sabato 13 luglio 2019

I MUMIN OGGI

"I Mumin sono una simpatica famiglia di troll, usciti nel 1946 dalla menta fantasiosa di Tove Jansson, artista poliedrica finlandese.
Ne I Mumin in riviera, quarto volume della serie in via di pubblicazione per Iperborea, la famiglia va in cerca di una nuova avventura. Nulla di originale, forse, rispetto alle altre storie che vedono protagonisti gli strani animaletti umanoidi. All'interno dela famiglia però ci sono opinioni contrastanti: una metà preferisce non cambiare le proprie abitudini, l'altra invece provare qualcosa di diverso. Questo conflitto è molto simile a quello interno che tutti affrontiamo di fronte a una novità e a una scelta.
Al contrario di quanto potrebbe succedere a noi, tra i Mumin vince sempre la parte più curiosa.
Tramite questi personaggi Tove Jansson ci trasmette i preziosi valori della sperimentazione e dell'avventura. L'approccio dei Mumin al cambiamento è ingenuo e senza pregiudizi, ma mai privo del senso critico, che alla fine di ogni avventura li riporta a casa.
Il nostro mondo è ricco di stimoli e ci chiediamo spesso come dovremmo porci di fronte alle novità.
Per questo è interessante leggere oggi i Mumin, lettura trasversale per bambini e adulti."


Il testo è di Maddalena Frizzera, alla quale ho chiesto una riflessione sul valore dei Mumin a settant'anni dalla loro nascita.

martedì 28 maggio 2019

CANTA, SPIRITO, CANTA di Jesmyn Ward


Sullo sfondo un Mississippi povero e rovente, in cui gli acquitrini del delta e la terra rossa si fanno fango per proteggere la pelle dalle punture di insetto.
Uno stato del Sud, in cui nonostante la guerra di secessione conclusa tragicamente e la dichiarazione dei diritti dell'uomo abbiano abolito la schiavitù, i neri restano negri e i bianchi restano Bianchi.
Famiglie squinternate, in cui vivono solo i sentimenti forti, estremi, che calpestano e stravolgono anche i legami più stretti.
Con Canta, spirito, canta, il secondo capitolo della trilogia di Beau Sauvage, Jesmyn Ward non riprende Salvare le ossa e le vicende di Esch Batiste, che era rimasta adolescente, in compagnia dei tre fratelli, a difendere la sua vita e quella del suo bambino.
La storia di Canta, spirito, canta è differente. Cambiano i personaggi, le realzioni, gli avvenimenti.
Quello che unisce i primi due capitoli di Beau Sauvage è il Delta del Mississippi.
Se nella Trilogia della pianura di Kent Haruf (sia Haruf che Ward sono nel catalogo di NN editore), è la cittadina di Holt a fare da trait d'union fra i tre romanzi, in Beau sauvage è il Delta. E' qui che si incrociano i destini: scorrono gli anni (Salvare le ossa è ambientato nel 2005, quando l'uragano Kathrina si abbatte violentemente su Louisiana, Mississippi e Alabama; le vicende di Canta, spirito, canta si svolgono nel 2011) ma il delta è sempre lo stesso, il bayou è sempre il bayou, le facce sono sempre scure, le esistenze sempre ai margini.

Nel caso di Beau Sauvage, Jesmyn Ward sembra seguire una macchina da presa che si sposta da una famiglia all'altra: in Salvare le ossa, era la famiglia di Esch, in Canta, spirito, canta è quella di Jojo. Cambiano i nomi, ma il destino è segnato. Cambiano le inquadrature, ma la sceneggiatura è la stessa.
Sempre bambini o appena adolescenti i protagonisti, descritti con l'innocenza dei piccoli, buttati in una vita che non dovrebbero vivere perché "a volte il mondo non ti dà quello che ti serve, non importa quanto tu lo cerchi. a volte se lo tiene".
Ci sono i nonni, a cui i nipoti capitano in sorte come altri figli non programmati, perché la generazione intermedia si è guastata, ha generato ma non è in grado di amare ed educare.
Dai nonni ai nipoti transitano i saperi e il buon senso, insieme alle cantilene antiche, allo spirito magico degli avi, alla saggezza delle erbe. Riminiscenze ancestrali.
Tutto appare senza speranza, e solo allora, quando tutto sembra perduto, lo sguardo di Jesmyn Ward si rivolge al futuro: è ai piccoli, che in entrambi i romanzi la Ward affida il domani.

Un romanzo, Canta, spirito, canta che arriva come un pugno nello stomaco: "è come sentire una mano che ti affera le viscere, le torce, le tira fortissimo. Fa male", ma è un romanzo dal quale non ci si riesce a separare, tanto è intenso, profondo, sconcertante, duro, straziante.
Canta, spirito, canta è un romanzo straordinario.




mercoledì 17 aprile 2019

ULTIMA NEVE di Arno Camenisch


Qual è l'ultima neve? Quella di primavera? quella appena scesa dal cielo? quella delle montagne svizzere o l'ultima proprio che riusciremo a vedere? E' chiaro fin dalle prime pagine del libro. I protagonisti di Ultima neve di Arno Camenisch, guardano sconsolati le piste servite dallo skilift che gestiscono nei Grigioni. Solo una spolverata per iniziare la stagione. Non ci sono più le nevicate di un tempo.
Loro, il Georg silenzioso e il Paul ciarliero, sembra facciano parte dal paesaggio: sono lì da tempo immemorabile, a curare l'impianto come fosse una creatura. Hanno visto le grandi nevicate, i campioni mondiali, i turisti e la gente dei paesi della valle, sciatori bambini e grandi esperti, gente che saliva con le pelli di foca pur di sciare anche sotto le tormente.
Ma adesso il clima è cambiato. E anche la società è cambiata.
Il Georg e il Paul aspettano, moderni Godot di ardita memoria beckettina. Aspettano la neve, aspettano gli sciatori, aspettano l'inizio e la fine della giornata, le pause da un lavoro che in realtà non sono nelle condizioni di fare. Aspettano guardando il ghiacciaio che diventa ogni giorno più lucido per lo scioghimento del ghiaccio. Aspettano che la Provvidenza, con le giuste invocazioni, conceda loro di tornare a vivere nel mondo che ormai è andato.
Nell'attesa fanno le cose di sempre, sistemano la baita, fanno le esercitazioni di sicurezza (alternandosi nel ruolo del ferito), contano e dividono per colore i biglietti della sciovia, fanno la manutenzione dell'impianto, preparano gli sci con sciolina e lamine affilate e chiacchierano.
In un paesino composto da una chiesa, un'osteria e poche case, tutti si conoscono: i racconti riguardano le esperienze condivise, i tempi della scuola, i primi amori, i figli, i compaesani. Il Paul racconta, il Georg ascolta e annuisce, scandendo il tempo con qualche genere di conforto che estrae magicamente dalla giacca a vento: si condividono così oltre alle storie, alcune più romantiche altre più malinconiche ma tutte condite con grande humor, anche wafer caffé vino banane grappa sambuco succo d'arancia sigarette... E le giornate volano, con il termometro che segna inesorabilmente temperature oltre la media stagionale.
Arno Camenisch, anche pescanda dai ricordi personali, riesce a condire i sapori di un tempo con uno sguardo sconsolato sul futuro del pianeta che si sta piegando ai cambiamenti climatici.
Un romanzo breve, che si legge con la velocità dello scioglimento della neve al sole e che regala al lettore pagine esilaranti con un retrogusto amaro.
Un romanzo indispensabile per tutti gli amanti della montagna, della neve, del clima, degli sci Blizzard, dei gusti semplici, dell'ironia spontanea, dei biscotti della Claire (moglie del Paul), dei panorami, delle storie piccole, del sole, delle attese, delle imprecazioni bonarie, dell'amicizia, delle lingue che vanno scomparendo (come il romancio, lingua madre dell'autore).
Ultima neve è il quarto romanzo di Arno Camenisch pubblicato dalla Keller di Rovereto, tutti con la traduzione dal tedesco di Roberta Gado.
Ultima neve, libro dell'anno per i librai svizzeri, è rimasto in testa alle classifiche di vendita svizzere per settimane.
#arnocamenisch #ultimaneve #kellereditore

venerdì 15 marzo 2019

KAVAFIS a PARIGI

Cominciare dalla copertina per immaginare le parole che nasconde.
Una foto in bianco e nero, con il corpo di un giovane uomo adagiato su un tessuto fiorito.
Il romanzo Cosa resta della notte di Ersi Sotiropoulos, appena pubblicato da Nottetempo, racconta il breve soggiorno di Costantino Kavafis a Parigi. Era il 1897 e il poeta aveva 34 anni.
La foto scelta è certamente successiva, e non di pochi anni, ma rende comunque l'idea ed è comuque contemporanea alla biografia che Robert Liddell fa di Kavafis: 1974.

sabato 15 settembre 2018

TOCATI' 2018


Mentre i giochi impazzano nelle piazze e nelle strade della città, la libreria resta un piccolo spazio dove si intrecciano i percorsi di anatre, elefanti, orsi e scimpanzé con quelli di bimbe e bimbi con gli occhi curiosi e i sorrisi sinceri.
E se alla porta bussa una balena, le si fa spazio, perché anche lei ha qualcosa da raccontare.

mercoledì 1 agosto 2018

COPERTINA DI MAGGIO: QUEL PAVONE DELLO SCIA'

La copertina che ho scelto per il mese di maggio è floreale e pennuta.
L'ultimo romando di Kader Abdolah, iraniano di nascita e olandese di adozione (non proprio adozione, essendo rifugiato politico dal 1988 residente nei Paesi Bassi), porta in Persia il lettore.
Come in tutti i suoi romanzi, sono le radici, la terra natale abbandonata per l'esilio forzato, il tema principale. Con Uno scià alla corte d'Europa c'è una piccola variante: è l'universo persiano che entra in quello europeo (il titolo originale del libro è Salam Europa!), è lo scià di Persia che viaggia attraverso l'Europa di fine '800.
Quale copertina migliore di quella scelta da Iperborea? Un meraviglioso pavone contornato di peonie.

Una copertina elegante, che fa pensare al trono dello scià, alla simbologia del pavone nell'islam in un mare fiorito.
"Salam significa salve, pace e salute, quindi alla tua!.
Il mio nome è Seyed Jamal e sono il narratore di questa storia.
Si racconta che una volta c'era un re persiano che un giorno lasciò tutto per fare un viaggio in Europa. E io vorrei provare a mettere per iscritto la storia di quel viaggio, ovvero le fiabe che aveva vissuto..." (pag. 9)
C'era una volta uno scià... ecco la sua storia.

Uno scià alla corte d'Europa, di Kader Abdolah, tradotto dal nederlandese da Elisabetta Svaluto Moreolo per Iperborea.

martedì 31 luglio 2018

IL BARONE SECONDO S

Il barone rampante è il secondo libro della trilogia araldica scritta da Italo Calvino ed è ritenuto universalmente uno dei capolavori letterari del '900. Inizialmente pubblicato da Einaudi nel giugno del 1957, ora i diritti sono in mano a Mondadori fino al 2055, anno in cui scadranno i 70 anni dalla morte dell'autore. Il libro, probabilmente ispirato a un consiglio che un collega diede a Calvino, racconta della vita del Barone Cosimo Piovasco di Rondò che, pur di non mangiare le lumache preparate dalla sorella e per fare dispetto al padre, decide di passare il resto della vita sugli alberi. La vicenda è ambientata nella seconda metà del '700 ad Ombrosa, paese immaginario che si trova , a giudicare dal paesaggio descritto, sulla costa ligure.

La critica ha cercato di trovare una morale nel romanzo, tuttavia non arrivò mai ad una conclusione univoca. Chi diceva fosse un manifesto alla disobbedienza civile, chi sosteneva il contrario , chi invece lo credeva un'allegoria del poeta, fatto sta che Calvino non proferì mai parola a riguardo.
Personalmente ho trovato questo romanzo triste: la libertà dal padre e dalle altre persone che Cosimo riesce ad ottenere lasciando il suolo e vivendo sugli alberi diventa col tempo la sua prigione. Ciò viene anche rimarcato dal tono con cui il narratore, il fratello del Barone, spiega gli avvenimenti: se inizialmente tra le righe si poteva leggere una certa gelosia per la libertà di Cosimo, alla fine si può notare come lui guardi il fratello con uno sguardo compassionevole.

Recensione di Sebastiano.