giovedì 1 ottobre 2020

POSTI CHE DIVENTANO CASA

 A metà degli anni '80 la famiglia di Anita lascia il Sud per seguire il trasferimento del padre nella pianura Padana. Anita è una ragazzina e lascia a malincuore la sua vita in riva al madre, il nonno e le sue sicurezze d'infanzia.

Vivere al Nord non le risulta facile, finché non stringe amicizia con Tina ed Elena e la sua vita si rimpie di nuove esperienze, di avventure e di sogni.

Seguo i passi di Anita e le sue corse in bicicletta in campagna. Arrivo quasi fino alla fine di Qui c'è tutto il mondo di Cristiana Alicata (testo) e Filippo Paris (illustrazioni), appena pubblicato da Tunué, e trovo una pagina di poesia (pag. 195)

"quell'estate, la più bella della mia vita...

... imparai che non esistono luoghi da cui scappare...

... che i posti, senza volerlo, diventano casa...

... abitudini di cui avere nostalgia"


Qui c'è tutto il mondo è un graphic novel struggente, che racconta lo sradicamento, l'amicizia e la ribellione.

Età di lettura? Dall'adolescenza...

Mi domando quanti posti ciascuno di noi h adatto diventare casa.

mercoledì 8 luglio 2020

VENEZIA

Amo Venezia, questo si sa.
Mi piace scoprire cosa si nasconde dietro le facciate dei palazzi, fra i canali e nei campielli.
Questo video, scoperto per caso, è molto istruttivo: https://www.facebook.com/ronaldmentiarte/videos/5030704503586367/



le foto, contrariamente al video, sono mie, giugno 2020

#venezia #comefunzionavenezia

martedì 10 marzo 2020

MI BASTA UN NIENTE

E' stato un personaggio eclettico Leonardo Sinisgalli, nato in provincia di Potenza nel 1908: poeta, saggista, narratore, traduttore, documentarista, autore di programmi radiofonici, critico d'arte.
Due lauree, la prima in matematica e fisica, la seconda in ingegneria industriale, viene chiamato da Adriano Olivetti con l'incarico di responsabile dell'Ufficio tecnico di Pubblicità: è il 1938, Sinisgalli al suo attivo ha diverse collaborazioni con riviste letterarie e ha già pubblicato alcune raccolte poetiche. Due vite, due passioni: il mondo scientifico e quello umanistico convivono disinvoltamente in lui.

Dopo gli anni della guerra, riprende la sua attività di poeta, scrittore, sceneggiatore.
"Mi basta un niente" è un breve componimento, all'interno della raccolta I nuovi Campi Elisi (1942-1946), che Mondadori ha ora riunito nell'antologia "Tutte le poesie".

"Mi basta un niente, uno sterpo
per sorreggermi. I galli
cantano di là tra i sassi
di Gannàno. Come sembra lontano,
se mi stendo nel viottolo,
il frutto di ieri, il fiore di domani!"

martedì 3 marzo 2020

SEPARAZIONE




Noi con la nostra lingua vagabonda
noi con i nostri incorreggibili accenti
e un’altra parola per dire latte
noi che veniamo in treno
e ci abbracciamo sulle banchine
noi e i nostri carri merci
noi la cui voce in nostra assenza
è incorniciata sulla parete di una camera da letto
noi che dividiamo tutto
e nulla –
questo nulla che spezziamo in due
e mandiamo giù con un sorso
dall'unica bottiglia,
noi a cui cuculo
ha insegnato a contare,
in quale valuta
hanno cambiato il nostro canto?
Nei nostri letti solitari
che ne sappiamo noi di poesia?
Siamo esperti in doni
preparati in confezione regalo
o lasciati furtivamente.
Prima di partire nascondiamo occhi piedi dorso.
Quel che prendiamo è per la reticella portabagagli.
Lasciamo gli occhi dietro di noi
in telai di finestre e specchi
i piedi dietro di noi
sul tappeto accanto al letto
il dorso
nella calcina delle pareti
e alle porte appese ai cardini.
La porta si è chiusa dietro di noi
e al rumore delle ruote del carro.
Siamo anche esperti nel portare.
Portiamo con noi anniversari
la forma di un’unghia
il silenzio di un bambino che dorme
il gusto del tuo sedano
e la parola per dire latte.
Nei nostri letti solitari
che ne sappiamo noi di poesia?
Binario unico, incrocio e
scali di smistamento
leggono ad alta voce per noi.
Nessuna poesia ha versi più lunghi
di quelli che abbiamo portato.
Come i mercanti di cavalli sappiamo
guardare in bocca una distanza
e giudicarne il dolore dai denti.
A dorso di mulo, a piedi
su aerei e camion
nei nostri cuori
trasportiamo ogni cosa,
raccolti, bare, acqua,
olio, idrogeno, strade,
lillà in fiore e la terra 
gettata dentro la fossa comune.
Noi con le nostre cattive notizie dal mondo
e una parola diversa per dire latte
nei nostri letti solitari
che ne sappiamo noi di poesia?
Sappiamo bene quanto le levatrici
in che modo le donne portano in grembo i figli
e partoriscono,
sappiamo bene quanto gli eruditi
cos’è che fa vibrare una lingua.
Il nostro carico.
Riunire ciò che è stato diviso
fa vibrare una lingua.
Attraverso i millenni e la strada del villaggio
attraverso tundre e foreste
per mezzo di ponti e adii
verso la città di nostro figlio
tutto va trasportato.
Portiamo in noi la poesia
come i carri bestiame del mondo
trasportano gli animali.
Presto sui binari morti
li faranno defluire.
I versi di John Berger, tradotti da Maria Nadotti per "E i nostri volti, amore mio, leggeri come foto" (Il Saggiatore 2020): Separazione

giovedì 9 gennaio 2020

A SUD DELL'ALAMEDA

Ci sono notti in cui per qualche motivo non riesco a prendere sonno.
Ci sono notti in cui, nonostante la stanchezza, il libro che ho scelto di leggere diventa irresistibile e mi fa compagnia fino alle 3 di mattina: A sud dell'Alameda. Diario di un'occupazione, testo di Lola Larra e disegni di Vicente Reinamontes, Edicola edizioni.


Un romanzo grafico stupendo, che ha vinto meritatamente il Premio Andersen 2019 come miglior libro oltre i 15 anni.
La vicenda si svolge a Santiago del Cile. L'anno è il 2011: gli studenti si organizzano, occupano le scuole e formano cortei di protesta, chiedono la democratizzazione dell'educazione, sussidi alimentari, tessera per i trasporti pubblici, iscrizione gratuita alla prova di ammissione per i corsi universitari. Ragazzi delle superiori e delle università, insieme reclamano il diritto allo studio.
Fatti e protagonisti sono ispirati dalla Rivoluzione dei Pinguini (il nome deriva dalla divisa indossata dagli studenti cileni), il movimento studentesco nato nel 2006 per sollecitare il governo ad interventi a favore dell'istruzione pubblica.
Il mondo è quello dei ragazzi che si confrontano con le lotte che hanno fatto i loro genitori, con gli innamoramenti e le amicizie e soprattutto con le speranze per un mondo migliore.
A sud dell'Alameda, che prende il titolo dal viale che attraversa Santiago del Cile e sul quale si affacciano il palazzo de La Moneda e quello dell'Università, è pubblicato da Edicola, casa editrice nata in Cile nel 2013 su iniziativa di Paolo Primavera e di Alice Rifelli, con una sede in Italia dal 2015 a Ortona, in provincia di Chieti.

sabato 13 luglio 2019

I MUMIN OGGI

"I Mumin sono una simpatica famiglia di troll, usciti nel 1946 dalla menta fantasiosa di Tove Jansson, artista poliedrica finlandese.
Ne I Mumin in riviera, quarto volume della serie in via di pubblicazione per Iperborea, la famiglia va in cerca di una nuova avventura. Nulla di originale, forse, rispetto alle altre storie che vedono protagonisti gli strani animaletti umanoidi. All'interno dela famiglia però ci sono opinioni contrastanti: una metà preferisce non cambiare le proprie abitudini, l'altra invece provare qualcosa di diverso. Questo conflitto è molto simile a quello interno che tutti affrontiamo di fronte a una novità e a una scelta.
Al contrario di quanto potrebbe succedere a noi, tra i Mumin vince sempre la parte più curiosa.
Tramite questi personaggi Tove Jansson ci trasmette i preziosi valori della sperimentazione e dell'avventura. L'approccio dei Mumin al cambiamento è ingenuo e senza pregiudizi, ma mai privo del senso critico, che alla fine di ogni avventura li riporta a casa.
Il nostro mondo è ricco di stimoli e ci chiediamo spesso come dovremmo porci di fronte alle novità.
Per questo è interessante leggere oggi i Mumin, lettura trasversale per bambini e adulti."


Il testo è di Maddalena Frizzera, alla quale ho chiesto una riflessione sul valore dei Mumin a settant'anni dalla loro nascita.

martedì 28 maggio 2019

CANTA, SPIRITO, CANTA di Jesmyn Ward


Sullo sfondo un Mississippi povero e rovente, in cui gli acquitrini del delta e la terra rossa si fanno fango per proteggere la pelle dalle punture di insetto.
Uno stato del Sud, in cui nonostante la guerra di secessione conclusa tragicamente e la dichiarazione dei diritti dell'uomo abbiano abolito la schiavitù, i neri restano negri e i bianchi restano Bianchi.
Famiglie squinternate, in cui vivono solo i sentimenti forti, estremi, che calpestano e stravolgono anche i legami più stretti.
Con Canta, spirito, canta, il secondo capitolo della trilogia di Beau Sauvage, Jesmyn Ward non riprende Salvare le ossa e le vicende di Esch Batiste, che era rimasta adolescente, in compagnia dei tre fratelli, a difendere la sua vita e quella del suo bambino.
La storia di Canta, spirito, canta è differente. Cambiano i personaggi, le realzioni, gli avvenimenti.
Quello che unisce i primi due capitoli di Beau Sauvage è il Delta del Mississippi.
Se nella Trilogia della pianura di Kent Haruf (sia Haruf che Ward sono nel catalogo di NN editore), è la cittadina di Holt a fare da trait d'union fra i tre romanzi, in Beau sauvage è il Delta. E' qui che si incrociano i destini: scorrono gli anni (Salvare le ossa è ambientato nel 2005, quando l'uragano Kathrina si abbatte violentemente su Louisiana, Mississippi e Alabama; le vicende di Canta, spirito, canta si svolgono nel 2011) ma il delta è sempre lo stesso, il bayou è sempre il bayou, le facce sono sempre scure, le esistenze sempre ai margini.

Nel caso di Beau Sauvage, Jesmyn Ward sembra seguire una macchina da presa che si sposta da una famiglia all'altra: in Salvare le ossa, era la famiglia di Esch, in Canta, spirito, canta è quella di Jojo. Cambiano i nomi, ma il destino è segnato. Cambiano le inquadrature, ma la sceneggiatura è la stessa.
Sempre bambini o appena adolescenti i protagonisti, descritti con l'innocenza dei piccoli, buttati in una vita che non dovrebbero vivere perché "a volte il mondo non ti dà quello che ti serve, non importa quanto tu lo cerchi. a volte se lo tiene".
Ci sono i nonni, a cui i nipoti capitano in sorte come altri figli non programmati, perché la generazione intermedia si è guastata, ha generato ma non è in grado di amare ed educare.
Dai nonni ai nipoti transitano i saperi e il buon senso, insieme alle cantilene antiche, allo spirito magico degli avi, alla saggezza delle erbe. Riminiscenze ancestrali.
Tutto appare senza speranza, e solo allora, quando tutto sembra perduto, lo sguardo di Jesmyn Ward si rivolge al futuro: è ai piccoli, che in entrambi i romanzi la Ward affida il domani.

Un romanzo, Canta, spirito, canta che arriva come un pugno nello stomaco: "è come sentire una mano che ti affera le viscere, le torce, le tira fortissimo. Fa male", ma è un romanzo dal quale non ci si riesce a separare, tanto è intenso, profondo, sconcertante, duro, straziante.
Canta, spirito, canta è un romanzo straordinario.