione in generazione.
Può apparire un tradimento scrivere, raccogliere in un libro quelli che sono stati racconti orali. E' per ringraziare, dice Aime, coloro che ha incontrato sulle strade dell'Africa e per farle vivere, per dare loro una storia, un'esistenza. Per far presente ai non-africani, che i popoli d'Africa hanno una storia, esistono perchè hanno una memoria. La memoria di Lawa e di tutti quelli che ogni giorno intervengono nelle sue storie e nelle storie africane.

sabato 8 settembre 2007

UN PIZZICO DI POESIA PER I BAMBINI

Voglio bene a te
e ai tuoi capelli corti
ai tuoi occhi sciolti
e alle tue calze giù
a come sei se ridi
e a quando metti il muso
alle tue ginocchia d'ossa
e ai tuoi occhi seri
a come muovi le mani
e a come ti viene sonno
a come mi saluti
e a come corri in piazza
quando con noi c'è il vento
e sulle case il cielo
sta come un mantello
viola



E sulle case il cielo di Giusi Quarenghi, Topipittori
illustrazioni di Chiara Carrer.

lunedì 3 settembre 2007

UZBEKISTAN: VERSO SAMARCANDA

Il mio viaggio inizia a Tashkent. La capitale della Repubblica accorpa due città in una: da un lato dell'Ankhor Canal, la vecchia città uzbeka con case basse, giardinetti interni, vie strette..., dall'altro l'imponenza della città sovietica con palazzi maestosi, viali alberati la cui maestosa larghezza contrasta con il traffico assai scarso, fontane e marmi. La prima animata e solare, la seconda semideserta e seriosa. Il cuore della città vecchia, in gran parte rimasto intatto dopo il terremoto del 1966, è la cinquecentesca madrasa di Kukeldash e il Chorsu Bazaar. Brulichio di gente, aria che profuma di pane appena sfornato e bancarelle con splendida frutta ordinata in piramidi multicolori. Sorridono gli uzbeki: nonostante la teoria di denti d'oro che lascia sempre un po' perplessi noi occidentali, i sorrisi degli uzbeki rimangono nel cuore. Siano bimbi intenti al gioco, uomini al lavoro, venditrice del mercato, anziani seduti all'ombra di un gelso... sorridono, cortesi inclinano il capo e si mettono la mano destra sul cuore.
La prima impressione è positiva: dalle difficoltà comunicative con gli addetti di dogana all'aeroporto, mi era sorto il dubbio che potesse rivelarsi complicato qualsiasi rapporto con i locali. Mi sbagliavo: anche se la lingua è diversa e se l'inglese non è molto diffuso, si riesce a "parlare" sempre e comunque. Ci si capisce insomma senza problemi... almeno per le questioni di base.
Al Chorsu Bazaar sono frastornata dalla confusione, non sul genere dei suq arabi, ma dal continuo andirivieni di persone, carichi, merci e persone che offrono assaggi di frutta, di formaggio fresco o stagionato, di semi sconosciuti, di polveri strane. E tutti sorridono e offrono per il piacere di vedere l'indice di gradimento di chi viene dall'Ovest.
Il caldo è soffocante. Il sole impietoso.
Il viaggio prosegue per Samarcanda!