lunedì 15 febbraio 2021

ANNE-MARIE la Beltà di Yasmina Reza

Era il marzo 2020 quando al Théâtre national La Colline di Parigi andava in scena la prima rappresentazione di "Anne-Marie la Beauté" di Yasmina Reza.


Un delizioso monologo, il primo firmato da Yasmina Reza, con protagonista un'attrice, non più giovane, con qualche acciacco ma con mente lucida e grande verve, che si racconta in una sorta di intervista immaginaria (a volte si rivolge ad una donna, signorina o signora, a volte ad un uomo): la sua passione per il teatro, sbocciata quando è giovanissima e nel villaggio di Saint-Sourd dov'è nata ci sono solo due cose degne di nota, le miniere di carbone e la compagnia teatrale di Prosper Ginot. Poi la carriera sul palcoscenico fra alti e bassi, l'ammirazione per Giselle, attrice di fama con la quale condivide rari palcoscenici e un legame di amicizia non equilibrato ma duraturo. La sua vita familiare, ormai ostaggio di un figlio dal cuore arido e tiranno. I suoi sogni di poter ottenere ancora qualche piccola parte.

Il tutto condito con ironia e malinconia insieme.

Il testo è dedicato ad André Marcon, l'attore che porta in scena "Anne-Marie la Beauté", indossando abiti femminili, come a dire che il teatro non ha genere.


Nel marzo 2020 il pubblico francese ha potuto assistere solo a sei repliche, poi il mondo si è fermato e i teatri sono rimasti chiusi. Le rappresentazioni stanno ora lentamente riprendendosi i loro spazi e la pièce di Yasmina Reza con André Marcon è nei cartelloni di molte stagioni teatrali in Francia e in Svizzera.   

Viva il teatro!

Il testo di Yasmina Reza è pubblicato in francese da Flammarion e in italiano da Adelphi, con la traduzione di Ena Marchi e Donatella Punturo.

martedì 10 novembre 2020

AFRICA: sguardi cinematografici e non solo

Il Festival del cinema africano quest'anno avrebbe dovuto svolgersi con una grande manifestazione per festeggiare i suoi 40 anni. 
La situazione ha imposto di sospendere gli incontri e le celebrazioni, rimandandoli all'anno prossimo, quando si spera saranno possibili feste in grande stile con ospiti stranieri.
Ma il Festival non si è fermato: pur in forma ridotta, pur in streaming (gratuito) dal 6 al 15 novembre si può godere di un pezzo di Africa attraverso l'occhio dei suoi registi: ogni giorno un link permette di collegarsi alla sala virtuale del Festival e di vedere un film.
L'edizione di quest'anno è quindi un'edizione di mezzo, la 39°1/2, rimandando al 2021 il vero compleanno.
Come sempre, Pagina dodici propone una breve bibliografia per accompagnare gli spettatori con qualche libro "africano".  
https://www.cinemafricano.it/


 

giovedì 1 ottobre 2020

POSTI CHE DIVENTANO CASA

 A metà degli anni '80 la famiglia di Anita lascia il Sud per seguire il trasferimento del padre nella pianura Padana. Anita è una ragazzina e lascia a malincuore la sua vita in riva al madre, il nonno e le sue sicurezze d'infanzia.

Vivere al Nord non le risulta facile, finché non stringe amicizia con Tina ed Elena e la sua vita si rimpie di nuove esperienze, di avventure e di sogni.

Seguo i passi di Anita e le sue corse in bicicletta in campagna. Arrivo quasi fino alla fine di Qui c'è tutto il mondo di Cristiana Alicata (testo) e Filippo Paris (illustrazioni), appena pubblicato da Tunué, e trovo una pagina di poesia (pag. 195)

"quell'estate, la più bella della mia vita...

... imparai che non esistono luoghi da cui scappare...

... che i posti, senza volerlo, diventano casa...

... abitudini di cui avere nostalgia"


Qui c'è tutto il mondo è un graphic novel struggente, che racconta lo sradicamento, l'amicizia e la ribellione.

Età di lettura? Dall'adolescenza...

Mi domando quanti posti ciascuno di noi h adatto diventare casa.

mercoledì 8 luglio 2020

VENEZIA

Amo Venezia, questo si sa.
Mi piace scoprire cosa si nasconde dietro le facciate dei palazzi, fra i canali e nei campielli.
Questo video, scoperto per caso, è molto istruttivo: https://www.facebook.com/ronaldmentiarte/videos/5030704503586367/



le foto, contrariamente al video, sono mie, giugno 2020

#venezia #comefunzionavenezia

martedì 10 marzo 2020

MI BASTA UN NIENTE

E' stato un personaggio eclettico Leonardo Sinisgalli, nato in provincia di Potenza nel 1908: poeta, saggista, narratore, traduttore, documentarista, autore di programmi radiofonici, critico d'arte.
Due lauree, la prima in matematica e fisica, la seconda in ingegneria industriale, viene chiamato da Adriano Olivetti con l'incarico di responsabile dell'Ufficio tecnico di Pubblicità: è il 1938, Sinisgalli al suo attivo ha diverse collaborazioni con riviste letterarie e ha già pubblicato alcune raccolte poetiche. Due vite, due passioni: il mondo scientifico e quello umanistico convivono disinvoltamente in lui.

Dopo gli anni della guerra, riprende la sua attività di poeta, scrittore, sceneggiatore.
"Mi basta un niente" è un breve componimento, all'interno della raccolta I nuovi Campi Elisi (1942-1946), che Mondadori ha ora riunito nell'antologia "Tutte le poesie".

"Mi basta un niente, uno sterpo
per sorreggermi. I galli
cantano di là tra i sassi
di Gannàno. Come sembra lontano,
se mi stendo nel viottolo,
il frutto di ieri, il fiore di domani!"

martedì 3 marzo 2020

SEPARAZIONE




Noi con la nostra lingua vagabonda
noi con i nostri incorreggibili accenti
e un’altra parola per dire latte
noi che veniamo in treno
e ci abbracciamo sulle banchine
noi e i nostri carri merci
noi la cui voce in nostra assenza
è incorniciata sulla parete di una camera da letto
noi che dividiamo tutto
e nulla –
questo nulla che spezziamo in due
e mandiamo giù con un sorso
dall'unica bottiglia,
noi a cui cuculo
ha insegnato a contare,
in quale valuta
hanno cambiato il nostro canto?
Nei nostri letti solitari
che ne sappiamo noi di poesia?
Siamo esperti in doni
preparati in confezione regalo
o lasciati furtivamente.
Prima di partire nascondiamo occhi piedi dorso.
Quel che prendiamo è per la reticella portabagagli.
Lasciamo gli occhi dietro di noi
in telai di finestre e specchi
i piedi dietro di noi
sul tappeto accanto al letto
il dorso
nella calcina delle pareti
e alle porte appese ai cardini.
La porta si è chiusa dietro di noi
e al rumore delle ruote del carro.
Siamo anche esperti nel portare.
Portiamo con noi anniversari
la forma di un’unghia
il silenzio di un bambino che dorme
il gusto del tuo sedano
e la parola per dire latte.
Nei nostri letti solitari
che ne sappiamo noi di poesia?
Binario unico, incrocio e
scali di smistamento
leggono ad alta voce per noi.
Nessuna poesia ha versi più lunghi
di quelli che abbiamo portato.
Come i mercanti di cavalli sappiamo
guardare in bocca una distanza
e giudicarne il dolore dai denti.
A dorso di mulo, a piedi
su aerei e camion
nei nostri cuori
trasportiamo ogni cosa,
raccolti, bare, acqua,
olio, idrogeno, strade,
lillà in fiore e la terra 
gettata dentro la fossa comune.
Noi con le nostre cattive notizie dal mondo
e una parola diversa per dire latte
nei nostri letti solitari
che ne sappiamo noi di poesia?
Sappiamo bene quanto le levatrici
in che modo le donne portano in grembo i figli
e partoriscono,
sappiamo bene quanto gli eruditi
cos’è che fa vibrare una lingua.
Il nostro carico.
Riunire ciò che è stato diviso
fa vibrare una lingua.
Attraverso i millenni e la strada del villaggio
attraverso tundre e foreste
per mezzo di ponti e adii
verso la città di nostro figlio
tutto va trasportato.
Portiamo in noi la poesia
come i carri bestiame del mondo
trasportano gli animali.
Presto sui binari morti
li faranno defluire.
I versi di John Berger, tradotti da Maria Nadotti per "E i nostri volti, amore mio, leggeri come foto" (Il Saggiatore 2020): Separazione

giovedì 9 gennaio 2020

A SUD DELL'ALAMEDA

Ci sono notti in cui per qualche motivo non riesco a prendere sonno.
Ci sono notti in cui, nonostante la stanchezza, il libro che ho scelto di leggere diventa irresistibile e mi fa compagnia fino alle 3 di mattina: A sud dell'Alameda. Diario di un'occupazione, testo di Lola Larra e disegni di Vicente Reinamontes, Edicola edizioni.


Un romanzo grafico stupendo, che ha vinto meritatamente il Premio Andersen 2019 come miglior libro oltre i 15 anni.
La vicenda si svolge a Santiago del Cile. L'anno è il 2011: gli studenti si organizzano, occupano le scuole e formano cortei di protesta, chiedono la democratizzazione dell'educazione, sussidi alimentari, tessera per i trasporti pubblici, iscrizione gratuita alla prova di ammissione per i corsi universitari. Ragazzi delle superiori e delle università, insieme reclamano il diritto allo studio.
Fatti e protagonisti sono ispirati dalla Rivoluzione dei Pinguini (il nome deriva dalla divisa indossata dagli studenti cileni), il movimento studentesco nato nel 2006 per sollecitare il governo ad interventi a favore dell'istruzione pubblica.
Il mondo è quello dei ragazzi che si confrontano con le lotte che hanno fatto i loro genitori, con gli innamoramenti e le amicizie e soprattutto con le speranze per un mondo migliore.
A sud dell'Alameda, che prende il titolo dal viale che attraversa Santiago del Cile e sul quale si affacciano il palazzo de La Moneda e quello dell'Università, è pubblicato da Edicola, casa editrice nata in Cile nel 2013 su iniziativa di Paolo Primavera e di Alice Rifelli, con una sede in Italia dal 2015 a Ortona, in provincia di Chieti.