mercoledì 3 novembre 2010

FORSE L'AMORE CAPITA COSI'

Abbiamo cuori per tutte le stagioni,
ma pure non è semplice
il cambio alle scadenze,
dirsi un addio,
non indossare più certe cravatte.
Io tiro avanti,
alzo la mia saracinesca
(non ho mai tolto quel pittura fresca
a salvaguardia dalle biciclette),
mi siedo al tavolino e aspetto gente.
Forse l’amore capita così,
guardando la maniglia che si abbassa.

(Alessandro Trasciatti)

sabato 30 ottobre 2010

ETERNAMENTE VIVO

Ho avuto tante case
e non ne ho abitata neanche una,
ma la poesia, la fata m igliore,
mi fece una casa tutta per me,
tutta per me

(Tratto da Eternamente vivo, di Alda Merini, Frassinelli 2010)

ALDA MERINI: UN ANNO DOPO

venerdì 15 ottobre 2010

CANZONE D'AMORE

Tutto, la mia vita, il mondo, gli uomini,
tutto quello che non è lei non è nulla.
Tutto quello che non è lei te lo regalo,
viandante.

Lei non lo sa, quanto tempo e fatica
per apparire bella, per pettinarmi,
per truccarmi vestirmi e profumarmi.

Ma girerei senza sosta anche la mola,
affonderei nel mare il remo o zapperei
la terra, se fosse il prezzo per tenerla.

Fate però che non lo sappia mai,
o dee che su di me vegliate. Il giono in cui
saprà quanto l'amo cercherà un'altra donna.

(I belletti, tratto da Le canzoni di Belitis di Pierre Louys nella traduzione di Eva Cantarella, Feltrinelli 2010)

martedì 12 ottobre 2010

VIAGGIO IN GIAPPONE


I segni del Giappone offrono qualcosa di più profondo della comprensione.
La mancanza di chiarezza non dipende da quello che vediamo, ma da come lo vediamo:
il viaggiatore deve purificare il suo sguardo.

Il racconto e le immagini di Laura Sebastio e Micaela Sgrò

lunedì 27 settembre 2010

LIBRO, LIBRI

Con l'autunno, riprendo le mie scritture e propongo i risultati delle letture e delle ricerche estive.
Chi vuole, dia un'occhiata al video di cui allego il link: http://www.youtube.com/watch?v=ool3vdgLYdI&feature=player_embedded#!

venerdì 9 luglio 2010

SARAMAGO: POESIA A BOCCA CHIUSA

Non dirò:
che il silenzio mi soffoca e imbavaglia.
Zitto io sto e zitto me ne resto:
la lingua che io parlo è di altra razza.

Si ammucchiano parole logorate,
ristagnano, cisterna d' acque morte,
amare pene in limo trasformate,
melma fangosa con radici torte.

Non dirò:
che proprio non son degne neppur d' esser dette,
parole inette a dire quanto so
qui nel rifugio in cui non mi conoscono.

Non solo limo o melma si trascinano,
non solo bestie, morti, ansie galleggiano,
turgidi frutti in grappoli s'intrecciano
nel nero pozzo dove dita affiorano.

Dirò solo,
arcignamente solitario e muto,
che chi ha taciuto quanto io ho taciuto
non può morire senza dire tutto.

(Poesia a bocca chiusa, da Le poesie possibili nella raccolta Le poesie, di José Saramago, traduzione di Fernanda Toriello, Einaudi)

venerdì 2 luglio 2010

POESIA, ANCORA UNA

Inesplicabile o esemplare
generosa e trita ti concedi qualche piccolo
ritorno alle abitudini.

La lingua scuote nella tua bocca, uno sbatter d'ale
che è linguaggio.

Sentì bisogno allora di inalzare, piramidi alla
verità (o il suo mettersi in moto)

(da La libellula e altri scritti, di Amelia Rosselli, Studio editoriale)

sabato 26 giugno 2010

LA MERAVIGLIA DEL MERAVIGLIOSO

Chiamali a raccolta
i sensi infantili, digli
sonda i tremori, osserva
la tenue natura imbarazzata
rosso soffusa e ciglia
come falene, osserva
la meraviglia del meraviglioso
mondo delle innocenze
dove crepita sorda la cucitura
dei libri e dei taccuini
il bordo,
dove gli unici bambini illesi
sono i nostri ricordi.

(da Microfiabe, di Claudio Recalcati, collezione Lo Specchio, Mondadori)

venerdì 25 giugno 2010

PAUL CELAN

NON SCRIVERTI
tra i mondi,

imponiti alla
varietà dei significati,

confida nella scia di lacrime
e impara a vivere.

(da Oscurato, di Paul Celan, traduzione di Dario Borso, Einaudi)


POSTI SELVAGGI, inserti con i giorni attorno a noi.

In volo solitario
continuamente frulla,
oltre le torri di avvistamento,
l'ala destra di un grande
uccello bianco
verso qui.

(da Oscurato, di Paul Celan, traduzione di Dario Borso, Einaudi)

martedì 15 giugno 2010

SUD AFRICA

Il Sud Africa, con la sua letteratura contemporanea, con la sua storia e con le sue tradizioni. Il Sud africa non solo di Nadine Gordimer (Nobel per la letteratura nel 1991) e John Maxwell Coetzee (Nobel per la letteratura nel 2003). In sottofondo la voce di Miriam Makeba.

• UN ARCOBALENO NELLA NOTTE
Dominique Lapierre, Saggiatore 2009, traduzione di Klersy Imbercidori, euro 12,00
Una storia del Sud Africa, raccontata dal grande Lapierre, che dopo l’India de La città della gioia e Mezzanotte e cinque a Bhopal, dopo Israele di Gerusalemme Gerusalemme, si cimenta con un’altra realtà territoriale per descrivere come sia nato uno dei più grandi e più importanti stati d’Africa.
L’inizio della storia è il 1652, quando un piccolo gruppo di coloni olandesi sbarca sulla costa sud del continente africano per coltivare verdura (insalata) destinata a rifornire le cucine degli equipaggi delle navi della Compagnia delle Indie, flagellati dallo scorbuto. Da qui alla progressiva penetrazione nell’entroterra, lo scontro con le tribù locali, la durezza della natura, la promessa di grandi ricchezze, la diffusione del calvinismo. Olandesi inglesi zulu. Fino alle grandi tragedie del ‘900, al razzismo, all’apartheid, e finalmente a Mandela.
Una sorta di romanzo storico, appassionante come un’opera di fantasia, affascinante come una storia vera, per mostrare gli aspetti meno noti della nascita dello stato sudafricano.

• LUNGO CAMMINO VERSO LA LIBERTA’
Nelson Mandela, Feltrinelli 1996, 13,00 euro
Primo presidente nero del Sudafrica dopo la fine dell’apartheid (1994-1999), Mandela racconta con la sobrietà che gli è propria la storia della sua vita divisa fra dimensione personale ed impegno politico, impegno che lo coinvolge da giovanissimo rivendicando i diritti dei neri, lo porta alla segregazione e al carcere per ventisette anni, al premio Nobel per la pace nel 1993 e ad essere una delle figure più importanti del XX secolo.
Un libro importante per capire, dal racconto in prima persona, chi sia stato Nelson Mandela e cosa abbia significato per il Sudafrica, per l’Africa e per il mondo

• IN PIENA LUCE
Zoe Wicomb, Tartaruga 2009, traduzione di Francesca Romana Paci e Angela Tiziana Tarantini, 18,00 euro
Una storia legata alla razza, la storia di una donna, giovane sudafricana bianca, benestante, che si è sempre tenuta fuori dai dibattiti e dalle lotte legate alla divisione fra bianchi e neri e che improvvisamente si trova catapultata in quel conflitto. La scoperta che i genitori in realtà si spacciavano per bianchi in virtù del colore della pelle, che li faceva apparire come tali, ma che era coloured mette in crisi la sua esistenza e le sue certezze.
E’ un aspetto della realtà sudafricana non trascurabile: proprio in conseguenza della storia del paese, come si è potuto capire dal libro di Lapierre, il colore della pelle non è discriminante, non pone da una parte o dall’altra della barricata. La convivenza in parità di diritti e doveri è precedente all’introduzione e all’abolizione dell’apartheid: troppe le sovrapposizioni razziali, troppe le realtà umane, troppe le ferite e troppe le lotte per sancire l’uguaglianza.

• MHUDI
Solomon Tshekisho Plaatje, Baldini&Castoldi 2010, traduzione di Michela Canepari, 20,00 euro
La storia del libro risale agli inizi del secolo scorso.
Solomon è nato nel 1876 da una famiglia Barolong, tribù originaria localizzabile tra il Botwana e la regione nord-occidentale dell’attuale Sudafrica, ha studiato da missionari anglicani e si è presto impegnato contro il razzismo e la discriminazione promuovendo la solidarietà dei popoli oppressi e sostenendo i leader neri che ai tempi lottavano negli Stati Uniti. E’ stato giornalista, linguista, politico, traduttore (Shakespeare in lingua tswana) e uno dei più influenti scrittori sudafricani, scrivendo nel 1913 una protesta contro gli inglesi che avevano decretato che ai nativi spettasse solo l’8% delle terre, e raccontando anche l’assedio di Mafeking (città barolong in territorio sudafricano) durante la guerra anglo-boera.
Mhudi è stato scritto fra il 1917 e il 1920, ma ha visto le stampe solo nel 1930 a causa dei pregiudizi sugli scrittori di colore. E’ il primo libro scritto in inglese (e in qualsiasi lingua europea) scritto da un sudafricano di colore.
E’ un romanzo storico, ambientato all’inizio dell’800 e racconta di guerra, d’amore, di scontri fra tribù, di alleanze effimere fra tribù e boeri, di lotte fra inglesi e boeri, e di amicizie possibili nonostante le diversità.
Solomon sembra fotografare la realtà, lasciando uno spiraglio per un futuro migliore in cui sia possibile la conciliazione e la convivenza pacifica.

• BAFANA BAFANA
Troy Blacklaws, Donzelli 2010, traduzione di Nello Giuliano, illustrazioni di Andrew Stooke 13,00 euro
Un libretto, una favola per bambini e non solo, che racconta la storia del piccolo calciatore che al villaggio chiamavano Pelé e che ha come massimo desiderio quello di essere allo stadio la notte dei mondiali. Bafana Bafana è anche la storia della nazionale di calcio sudafricana ( Bafana bafana in lingua zulu significa “i nostri ragazzi”) dalla prima apparizione sulla scena internazionale nel 1924 contro la nazionale olandese, ai tempi recenti attraverso tutta una serie di vicissitudini che ripropongono in campo sportivo/calcistico gli eventi che hanno martoriato la storia del Sudafrica: squadra solo di bianchi, squadra solo di neri, sospensione dai campionati, esclusione dalla coppa d’Africa (1957), gli anni dell’apartheid, la sospensione da parte della FIFA nel 1976 dopo i fatti tragici di Soweto (la popolazione del ghetto nero si era sollevata contro la decisione del governo di sostituire l’afrikaans all’inglese nelle scuole dei neri: la manifestazione pacifica di studenti e docenti era stata soffocata nel sangue) la nuova squadra rinata dopo la fine dell’apartheid formata da bianchi e neri, la prima partita con la nuova formazione nel 1992 e l’arrivo ai mondiali del 2010.

• I DIAVOLI DI ZONDERWATER
Carlo Annese, Sperling & Kupfer 2010, 18,50 euro
Racconto di emigrazione, di internamento, di guerra e di sport quello che Annese, giornalista sportivo, riporta una storia poco nota, quella degli italiani in Sudafrica nel corso della seconda guerra mondiale.
A parte alcuni missionari cattolici, nel Sudafrica l'emigrazione italiana fu molto limitata fino alla fine dell'Ottocento. ma solo ai primi del ‘900 gli Italiani costituirono una piccola comunità di alcune migliaia di persone, concentrate nelle maggiori città dell'Unione Sudafricana. Nel 1900 vi erano 200 Italiani nella colonia del Capo e prima del 1910 circa 1.200 nel Transvaal. Molti erano minatori (cercatori di oro), commercianti e costruttori. Ma già nel 1915 vi erano quasi 4.000 Italiani in tutto il Sudafrica, e tra di loro molti erano professionisti (specialmente ingegneri, medici ed avvocati). Durante il Fascismo quasi non vi fu emigrazione italiana verso il Sudafrica ed allo scoppio della seconda guerra mondiale circa ottocento Italo-sudafricani furono internati per ragioni di sicurezza.
Annese, dopo attenta analisi di fonti documentarie, racconta del campo di Zonderwater, dove un capo illuminato, il colonnello H. Frederik Prinsloo pensa di restituire dignità ai prigionieri attraverso lo sport, creando un gruppo coeso e pronto al lavoro , che in 6 anni trasforma la landa desolata in cui era costruita la prigione a cielo aperto in una vera e propria città in muratura con scuole e ospedali, strade e teatri.

sabato 12 giugno 2010

BRODSKIJ: VENEZIA


Se capiti d'un tratto fra erbe di pietra,
più splendenti nel marmo che nel verde,
e se vedi una ninfa inseguita da un fauno,
felici entrambi più nel bronzo che nel sogno,
posson lasciare il bordone le affrante dita:
sei nell'Impero, amico.

Aria, acqua , fiamma, leoni, naiadi,
copie dal vero o corpi immaginari,
ciò che ha inventato Dio e che il cervello
s'è stancato di continuare, s'è fatto pietra, metallo.
Questa la fine delle cose, questo alla fine della strada
lo specchio per entrare.

Mettiti in una nicchia vuota e, rovesciando
gli occhi, guarda svanire dietro l'angolo
i secoli, e il muschio ricoprire il ventre
e le spalle la polvere, tinta del tempo.
Qualcuno spezza un braccio, e con un tonfo rotola
la testa giù dal collo.

E resta un torso, anonima somma di muscoli.
Mille anni dopo abiterà qui un topo, ma,
l'unghia rotta sul granito, uscirà una sera,
squittendo, zampettando oltre la strada,
per non tornare a mezzanotte in tana.
E neppure al mattino.

(Torso, da Poesie, Iosif Brodskij, Adelphi)

sabato 22 maggio 2010

CAMMINA CAMMINA...

sul camminare: la bellezza di girovagare a piedi come mezzo per estraniarsi dalla realtà, come fonte di energia, come momento di riflessione, come forma di libertà, come presa di coscienza. Non un’attività legata alla bella stagione e forse nemmeno semplicemente un’attività, ma un modo di essere.

• CAMMINARE
Henry David Thoreau, Mondadori 2009, traduzione di Massimo Jevolella, 7,50 euro
Poco più di cinquanta pagine, ma sono serviti quasi dieci anni per raggiungere la stampa definitiva.
Thoreau, americano dell’Ottocento, è diventato famoso per due opere Walden, ovvero la vita nei boschi (pubblicato negli USA nel 1854) e Disobbedienza civile (pubblicato nel 1849). Il primo nasce dall’esperienza dell’autore nella foresta che circonda il lago Walden (Massachusetts) poco distante dalla sua casa: un giorno, il 4 luglio 1845, Thoreau esce da Concord e si dirige verso l’immensa foresta che circonda il lago, abbracciando per due anni una vita da eremita, una completa immersione in quella natura definita selvaggia, che possiede però un equilibrio e un’armonia salvatrice e guaritrice. Thoreau non traduce nell’immediato questa esperienza in forma scritta: forse le leggi della natura gli hanno trasmesso capacità meditative e di elaborazione, che lo portano a far decantare i pensieri. Nel frattempo, mentre lui si dedicava a peregrinare nei boschi, lontano da ogni forma di contaminazione umana, gli Stati uniti dichiarano guerra al Messico: questo fatto storico entra con violenza nella sua vita pacifica e lo porta a reagire non pagando le tasse per protestare contro il governo che aveva promosso una guerra ingiusta. L’esperienza del carcere che ne consegue si trasforma nel breve saggio Disobbedienza civile, che prende la forma di una sorta di manuale di resistenza. Ecco dunque che le prime due opere si sovrappongono: da un lato l’aspetto più bucolico, dall’altro la reazione dura contro gli eventi che vanno contro le leggi della natura, di per sé pacifica.
Negli stessi anni viene alla luce Camminare (1851-1862), prima nella forma di conferenze pubbliche, poi come raccolta scritta: un saggio breve, ma intenso, in una qualche misura profetico, che guarda con sospetto alla civiltà industriale e individua nella natura e nel vagabondare la salvezza dello spirito. Itinerario a piedi, senza meta, che permette di pensare e di fondersi nella natura per assorbirne l’equilibrio e la purezza.

• LA PASSEGGIATA
Robert Walser, Adelphi 1976, traduzione di Emilio Castellani, 9,00 euro
Un racconto, composto dallo scrittore svizzero nel 1919: un desiderio di vagabondare che arriva quasi improvviso un bel mattino e lo porta a prendere il cappello e ad uscire di casa. Walser si lascia alle spalle i pensieri cupi, indossa un’aria serena e predispone il suo animo a nuovi incontri, una galleria di immagini e di incontri, ognuno dei quali trasmette motivo di riflessione. Riflessione serena, che trasforma il vagabondare in un itinerario spirituale, che confonde l’immaginario/immaginato in reale: perché non c’è differenza di percezione. La passeggiata è una sorte di metafora della vita dello scrittore, della scrittura errabonda: in entrambe gli incontri sono casuali e sorprendenti, fonti di riflessione e estraneamento dal mondo.

• VAGABONDING
Rolf Potts, Ponte alle Grazie 2008, traduzione di Stefano Beretta, 12 euro
Potts è un viaggiatore, uno di quelli che girano con lo zaino in spalla. Potts ha fatto del viaggio una filosofia, considerandolo non semplicemente una valvola di sfogo ma un vero progetto di vita: non interrompe la normale routine lavorativa, ma la imbeve costantemente diventando uno stato d’animo permanente. Libertà, fantasia, curiosità e desiderio di crescita personale diventano i valori da perseguire. E partire diventa un viaggio con se stessi, un mettersi in cerca di se stessi, un essere in movimento ancora prima di aver scelto un percorso, psicologicamente ed emotivamente ancora prima dello spostamento fisico.

• IL MONDO A PIEDI. ELOGIO DELLA MARCIA
David Le Breton, Feltrinelli 208 (prima ed. 2001), traduzione di Ester Dornetti, 7,00 euro
Un nuovo modo di viaggiare, un modo quasi sovversivo e trasgressivo: viaggiare apiedi, per godere del tempo e dei luoghi, per prendere le distanze dalla realtà frenetica e affinare i sensi. Un incrocia fra racconto e saggio, in cui il dialogo e le sensazioni si scambiano fra l’autore e personaggi storici (Stevenson, Sansot, Basho) sul senso di percorrere il mondo e la vita a piedi. Le Breton celebra l’andare che induce al piacere, che stimola l’incontro, la conversazione, l’impiego del tempo per procedere e per sostare.

• CAMMINANDO
Pino Cacucci, Feltrinelli 2009 (prima ed. 1996), 6,50 euro
Il viaggio di Cacucci è un viaggio lento, che ha come fine e fonte di ricchezza l’incontro. Cacucci ama fermarsi per ascoltare chi abbia un qualcosa da raccontare: sembrano storie senza patria, storie di cittadini del mondo, vicende che incontrano persone qualunque, scrittori, musicisti, giornalisti in racconti tragici e comici, semplici e assurdi, che scoprono un po’ di mondo anche nelle realtà più vicine al nostro quotidiano. Una contaminazione continua e proficua, che trasporta spesso il lettore in spazi mitologici mascherati da realtà e viceversa.

• CAMMINARE. DAPPERTUTTO (ANCHE IN CITTA’)
Tomas Espedal, Ponte alle Grazie 2009, traduzione di Lucia Barni, 15,00 euro
Ancora un elogio del camminare, che questa volta arriva dalla Norvegia, patria di Espedal. Camminare, pensare, scrivere, creare fanno parte di un'unica realtà. Non importa quale sia il luogo, quale sia il tempo, quale sia la distanza percorsa: è l’approccio che conta, è il dare un ritmo all’esistenza. Il ritmo del passo, che scandisce la passeggiata, la giornata e la vita. Il ritmo del passo, che dà la consapevolezza dell’esistenza, che supera la necessità del trasferimento da un luogo all’altro e diventa necessità interiore

giovedì 20 maggio 2010

LOCANDA

dove la notte ha il passo leggero
delle foglie sui rami e il silenzio
addolcisce i muri,

dove, di tanto in tanto, riaccosti le labbra
all'orecchio, mimando un discorso,

dove s'apre in mare una riva, bella,
incudine al sole e alla luna che gira,

lì, proprio lì, darai sonno ai pensieri
ricurvi, alle facili brezze: tutto ciò
che tira e s'impiglia, arrogante primizia,
superfluo fraseggio d'onde

(Locanda, tratto da L'occhio destro del tonno, Nicola Dal Falco, CappaZeta edizioni 2010)

martedì 18 maggio 2010

GRECIA NARRATA



Alla luce degli ultimi avvenimenti in Grecia mi è venuta l’idea di proporre letture legate alla Grecia. Non sono saggi economici né opere che spieghino che cosa sia successo e stia succedendo, non sono previsioni su quello che sarà. Sono opere che raccontano una terra di miti e di eroi, che degli antichi possiedono ancora i nomi e i luoghi e che si muovono, annaspano, vivono esistenze poco divine e molto umane.
Pensando alla narrativa greca, i collegamenti immediati per me sono due: il primo è l’editore Crocetti che dal 1981 pubblica poesia e letteratura (dal 1998) soprattutto di autori greci; il secondo è il commissario Kostas Charitos, personaggio dei gialli del greco Petros Markaris

• THODOROS KALLIFATIDIS
Sette ore di Paradiso, Crocetti 2009, traduzione di Valentina Gilardi, 13,00 euro
L’ultimo opera di Kallifatidis parla d’amore. Come i due romanzi precedenti. Un amore intenso, travolgente, un amore che nasce e si sovrappone ad equilibri preesistenti e li scardina.
Kallifatidis è nato nel 1938 in Laconia, a sud del Peloponneso, si è trasferito ad Atene dove ha compiuto gli studi e poi è emigrato in Svezia, dove si è affermato come scrittore e dove vive tutt’ora. La Grecia, come spesso accade per chi si allontana dalla terra dov’è nato, lo accompagna sempre: scrive in greco Kallifatidis, spesso i suoi personaggi hanno radici greche e portano nomi greci, ascoltano musica greca e hanno in bocca il sapore dell’uzo. Una vena di malinconia, un ricordo lontano ma ancorato nell’intimo, nostalgico e consolatorio, anche quando dalla finestra si vede il mare del Nord e non l’Egeo, quando la luce e il tepore del giorno sono scandinavi e non certo mediterranei. Anche gli amori, alla fine, tanto mediterranei all’inizio, si raffreddano gradualmente e si sfumano in una fine senza resurrezione.
Il primo romanzo, Timandra (pubblicato in Grecia nel 1988 e in Italia per Crocetti nel 2002) descriveva l’età di Pericle, Atene, la guerra del Peloponneso e l’amore intenso di Alcibiade e Timandra. Timandra racconta e nel raccontare supera i confini della storia e resta donna che parla d’amore.
Nel secondo romanzo, Amore (1988 in Grecia, 2008 in Italia), il panorama è diverso ma il sentimento e l’emozione è lo stesso. A raccontarlo questa volta è un uomo, in uno spazio altrettanto spoglio rispetto alla casetta che ospita Alcibiade e Timandra, un uomo solo che ha provocato il destino e ne è rimasto schiacciato.
Con Sette ore in Paradiso (1998 in Grecia, 2009 in Italia) la passione travolge i personaggi: per un tempo breve, Amore si insinua nella mente dei personaggi e li induce ad intervenire nelle loro esistenze, provocando sconvolgimento profondo.
C’è sempre un ragionamento, un tentativo di mediare le azioni, un arrovellarsi sulle ipotetiche conseguenze: ma non c’è possibilità di scampo, i nostri uomini e le nostre donne sono intrappolati in una rete che hanno contribuito a tessere solo in parte.

• PETROS MARKARIS
Io e Kostas Charitos, Bompiani 2010, traduzione di Andrea Di Gregorio, 14,00
E’ l’ultimo nato di Markaris, anomalo nella sua produzione di sceneggiatore e scrittore di romanzi gialli. Io e Kostas Charitos, racconta la storia del personaggio, di questo insolito commissario greco, che quasi all’improvviso un giorno si affaccia alla fantasia di Markaris e con insistenza lo obbliga a scrivere le sue avventure poliziesche. E racconta la storia di Markaris, i suoi incontri, i suoi film, il suo teatro, la sua attività di romanziere, iniziata alla bella età di 58 anni.
Charitos appare per la prima volta in Italia (sempre per Bompiani) nel 2007, con Ultime della notte, seguono altri cinque gialli, che portano il nostro in giro per Atene, l’Egeo e la Turchia.
Sempre un po’ annoiato, non giovane, non bello, ma con una simpatia che lo può accostare al Carvalho di Vazquez Montalban o al Montalbano di Camilleri, Charitos legge solo dizionari, lotta ogni giorno con i bancomat, ha una moglie che ormai non gli dà più emozioni, vive e lavora ad Atene inciampando, quasi suo malgrado, in traffici e omicidi sanguinosi.
Sin dalla sua prima apparizione nelle Ultime della notte (GR 1995), risulta affascinante. Gli ambienti ambigui, siano i locali notturni, le zone frequentate dalla malavita, le dimore della buona società (che più che buona, è solo ricca) ritornano in Difesa a zona (GR 1998). Con Si è suicidato il Che (Gr 2003), Markaris introduce un elemento nuovo: Charitos durante lo svolgimento di un’indagine fa l’eroe e per coprire una donna si becca una pallottola in petto. Questo lo costringe a casa (la dimensione casalinga è l’elemento nuovo) accudito dalla moglie, addomesticato, mansueto, privo di quelle poche reazioni di stizza che ogni tanto si lasciava sfuggire nei confronti della donna.
Con La lunga estate del commissario Charitos entra in scena anche sua figlia: fino al 2007, di lei si conosceva solo l’esistenza e il fatto che se n’era andata di casa. Ora il cuore arido di Charitos è coinvolto nella risoluzione di un caso di terroristi di estrema destra che per combattere il lassismo dei costumi e far ritornare il rigore, sequestrano un traghetto sul quale la giovane donna viaggia.
Con La balia (GR 2008) troviamo Charitos in vacanza in Turchia: un greco residente a Istanbul lo coinvolge nella ricerca della vecchia balia scomparsa. Cambiano ancora una volta gli scenari, ma il nostro Maigret greco è sempre impacciato, astuto, svogliato ed efficace.

• ERI RITSOU
Segreti e rivelazioni, Crocetti 2008, traduzione di Valentina Gilardi, 15,00 euro
Un’altra Grecia è quella descritta da Eri Ritsou, figlia del grande poeta Ghiannis Ritsos. Nata a Samo, la Ritsou in Segreti e rivelazioni intreccia la storia dell’isola nel corso del ‘900 con quella di una famiglia benestante dell’isola. La storia è raccontata ai tempi nostri, ricostruita attraverso l’aiuto di quattro diari e le parole dell’anziana Marigula, che un tempo era stata a servizio nella casa della famiglia Aghisilau. Amore, e amori si sovrappongono alle vicende economiche e alla storia della famiglia e di Samo, all’epoca esempio di floridezza e civiltà.
La scrittura affascina e trascina nel i destini dei personaggi, che si muovono nel romanzo a volte senza una meta a volte verso porti sicuri dove ancorarsi.

• NOI ABBIAMO NOI
Ismini Kapandai, Crocetti 2008, traduzione di Valentina Gilardi, 14,00 euro
Ancora un romanzo storico, che ci porta nel ‘500. Siamo nell’Eptaneso, nelle Isole Ionie, nei Balcani e nell’Epiro. Un’epoca storica, rara nella narrativa greca contemporanea, che colma il passaggio dal mondo classico alla realtà contemporanea, mostrando un Medioevo e un postmedioevale che ha coinvolto anche, ovviamente, queste terre vicine e in qualche modo lontane, in un mitologia antica.

(l'immagine: Hera e Prometeo - Decorazione di un kylix a figure rosse - V secolo a.C.)

martedì 11 maggio 2010

EDITORI PER BUON TEMPO

Il Buon Tempo stampa libri in proprio

Lucio Passerini è incisore, scultore e soprattutto editore. In una mano il bulino e lo scalpello, nell’altra i caratteri di piombo per un’operazione, quella del levare (riccioli di rame o di zinco dalla lastra, schegge dal legno, eleganti porzioni di bianco dalla pagina) che come si augura il nome delle sue Edizioni premia il Buon Tempo.
Un tempo ben impiegato e ancora più onestamente buttato per dei libri fatti a mano.
A Verona, alla libreria Pagina dodici, in corte Sgarzerie 6/a, il 13 maggio, a partire dalle 18, Lucio Passerini presenta tre opere, legate alla medesima intenzione, quella di fare un libro che sia a misura delle cose dette.
Proprio, perché abituato a togliere il giusto, Passerini trovo il suo incanto nel sistemare i vuoti e i pieni.
La passeggiata, illustra il surreale elenco di insegne e frasi, catturate e fuse in un famoso testo di Aldo Palazzeschi. Già l’occasione – una camminata in città – serve a descrivere spazi e segni quotidiani, ma la resa tipografica trasforma le pagine di grande formato in una sorta di mappa, di concretissimo itinerario.
Per questo omaggio al poeta, l’editore ha attinto ai banconi della Tipoteca Italiana di Cornuda, in provincia di Treviso, dove affiorano le miniere tipografiche del Novecento. Vecchi caratteri oubliés che ci fanno, visivamente, traslocare su i marciapiedi urbani degli anni Venti e Trenta.
In Trova la notte, indossa le vesti di incisore e commenta la piccola silloge che “rifà il verso” alla poetica giapponese dell’ombra, disegnando piante labirintiche che aprono e chiudono vani, seguendo, quasi fossero dei circuiti elettrici, gli andirivieni di un’archeologia lunare.
Per il terzo titolo, The Jumblies, Passerini affida invece l’illustrazione alla mano nervosa ed elegante di Fabian Negrin.
I versi della poesia di Edward Lear (1812-1888) cammeo di nonsense secondo una tradizione molto inglese, racconta la sfida di tre compari che salparono a bordo di un setaccio «nonostante i consigli degli amici/un freddo mattino tempestoso, felici» per avvistare «remote ed esigue, remote esigue/le terre che ai Jumblies piacciono».
Razza coriacea e aperta di naviganti, forse perché «hanno la testa verde, le mani ambigue».
Setaccio che per l’occasione si trasforma, attualizzandosi, in carrello della spesa.

Anche qui, chiave di tutto è l’impaginazione, l’ordine tipografico e mentale che rende un libro, qualunque esso sia, più o meno tattile per l’occhio stesso: cinematografico in La Passeggiata, verticale in Trova la notte, debordante in The Jumblies.
Lucio Passerini, oltre ad essere amico di Alessandro Zanella, editore a sua volta nella cascina con tipografia di Santa Lucia ai Monti, non lontano da Valeggio sul Mincio, collabora ad uno dei quattro corsi per imparare a stampare libri che Ampersand propone quest’estate. Quello che li vede insieme ( Passerini nel ruolo di maestro xilografo) si tiene dal 26 al 29 agosto.
La stampa del testo e della xilografia avviene con torchi a mano Stanhope del 1854 e 1862. Ognuno dei sette partecipanti previsti riceverà, alla fine, una copia numerata e firmata del libro. Il corso si tiene dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19. La quota è di 550 euro e comprende tutti gli strumenti e i materiali necessari. Ultima data di iscrizione: 15 agosto. Per ulteriori informazioni: tel. 045.6303698, fax 045.6337055; cell. 346.4769532; Alessandrozanella@tele2.it
(il testo è di Nicola Dal Falco)


I libri presentati

La Passeggiata di Aldo Palazzeschi,
Composto a mano con una selezione di caratteri italiani del Novecento della Tipoteca Italiana Fondazione di Cornuda. Cinquanta esemplari su carta Hahnemühle.
Rilegatura giapponese, cm 19 × 16, 2006. Euro 350.

Trova la notte di Nicola Dal Falco, sei poesie, con alcune incisioni di Lucio Passerini. Cinquanta esemplari su carta Magnani Pescia, cm 19 × 16, 2006. Euro 100.

The Jumblies di Edward Lear, sedici pagine, 7 illustrazioni a due colori di Fabian Negrin. Centocinquanta esemplari. Rilegatura a piatti mobili in carta Japan Obonai, cm 19 × 16, 2004. Euro 130

PURA LUCE DEL MATTINO

Saziami gli occhi d'amore
guariscimi, salvami
fatti vedere guardandomi

quando ho per barca
una foglia adagiata
sulla corrente impetuosa

non temo la notte
se nel buio mi guidi
la tua voce è velluto

(Epilogo, da Pura luce del mattino, di Gigi Zoppello, Quaderni di poesia di CappaZeta edizioni)

giovedì 6 maggio 2010

ALI DI CARTA


Solo l'immagine fa sognare: Ali di carta è un'opera uscita dal cuore di Cappazeta, editore d'arte

mercoledì 5 maggio 2010

PENELOPE STAMPA E CUCE: STAMPA AD ARTE IN FRIULI

Verona - Qui, come in una cantina o in un’alcova, con scaffali di libri distesi sopra la testa e accanto, a Pagina dodici, in corte Sgarzerie 6/a, da Roberta, si presenta CappaZeta.
Una libraia veronese ospita il 7 maggio, alle 18, un’editrice friulana che stampa e cuce libri a Udine.
Quando lo fa non si limita a cucire insieme le pagine - gesto normale per un piccolo editore d’arte - ma anche a “scriverci” sopra con ago e filo, sostituendo la carta con ritagli di lenzuola di lino, su cui sono state serigrafate le forme dei imparaticci, i compiti con cui le ragazze, riga dopo riga, imparavano l’ortografia del ricamo: il punto erba, a nido d’ape, come si fa un’asola…
In Di mano in mano, libro di stoffa edito in tre copie, il racconto indugia tra ghiribizzi, pittogrammi, pause tonali, frammenti che rifluiscono a metà dell’opera in un doppio ritratto: due bambine, una più grandicella dell’altra che si tengono per mano: silouhette di filo rosso, senza visi, fuori dal tempo.
È curioso come, aprendolo, il lettore si ritrovi ad ascoltare il silenzio, una certa qualità del silenzio, interrotta - proviamo ad immaginare - da un brusio di voci, forse addirittura da delle risate appena trattenute.
Una stanza che la finestra illumina, verso sera, di luce naturale, dove donne più e meno giovani si passano un sapere senza libri.

Requiem per un cementificio
Il bisogno di testimoniare riguarda da vicino anche un'altra opera di Loretta Cappanera, artefice con Andrea Zuccolo del catalogo CappaZeta.
Tabogan è una cosa sola eppure pregna di significati trasversali. Innanzitutto, il nome colloquiale con cui si indicava un cementificio che ha segnato la storia del lavoro a Cividale, la città in cui Loretta Cappanera è nata.
Nel 2002, l’imponente struttura dei Cementi Friuli è stata cancellata dalla topografia sentimentale della città grazie all’interessamento di una banca. Una fetta di paesaggio industriale, abbastanza antico da confondersi con le radici del posto, è svanito, chiedendo compassione.
Sono nate allora le xilografie che formano l’album del Tabogan. Parola russa, importata dai lavoratori friulani e veneti, andati e tornati dalla Russia per la costruzione della Transiberiana. Usata là per indicare una slitta a mano e qui, nel cementificio, per dei carrellini su ruote, mossi sempre a forza di braccia.
In più, a Cividale, la familiarità di quelle ciminiere in funzione faceva dire che: «quello fuma come un tabogan». Oggi, niente più cementifici né tabagisti (o quasi), ma un libro in sette copie.

Anche La terra incisa segue la stessa linea della memoria, un titolo dedicato a Sem terra del Brasile a chi, in un frase che rischia di suonare come un epitaffio, denuncia il prossimo, tragico, finale di partita: «noi non abbiamo ricevuto la terra dai nostri padri, l’abbiamo ereditata dai nostri figli».
Di nuovo la terra e il tempo, viste attraverso il conflitto tra cambiamenti e identità. Non a caso, il libro, numerato da uno a dieci, è stato pensato in forma quadrata con pagine che si aprono, allungandosi come orizzonti e affidando la narrazione alle istantanee polarizzate di Danilo De Marco.
In più, l’idea di avere o non avere la terra sotto i piedi per lavorarla e accarezzarla è resa con le due xilografie a secco. Quasi un orma che si fa paesaggio o il contrario, dove l’abilità di Cappanera sta nella visione asimmetrica.
Il vuoto di segni al centro sembra, addirittura, suggerire, il “rischio” implicito di ogni passo in avanti, quando spostiamo il peso da uan gamba all’altra.

Serata di poesia
Oltre ai libri d’artista, questa piccola casa editrice di Udine stampa una collana di Quaderni di poesie. Spazio a parte, coltivato con la stessa attenzione riservata ai fratelli maggiori.
In questo caso, i versi corrono senza immagini e l’intervento si limita alla copertina, ancora un’incisione di Cappanera che occhieggia nella direzione del canto.
E proprio per onorare il posto, la buona grazia della libraria, la presentazione dei libri sarà, volontariamente, interrotta, dalla lettura dei versi per bocca di alcuni poeti presenti tra cui Antonella Bragagna, Andrea Zuccolo e Gigi Zoppello.
(il testo è di Nicola Dal Falco)


I libri presentati:

Da i Libri d’artista di Loretta Cappanera:
Di mano in mano, 3 esemplari numerati, 25,5x18,5 cm, serigrafie e ricami a mano, copertina di feltro serigrafata; prende spunto da una fotografia che ritrae due bambine e da un ricamo di Erminia Tomat, zia dell’artista, 2008;

Tabogan, 7 copie numerate in carta Fabriano Rosaspina, 26x35 cm, stampate in xilografia e serigrafia, copertina in cartone cuoio, serigrafata con interventi di pittura; ispirato alla chiusura e abbattimento dello storico cementificio Vittoria di Cividale, 2009;

La terra incisa, 10 esemplari numerati in carta Fabriano Rosaspina, 20,5x20,5 cm, copertina in cartone, custodia in plexiglass, xilografie a secco e serigrafie che riproducono scatti fotografici; ispirato al reportage di Danilo De Marco per i Sem terra del Brasile, 2007;

Ali di carta, 2 esemplari numerati in carta giapponese, 24x36 cm, con base di cartone intessuto di filo di cotone, dorso in garza, legatura orientale; ispirato al tema dell’angelo e alle varie sfumature del bianco, 1998;

Sussurri, 9 esemplari numerati in carta a mano, 27x20 cm, copertina in cartone, xilografia e punta a secco su plexiglass, poesia di Agneta Falk, tradotta da Raffaella Marzano; carte recuperate da una tipografia dello Yorkshire; ispirato ad un viaggio e alla lettura dell’opera della Falk, 2001;

Quando il vento ci coglie, 5 esemplari numerati in carta giapponese, 32x34cm, xilografie e ttimbri in gomma, interventi con macchina da cucire, copertina fatta a mano, frammento di testo, tratto da La canzone di Zima di Roberto Vecchioni, 2010.

Da i Quaderni di poesia CappaZeta:
Tina Modotti di Jack Hirschman; Didone a una kamikaze di Anna Lombardo; Neppure le rondini di Andrea Zuccolo; Majakovskij di Etel Adnan; E fra le ciglia corte e segrete di Antonella Bragagna; La via della seta di Antonio De Biasio; Il viaggio di Luciano Morandini; Pura luce del mattino di Gigi Zoppello; Corale per oche e voce sola di Andrea Zuccolo; L'occhio destro del tonno di Nicola Dal Falco.

venerdì 30 aprile 2010

PRIMO MAGGIO



Festa del lavoro: partendo dal presupposto che qualsiasi lavoro, purché onesto, sia prezioso, per chi lo fa e per chi ne beneficia (non tanto come datore di lavoro, ma come comunità), sia rispettabile, degno di ringraziamento e di tutela. Quindi le proposte di oggi hanno per tema il lavoro

• PRIMO MAGGIO NELLA STORIA DELLA CLASSE OPERAIA
AA.VV., edizioni Lotta comunista (riedizione del 2005), 10,00 euro
Quattro capitoli per raccontare il significato di questa data, data simbolo in tutto il mondo, nata nel 1886 a Chicago e assunta nel 1889 dalla Seconda Internazionale come giornata internazionale di mobilitazione per la riduzione dell’orario di lavoro : 1) La storica lotta per la riduzione della giornata lavorativa (dagli albori in Inghilterra alle lotte negli Stati Uniti per la rivendicazione della giornata lavorativa di otto ore e poi il passaggio della lotta in Europa); 2) La giornata del Primo maggio (le rivendicazioni si allargano al Sud America, all’Australia, al Giappone) ; 3) Primo maggio fra guerra e rivoluzione (dalla Rivoluzione di Ottobre alla fine degli anni ’20, la Prima Guerra Mondiale e la ripresa post bellica) ; 4) Primo maggio nei tempi lunghi della controrivoluzione e dell’ineguale sviluppo capitalistico (gli anni centrali del ‘900, la Seconda guerra mondiale e la “conquista” di nuove adesioni nel mondo).
Il volume, corredato di un ricco apparato iconografico, vuole sottolineare non solo le conquiste e il significato di questa data storica, ma la necessità che sia una data internazionale.
Nota personale, che pecca certo di demagogia, legata polemiche degli ultimi giorni: non dovrebbe essere necessario introdurre regolamenti locali per regolare il lavoro il Primo maggio, per permettere orari straordinari: il Primo maggio deve essere la Festa dei lavoratori, di tutti, e tutti devo essere rispettati nel loro “non lavorare” in questo Primo maggio. Non si muore se non si lavora il Primo maggio, si muore se lo si fa.

• LOTTE OPERAIE NEGLI STATI UNITI D’AMERICA 1890-1910
AA.VV., Panta Rei editore 2008, 20,00 euro
Si tratta di un’antologia volta a descrivere il ruolo dei Sindacati e del movimento operaio negli Stati Uniti nel momento di maggior espansione economica, all’inizio dell’ascesa degli USA a grande potenza industriale.
Dall’analisi dei componenti che stanno alla base del fenomeno, quindi agricoltura, industria, ferrovia, tecnologia da un lato, urbanizzazione e immigrazione dall’altro si passa alla nascita dei sindacati di categoria e alle lotte contro i trust industriali. Il tutto in un periodo storico di grandissima espansione economica e in un territorio nuovo, vergine per quello che riguarda l’industria e il lavoro.
Un libro valido non solo per gli addetti al lavoro, ma per chi si interessa ai movimenti economici internazionali e alla storia dell’economia. Un saggio che si legge come un romanzo, in cui date e dati non appesantiscono la lettura, e in cui accanto a descrizioni più generali sono riportati casi specifici che rendono la stessa ancora più interessante.

• IL LAVORO NON E’ UNA MERCE
Luciano Gallino, Laterza 2007, seconda edizione 2009, 6,90 euro
Gallino è professore emerito di Sociologia all’Università di Torino e si è sempre occupato anche di lavoro e di impresa.
Nel 2001 Gallino aveva pubblicato un altro lavoro sulla flessibilità: Il costo umano della flessibilità, un lavoro importante in cui in una qualche misura proponeva delle ragioni sulla sostenibilità della flessibilità. A distanza di sei anni le cose sono cambiate: in primis per la direttiva della Commissione europea del 2003 che riforma il mercato del lavoro, in secondo luogo perché allora Gallino ammette di non aver più di tanto considerato le cause, cosa che invece diventa ora fondamentale ed importante metterle al centro di una politica globale del lavoro. Nella discussione in corso sulla flessibilità del lavoro, Gallino interviene come sociologo e paragona il dibattito ad una barca in una tempesta, il cui equipaggio si dedichi a decidere il logo da porre sulle vele e non a predisporre le misure per reggere alla forza delle onde. In campo lavorativo la tempesta deriva dall’aver messo in discussione quello che i lavoratori hanno conquistato nei decenni in termini di salari/stipendi e qualità del lavoro, perché messi in competizione con una massa enorme di nuovi salariati che lavorano con remunerazione miserabile ed in condizioni orrende.
La politica nazionale ed internazionale dovrebbe occuparsi di questo, di fare in modo che il confronto/scontro fra i due fronti non sia verso il basso, ma verso l’alto della scala dei diritti/doveri.

• L’IMPRESA IRRESPONSABILE
Luciano Gallino, Einaudi 2005 seconda edizione 2009, 12,50 euro
Ancora Gallino interviene in ambito economico, definendo irresponsabile un’impresa che al di là degli obblighi elementari di legge suppone di non dover rispondere ad alcuna autorità pubblica e privata, né all’opinione pubblica, in merito alle conseguenze in campo economico, sociale e ambientale delle sue attività.
Il dibattito internazionale è vivo da tempo, ma teoria e pratica di “responsabilità sociale dell’impresa” sono cose diverse! Ma tutte le decisioni su condizioni di lavoro, prezzi, trasporti, media, ambiente, tempo libero, alimentazione, risparmio, rischi, organizzazione della famiglia dipendono dal governo delle aziende. Le decisioni delle aziende devono tener conto delle conseguenze delle loro attività sulle nostre vite.

• LAVORO DA MORIRE
AA.VV., Einaudi 2009, 14,50 euro
Un’antologia di racconti di un’Italia sfruttata, come recita il sottotitolo. 11 autori, fra i quali figurano Dacia Maraini, Michela Murgia, Andrea Bajani, Tullio Avoledo, che si impegnano a raccontare il lavoro, facendosi spazio in una letteratura che nel nostro paese ne parla poco e, se ne parla, lo fa in maniera marginale. Questi racconti nascono della necessità di farci sentire le voci di lavoratori e lavoratrici per i quali lavoro nero, disoccupazione, precarietà, morti bianche sono realtà e non cose della quali hanno sentito parlare. Vicende piccole di fatica quotidiana, di sopruso quotidiano, di difesa quotidiana dei diritti del lavoro.

• SERVI
Marco Rovelli, Feltrinelli 2009, 15,00 euro
Una ricerca sui clandestini, sulla realtà italiana di paese sommerso dei clandestini al lavoro.
Un’indagine condotta da sud a nord, dai cantieri edilizi ai mercati ortofrutticoli che dà un’immagine crudele e orrenda del nostro paese e del nostro capitalismo, che sembra riproporre strumenti di sfruttamento ottocenteschi. Situazioni drammatiche di sfruttamento, di violenze e soprusi, attuabili grazie alla ricattabilità della forza lavoro clandestina.
Rovelli non si è presentato come giornalista, cosa che gli avrebbe impedito di raccogliere dati e testimonianze e avrebbe forse metto in pericolo la sua incolumità, ma si è mischiato ai clandestini, prestando orecchio alle loro storie sempre inascoltate e facendosi voce delle loro vite maltrattate.
Racconta storie, Rovelli, storie vere e tragiche. E sta attento alle parole, per ridare loro il vero significato, per rifare ordine anche dal punto di vista lessicale: confondere le parole, confonde i concetti e crea confusione. C’è chi volutamente sceglie di confondere, c’è chi, come Rovelli, vuole denunciare e far capire.

lunedì 26 aprile 2010

25 APRILE

Resistenza e liberazione dal nazi-fascismo: pubblicazioni recenti che ritraggono l’epilogo di una guerra, che ormai per pochi è memoria viva, per molti storia. Italia, italiani e lingua italiana

• TRIESTE ‘45
Raoul Pupo, Laterza 2010, 22,00 euro
Trieste, terra di confine, in cui si sovrappongono due guerre e due occupazioni: guerra che viene da est e guerra da ovest, occupazione jugoslava e occupazione alleata angloamericana. Terra anche di due movimenti di resistenza, quello jugoslavo e quello italiano. Un caso a sé, che rappresenta la prima crisi internazionale del dopoguerra. Quasi un laboratorio, Trieste, per la politica internazionale ma anche per i diversi movimenti di liberazione che vengono a contatto e scontro, per il PCI italiano e il partito comunista jugoslavo. Trieste luogo delle foibe, Trieste insanguinata da vinti e vincitori.
Raoul Pupo è voce autorevole per fare chiarezza sugli accadimenti triestini: docente di Storia contemporanea alla facoltà di Scienze politiche di Trieste, si occupa di storia della politica estera italiana, del confine orientale, delle occupazioni italiane dei Balcani e degli spostamenti forzati delle popolazioni in Europa nel ‘900.

• MIEI SETTE FIGLI
Alcide Cervi, Einaudi 2010, 11,00 euro
Un centinaio di pagine raccolgono le memorie di un padre, che ha visto morire i suoi sette figli davanti ad un plotone di esecuzione nel dicembre del 1943.
Le pubblicazioni relative alla famiglia Cervi e all’evento tragico sono numerose: quella del padre Alcide, si aggiunge ai tanti scritti locali e agli altrettanti saggi che si sono susseguiti nel corso degli anni. Ma aggiunge l’emozione di un racconto fatto in prima persona, da un testimone, da un padre, che ripercorre la vita familiare, contadina e partigiana e con la lucidità e la saggezza di un uomo anziano guarda ancora al futuro.
Io vorrei farvi sentire che cos’è la avere ottanta anni, aspettarsi la morte da un momento all’altro, e pensare che forse tanto sacrificio non è valso a niente, se ancora odio viene acceso tra gli italiani.
Che il cielo si schiarisca, che sull’Italia torni la pace e la concordia, che i nostri morti ispirino i vivi, che il loro sacrificio scavi profondo nel cuore della terra e degli uomini.
Allora sì, mi sarò guadagnato la mia morte, e potrò dire alla madre dolce e affettuosa, alla sposa mia adorata: la terra non è più come quando tu c’eri, sulla terra si può vivere, e non solo morire di crepacuore. E ai figli, dirò: l’Italia vostra è salva, riposate in pace, figli miei. Questa la conclusione del vecchio Alcide.
L’introduzione di Luciano Casali contestualizza l’opera e racconta le vicende legate alla nascita del libro, stampato per la prima volta nel 1955 in migliaia di copie, ristampato nel 1971 ed ora nel 2010 in una nuova veste.


• GLI ALLEATI E LA RESISTENZA ITALIANA
Tommaso Piffer, Il Mulino 2010, 28,00 euro
Ordinario di Storia politica dell’età contemporanea all’Università di Bologna, Piffer ha al suo attivo numerosi contributi sulla Resistenza italiana.
I contatti con i movimenti partigiani europei, l’organizzarli o contribuire alla loro organizzazione anche dal punto di vista economico, il coordinamento delle azioni contro le forze naziste hanno contraddistinto l’operato degli alleati nel corso della seconda guerra mondiale in tutta Europa. Nel volume appena arrivato in libreria, Piffer ricostruisce la politica che gli Alleati adottarono nei confronti della Resistenza italiana e l’attività degli agenti segreti inviati dietro le linee nemiche per stabilire i collegamenti con le formazioni partigiane. Importante l’attenzione sulle difficoltà di coordinamento, sugli aspetti controversi e sulla competizione che si stabilì all’interno degli Alleati fra le diverse “fazioni” nazionali: prima un panorama europeo, che spazia dall’Unione Sovietica al Mediterraneo, poi il panorama italiano. Ogni caso è a sé e l’Italia non smentisce quanto accaduto altrove: problemi tecnici, l’invio delle prime missioni, il coordinamento, i partigiani e il partito comunista, le varie fasi della liberazione, i tentativi di smobilizzazione. Problemi che nella realtà italiana sono più evidenti che altrove.
Una ricca bibliografia conclude il volume, rimandando a documenti e pubblicazioni italiane e straniere.

• RACCONTI DELLA RESISTENZA
Autori vari, Einaudi 2006, 12,50 euro
Un’antologia di racconti di scrittori-partigiani, i cui scritti sulla Resistenza si collocano a partire dal 1946 (Calvino, Caproni, Fortini i più vecchi), ma si concentrano soprattutto tra gli anni ’50 e la prima metà degli anni ’60 (Fenoglio, Pavese, Zanzotto, Venturi, Pratolini). Un arco cronologico di quasi cinquant’anni: qualcuno scrive a caldo, immediatamente dopo la fine della guerra, quando la memoria è ancora viva e forse si pone la necessità di scegliere quali ricordi trascrivere, quali meritano di essere raccontati; qualcuno li lascia invece decantare e nella massa indistinta iniziale, permette solo ad alcuni di emergere a distanza di tempo, di rimanere impressi, di diventare memoria, prima memoria personale, poi memoria collettiva.
Il nord della penisola, dalla Liguria al Veneto, poi l’Emilia Romagna, la Toscana, Roma.
Racconti nati come tali, oppure per essere pubblicati sui giornali: troviamo la pedagogia di Meneghello, il fiabesco di Calvino, il romanticismo rivoluzionario di Vittorini, l’epica di Fenoglio. L’esperienza comune della lotta antifascista non permette di riportare i diversi autori ad un’unica formula: ognuno propone una resistenza diversa. Sempre Italia è, ma uomini e realtà cambiano di regione in regione, e di volta in volta anche il narrare è diverso.
Gabriele Pedullà è curatore dell’antologia e nella corposa introduzione descrive i criteri di scelta per la realizzazione di questo pregevole volume edito per la prima volta da Einaudi nel 2005.

• LE RONDINI DI MONTECASSINO
Helena Janeczek, Guanda 2010, 18,00 euro
Mantecassino gennaio – maggio 1944, area di 20 km quadrati sulla linea Gustav, quella linea fortificata con cui i tedeschi in ritirata avevano tagliato in due l’Italia dal Tirreno all’Adriatico per frenare gli Alleati.
Quattro battaglie, durissime che radono al suolo l’abbazia e fanno decine di migliaia di morti: morti che stanno a cuore alla Janeczek, nata in Germania da una famiglia ebreo polacca, sopravvissuta grazie ad un falso nome alle epurazioni della seconda guerra mondiale. Morti sepolti ai piedi di quello che fu il primo monastero benedettino dell’Occidente. Morti polacchi, come i suoi avi, ma ci sono anche indiani, nepalesi, magrebini, neozelandesi, tutti sotto il nome di angloamericani, tutti morti come carne da macello. E ci sono italiani, civili, che il fuoco incrociato di tedeschi e alleati non ha risparmiato e che, se a questo sono sopravvissuti, sono poi caduti sotto la violenza di quei soldati cui era stato garantito un premio vincitori.
Accadimenti a persone, che se anche non hanno fatto parte della nostra vita, hanno fatto parte della nostra storia ed ora della nostra memoria.
La Janeczek raccoglie informazioni, studia, scava nel vissuto personale, scioglie gli avvenimenti storici in una dolorosa narrazione. Sembra di essere di fronte a chi ha vissuto quella tragedia, sembra ci racconti a viva voce la propria storia, il proprio vissuto.
Racconto vero e invenzione narrativa senza confini, reale e plausibile, vero e immaginato.

sabato 24 aprile 2010

PABLO NERUDA EN EL DIA INTERNACIONAL DEL LIBRO


Ricevuto da Carmen, una cara amica galiziana e da Antonio di Gran Canaria. Mi sembra un abbraccio talmente bello, da essere condiviso: godiamocelo insieme.

sabato 17 aprile 2010

FALCE E MARTELLO



Area sovietica: territorio vastissimo, molto eterogeneo dal punto di vista etnico e culturale. Unico fattore comune il comunismo, elemento che identifica le proposte dell’incursione letteraria di oggi


• STORIA DELLA LETTERATURA RUSSA
Guido Carpi, Carocci 2010, 48.00 euro
Un volume è consistente in tutti i sensi: più di 700 pagine (comprese bibliografia e indici) per raccontare la storia letteraria della Russia dalla seconda metà del ‘600 ai primi anni del ‘900, da Pietro il Grande alla Rivoluzione d’Ottobre. Una delle civiltà letterarie più grande di tutti i tempi ricostruita in un’opera organica, un’opera destinata non solo a chi già conosce la letteratura russa attraverso i suoi più grandi autori, ma anche ai neofiti, che riescono così ad avere un quadro storico completo.
Si parla di letteratura russa moderna, di quella letteratura che si struttura in un sistema culturale integrato, fondato su una lingua letteraria unitaria, organizzato secondo le norme di retorica e stile (senza rinnegare il precedente, tutto lo scritto che, non rispondendo a questi requisiti, ha comunque costituito la base necessaria per il fiorire della letteratura moderna, quella che dagli anni Trenta del XVIII secolo arriva al ‘900). Il criterio fondamentale è il sistematico confronto fra panorama letterario e panorama storico, nell’intento di contestualizzare le opere di espressione intellettuale nel tessuto degli eventi storici.
Dalle origini, descritte nel prologo, agli autori meno noti del ‘700, poi ai grandi dell’’800 e ai minori dell’‘800, ai realisti e neorealisti, ai moderni, alle avanguardie.
Un volume prezioso, che Guido Carpi, docente di Letteratura russa all’Università di Pisa, offre come un manuale di consultazione e di studio o più semplicemente come uno scrigno dal quale estrarre spunti per dedicarsi alla lettura dei tesori della narrativa e della poesia russa.


• LO STRANO PAESE DELLA FALCE E MARTELLO
Jawaharlal Nehru, Guida 2010, traduzione di Maurizio Griffo, 10,00 euro
L’autore è un indiano, quel Nehru che fu il primo Primo ministro nella storia dell’india indipendente, quel Nehru che dopo aver studiato a Cambridge in Gran Bretagna torna in India e lotta per l’indipendenza del suo paese, quel Nehru che lo stesso Gandhi aveva indicato come suo successore, quel Nehru che ha generato Indira Gandhi (a sua volta primo ministro dell’India), quel Nehru che ha sempre professato la pace con i musulmani e si è speso per programmi pluriennali per risollevare economicamente il suo paese, per dargli sicurezza e stabilità.
Cominciare a raccontare la Russia con un autore indiano può stupire. Cosa c’entra Nehru con l’URSS, il paese della falce e martello? Nel 1928 questo giovane, brillante intellettuale indiano fa un viaggio in URSS: sono circa dieci anni che quel paese sta provando la formula della società dell’utopia dove tutti sono uguali e che Nehru, ispirato da idee socialiste, vuole studiare per adattarle al suo paese. Ma accanto e frammisto all’entusiasmo per il grandioso progetto di emancipazione umana, avendo studiato in Inghilterra, Nehru pone anche il liberismo inglese e quindi le sue impressioni sono mutevoli e contrastanti. Un’esperienza di viaggio straordinaria, allora come oggi.


• STORIA DEL COMUNISMO
Luigi Cortesi, Manifestolibri 2010, 65.00 euro
Una ricostruzione storica, che ricostruisce la mappa dell’ “assalto al cielo” dalle più antiche utopie all’esperienza bolscevica e alla sua crisi: questo il fine del volume di Cortesi, per far luce sui problemi complessi del comunismo, per riproporre una riflessione in un momento storico in cui la discussione sulla sua morte si scontra con l’avanzata del capitalismo e della complessità problematiche anche ad esso connesse.
La constatazione che non si possa ridurre il comunismo alla sola Unione Sovietica e al suo sistema geopolitico, che non si possa concentrarlo cronologicamente al secolo breve è la base del ragionamento. Si allargano quindi i limiti geografici e temporali. Che il comunismo sia l’ombra del capitalismo, l’alternativa, il conflitto sociale, il movimento generato dalla diseguaglianza tra classi e gruppi umani è l’altro argomento di confronto: la sua storia non può lasciare nessuno indifferente, perché nessuno in questi termini ne è rimasto/rimane fuori.


• ALCUNE MIE VITE
Varlam Salamov, Mondadori 2009, a cura di Bigazzi, Rapetti, Sirotinskaja, 25,00 euro
La vita di Salamov è nota ai più: scrittore e poeta russo, arrestato una prima volta nel 1929 e condannato a tre anni di lavori forzati, arrestato nuovamente nel 1937 come controrivoluzionario viene mandato in Siberia, in un Gulag dove resiste vent’anni. La memoria di questi vent’anni è scritta nei Racconti della Kolyma, completati nel 1973, pubblicati a Londra e solo nel 1987, postumi (Salamov muore nel 1982) in Russia.
Alcune mie vite, da poco pubblicato da Mondadori, raccoglie degli inediti: documenti soprattutto, per la prima volta possiamo leggere i verbali dei tre processi (1929, 1937, 1943), i rapporti informativi legati alla vicenda, rilasciati alla polizia politica da spie e delatori, i racconti dello stesso Salamov a testimonianza dell’accaduto.
Uno spaccato non solo delle sue vicende personali, ma della realtà quotidiana dell’URSS. Il racconto L’assalto al cielo, per esempio, in pochissime pagine descrive il ruolo dell’università, la necessità post rivoluzione di trovare quadri dirigenti, la costituzione dello stato… Questioni ancora oggi interessanti, non solo per il blocco sovietico o quel che di esso resta.


• SIBERIA
Nikolai Maslov, Alet 2007, traduzione dal francese di Stefano Andrea Cresti, 15,00 euro
Siberia ha una storia importante alle spalle: è Emmanuel Carrère (scrittore francese pubblicato in Italia da Einaudi) ha descriverne la genesi nella prefazione.
E’ in Russia, a Mosca nel 2000, per girare un documentario. Incontra un intellettuale francese, Emmanuel Durand che ha sposato una russa e vive a Mosca da tempo, dove ha fondato una libreria/casa editrice, la Pangloss, e che ha creato attorno a sé un folto gruppo di intellettuali, che frequentano la sua casa e la sua libreria (prima clandestinamente, poi dagli anni ’90 liberamente). Durand, durante una cena, racconta a Carrere l’incontro con Maslov, l’autore di Siberia, avvenuto quattro anni prima, quando quest’uomo timido e dimesso gli si presenta mostrandogli delle tavole illustrate. A Durand piacciono ed è disposto a sovvenzionare Maslov: 200 dollari al mese per tre anni (lo stipendio che percepiva allora Maslov per il suo lavoro di guardiano notturno in un magazzino). Maslov si mette al lavoro, disegna e racconta la sua storia. A partire dal 1971, dal servizio militare, dalle bevute di vodka che stordiscono e fanno dimenticare la durezza delle giornate siberiane, a brevi scorci di vita familiare, alla propaganda che denigrava tutto ciò che aveva parvenza di occidentale.
Maslov non ha una una scuola alle spalle (a parte un anno a dipingere nature morte), non ha studiato tecniche di disegno, né corsi di fumetto. Non ha nemmeno letto fumetti, ma i suoi disegni in b/n sono precisi, affascinati, le inquadrature originali, la capacità descrittiva esauriente.
Ancora una curiosità: quando Maslov presenta il suo lavoro a Durand, in Russia i fumetti sono rari (nel 2000 la Pangloss aveva appena pubblicato la prima traduzione russa di Asterix) e sono pochissimi i disegnatori, per lo più molto giovani e che si cimentano nei manga. Maslov aveva 45 anni, una famiglia da mantenere, un grande talento, che Durand ha avuto la lungimiranza di intuire.


• CADUTA LIBERA
Nicolai Lilin, Einaudi 2010, 21,00 euro
Lilin è originario della Transnistria, regione fino al 1990 parte dell’URSS, poi diventata parte della Repubblica di Moldavia, de facto stato indipendente, non riconosciuto ufficialmente. Lilin scrive in italiano.
L’esordio è stato l’anno scorso, con Einaudi, e la sua Educazione siberiana, un libro, che a me è piaciuto molto (per quanto violento) e che ritengo interessante soprattutto per la memoria culturale che racchiude: Lilin infatti ha raccontato la storia della sua gente, del suo popolo che dalla Siberia è stato trasferito forzatamente al sud per quell’idea del divide et impera che l’URSS aveva fatto sua. Lilin nel momento in cui si rende conto, per quanto molto giovane, che la cultura siberiana, il codice dell’associazione criminale che costituisce la società, si sta sgretolando e la morale criminale si sta corrompendo decide di abbandonare fisicamente la Transnistria e di dare forma scritta a tutto quello che ha assorbito dagli anziani della sua gente, decide che prima che scompaia anche la memoria dei sui antenati è suo dovere raccontarla. Educazione siberiana nasce da questo desiderio.
Caduta libera è il seguito, Lilin inizia il racconto là dove l’aveva interrotto. La sua vita di giovane, libero, criminale ma con un’etica, la vita in mezzo alla sua gente si interrompe con la chiamata dell’esercito sovietico. Il suo sguardo si sposta dalle attività della sua cittadina all’orizzonte ceceno, orizzonte senza orizzonte, dove Lilin è costretto a svolgere il servizio militare, dove il conflitto è uguale e peggiore di tutti i conflitti. Dove la guerra è sopravvivenza.

giovedì 15 aprile 2010

PAROLE D'AMORE E LIBERTA'

Une orange sul la table
Ta robe sur le tapis
Et toi dans mon lit
Doux présent du présent
fraicheur de la nuit
Chaleur de ma vie


Un'arancia sulla tavola
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto tu
Dolce presente del presente
Freschezza della notte
Calore della mia vita

(Alicante, da Parole, di Jacques Prévert, traduzione di Cucchi e Raboni, Guanda)

mercoledì 7 aprile 2010

ORIENTE ESTREMO



dopo il viaggio in India e dintorni, ci spostiamo ancora di più verso Est, attraverso le parole con gli occhi a mandorla: Giappone, Cina, Vietnam e Malesia i protagonisti di questo incontro letterario, che privilegia le donne nell’arte dello scrivere


GIAPPONE
• IL BUDDHA BIANCO
Hitonari Tsuji, traduzione di Francesco Bruno, Marco Tropea editore 2010, 17,50 euro
Giappone, estremità meridionale, isoletta di Ono, inizio del Novecento: da generazioni una famiglia si occupa della forgiatura delle spade. Anche l’ultimo discendente si dedica a quest’arte antica, che porta il lettore in un’atmosfera sospesa tra l’antico e la tradizione da un lato e Giappone che guarda verso il futuro sembra, tra il mondo rurale e lo sconvolgimento delle due guerre mondiali. Una saga familiare, per la quale Hitonari Tsuji prende spunto dalla storia della sua famiglia e dalla figura del nonno, con l’immagine del Buddha bianco che sorregge nei momenti bui della vita, quel Buddha bianco che il nonno ha raffigurato in una statua sull’isola di Ono.

• UN BEL GIORNO PER RIMANERE DA SOLA
Nanae Aoyama, traduzione di Marcella Mariotti, Salani 2010, 13,00 euro
Un romanzo breve, ambientato a Tokyo, dove si confrontano le esistenze di una giovane donna e di un’anziana amica di famiglia che le offre ospitalità. Rapporto generazionale e amore sono i temi della vicenda.
La scrittrice è giovane, ma ha già al suo attivo prestigiosi riconoscimenti di critica e pubblico (con Un bel giorno per rimanere da sola, pubblicato nel 2007 in Giappone, ha vinto il premio Akutagawa, in passato assegnato a Kenzaburo Oe e ad Haruki Murakami).
Scrittura puntuale e pulita, che alterna descrizioni e dialoghi, per porre sempre l’accento sulla psicologia del personaggi, in un continuo rovesciamento di sentimenti, in cui turbolenza e serenità sono inversamente proporzionali all’età anagrafica


• UN MATTINO OLTRE IL TEMPO
Yang Yi, traduzione di Gianluca Coci, Fazi 2010, 18.50 euro
Congiunzione tra Cina e Giappone, la scrittrice Yang Yi è nata in Cina, ma si è trasferita poco più che ventenne a Tokyo e del Giappone ha fatto la sua patria tanto che scrive in giapponese, e scrive talmente bene che vince nel 2008 con Un mattino oltre il tempo il Premio Akutagawa, per la prima volta conferito ad uno scrittore non di madrelingua.
Il romanzo è interamente ambientato in Cina, alla fine degli anni ’80 e racconta dell’amicizia di due adolescenti, del loro ingresso brusco e violento nel mondo adulto, sullo sfondo le manifestazioni e i sit-in di Pechino, piazza Tian’an men, l’illusione di una rivoluzione pacifica, soffocata nel sangue. Individui e collettività, vita quotidiana e politica, studenti e lavoratori.
Postfazione di Dacia Maraini e ricco glossario completano l’opera.


CINA
• CON IL BRACCIO PIEGATO A FAR DA CUSCINO
Bai Yuchan, cura di Alfredo Cadonna, Einaudi 2010, euro 15,50
Raccolta poetica di 88 quartine del grande maestro taoista Bai Yuchan: siamo fra il XII e il XII secolo, fra i monti del Wuyi, nella parte nord-occidentale dell’odierno Fujian, dove scorre il fiume dalle nove anse. Questa piccola descrizione è importante per contestualizzare l’opera di Yuchan, poeta, calligrafo e maestro itinerante, che attraverso le descrizioni del paesaggio ne fornisce motivi di interiorizzazione: al lettore offre non solo la descrizione della natura fine a se stessa (tema ricorrente nella poesia cinese), ma il compito ben più profondo di coglierne il significato più nascosto.
Le 88 quartine proposte da Cadonna provengono dall’Opera omnia pubblicata in Cina nel 1980: circa 1400 pagine di scritti vari, trattati, discorsi e liriche, che occupano poco meno della metà dell’opera.

VIETNAM
• LA SORGENTE DEGLI AMANTI
Duong Thu Huong, traduzione dall’inglese di Serena Lauzi, Garzanti 2010, 19,60 euro
Una storia d’amore, ambientata in un piccolo villaggio fra i monti della Asia orientale. Una storia appassionante come un viaggio.
Interessante l’autrice, per le sue esperienze di vita e le sue scelte ribelli: si impegna politicamente (brigata della gioventù comunista) durante la guerra del Vietnam, si sposa contro la sua volontà e prova a chiedere in divorzio (che le viene negato), lavora come sceneggiatrice e scrittrice, ma i suoi testi si scontrano continuamente con la censura, tanto che le viene ritirato il passaporto e proibito quindi di espatriare, passa 7/8 mesi in carcere, nonostante abbia chiesto l’esilio in Francia vive tutt’ora in Vietnam sotto sorveglianza, le sue opere non vengono pubblicate nel suo paese, ma i suoi manoscritti riescono a superare i confini del paese e ad essere pubblicati all’estero per poi arrivare clandestinamente in Vietnam (nel 2005, a testimonianza del fatto che i suoi scritti meritano riconoscimento per l’impegno sociale a favore della libertà di espressione, vince il Grinzane Cavour).
Ad oggi in italiano, quattro romanzi, tutti editi per Garzanti.

MALESIA
• TUTTO IL GIORNO E’ SERA
Preeta Samarasan, traduzione di Anna nadotti e Federica Oddera, Einaudi 2010, 21,00 euro
Grande saga familiare in terra malese, una casa che è stata testimone di tante storie nel corso del tempo e gli occhi di una bambina che sembra l’unica a domandarsi il perché degli avvenimenti, mentre tutto scorre in una apparenta indifferenza. Una trama gialla, che si confonde in uno sguardo innocente, personaggi che si sovrappongono, ma ognuno con un ruolo perfetto allì’interno dello schema narrativo. Le parole come i punti ricamati su una tela e attorno l’immaginario dei paradisi esotici.

venerdì 2 aprile 2010

CON IL BRACCIO PIEGATO A FAR DA CUSCINO

La primavera arriva, la primavera se ne va;
non m'intendo di stagioni.
Qui c'è solo un poeta
che si guarda attorno con occhio distaccato.
La pioggia notturna ha dato una bella ripulita,
a tutto vantaggio del paesaggio montano;
la brezza del mattino lusinga i rami,
quelli con i fiori ormai non più giovani.

( da Con il braccio piegato a far da ciscino, di Bai Yuchan, traduzione di Alfredo Cadonna, Einaudi 2010)

martedì 30 marzo 2010

INDIA E DINTORNI

Viaggio nel subcontinente indiano: nuovi autori si affacciano sulla scena internazionale, raccontando una civiltà antica in rapida evoluzione. Autori e autrici che spesso hanno avuto modo di confrontare la realtà del loro paese con quelle occidentali, avendo avuto la possibilità di studiare e/o lavorare in Europa o negli Stati Uniti. Si mostrano per la prima volta nel panorama editoriale italiano autori che hanno alle loro spalle successi di pubblico e critica sia in India che nei paesi anglofoni, nuovi autori che arricchiscono il folto gruppo di autori indiani che ormai da anni ci racconta la terra delle mille divinità. Una letteratura che mantiene viva la tradizione di Ghosh, di Narayan, della Divakaruni e della Desai, di Mehta, della Jhumpa Lahiri, di Seth…

• FRA DUE OMICIDI
Aravind Adiga, Einaudi 2010, traduzione dall’inglese di Norman Gobetti, 20,00 euro
Seconda prova narrativa per il giovane scrittore indiano Adiga, nato a Madras/Chennai da famiglia benestante, ha vissuto in Australia, studiato negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna per poi tornare a vivere in India a Bombay/Mumbai.
Si affaccia al mondo della scrittura come giornalista finanziario, pubblica qualche racconto sul Guardian, il Times, il New Yorker e arriva al primo romanzo, La tigre bianca, nel 2008 ottenendo subito gran successo di pubblico e di critica tanto da aggiudicarsi il Booker prize (per la quarta volta il premio è assegnato ad un cittadino indiano: Salman Rushdie, Arundhati Roy, Kiran Desai i primi tre: Naipaul, che pure ha vinto il premio, è di origini indiane ma non ha passaporto indiano).
La storia della Tigre bianca è una storia di riscatto: la Tigre bianca è un uomo, un imprenditore che si è fatto da sé, partendo da un villaggio povero dell’interno e arriva a New Delhi e trova lavoro presso un ricco imprenditore senza scrupoli, assumendone via via la mentalità, tanto da riuscire a fare carriera autonomamente. Dalla povertà alla ricchezza, dall’integrità morale alla corruzione, per poi pensare di investire il capitale in una scuola.
Il secondo romanzo Fra due omicidi, appena pubblicato in Italia da Einaudi, è sempre ambientato in India: Adiga inventa una città, la posiziona in Kerala, e compone il suo variegato patrimonio umano. Fra due omicidi è un affresco in 12 quadri, di diversa umanità: chi è stato in India, nell’India urbanizzata, e a guardato oltre gli occhi della gente incontrata per strada, ha ben presente quali siano le storie che Adiga racconta. Storie di uomini sfiniti, di malavita, di povertà, di bambini sfruttati, di destini sfortunati: India, oltre la spiritualità, oltre la cultura millenaria.

• LA PORTA DELLE LACRIME
Abraham Verghese, Mondadori 2010, traduzione dall’inglese di silvia Pareschi, 22,00 euro
Sempre in Kerala parte la storia della seconda proposta di lettura: l’autore è nato in Etiopia da genitori provenienti dall’India, dal Kerala appunto, ha studiato medicina e si è trasferito negli Stati Uniti. Oltre ad esercitare la professione medica, Verghese ha una grande passione, la scrittura: alle spalle diversi saggi e due opere autobiografiche in cui racconta le sue esperienze di medico negli anni in cui l’AIDS si diffonde poi arriva al romanzo, La porta delle lacrime. Al centro della narrazione, molteplici i riferimenti biografici, ma questa volta non solo legati all’esperienza medica: sono le vicende familiari, gli spazi geografici ad entrare nel racconto che si snoda da Addis Abeba agli Stati Uniti. Sono i personaggi ad interpretare di volta in volta pezzi dell’infanzia dell’autore, le sue esperienze professionali, i suoi incontri.
Nasce una scrittura limpida, a tratti romantica, a tratti esotica, dalla quale emergono i personaggi dalla psicologia complessa. Storia di gemelli, di adozione, di realtà sospese fra mondi e tempi diversi.

• FIUME DI FUOCO
Qurratulain Hyden, Neri Pozza 2009, traduzione di Vincenzo Mingiardi, 23,00 euro
Considerato uno dei romanzi più importanti della letteratura indiana del Novecento, Fiume di fuoco è un romanzo storico, che abbraccia la storia dell’India dal IV secolo a.C. all’Indipendenza e alla diaspora degli indiani verso Occidente.
La Hyder è una personalità in India: figlia d’arte (entrambi i genitori sono scrittori), giornalista, scrittrice fra i più importanti nomi della letteratura Urdu, vive per un periodo in Pakistan poi in Gran Bretagna, infine ritorna in India. Inizia a scrivere giovanissima e la sua produzione è di indubbio riguardo, racconti, romanzi e traduzioni.
La sua opera più nota è Fiume di fuoco, paragonabile a Cent’anni di solitudine di Garcia Marquez. Personaggi della mitologia indiana, principi e affascinanti fanciulle, gli antichi regni e i sultani musulmani medievali, i nababbi e i Raja dell’impero britannico. Un’opera di stupefacente bellezza, in cui la passione dell’autrice per le arti figurative e la musica trova ampio spazio. Romanzo mitologico, romanzo storico, romanzo di costume.
Nel 1989 la Hyder ha vinto la più importante onorificenza letteraria indiana, il Jnanpith Award: scorrendo i nomi degli autori indiani (per la maggior parte sconosciuti in Italia) che si sono aggiudicati il premio si ha un’idea di quello che è il continente indiano dal punto di vista culturale e linguistico. Dal 1965, anno in cui fu assegnato per la prima volta, la varietà delle lingue con cui sono scritte le opere letterarie è tale che l’Urdu (la lingua della Hyder) figura solo due volte, pur essendo l’Urdu la lingua nazionale pakistana, ma anche una delle lingue ufficiali dell’amministrazione indiana, insieme all’inglese e all’hindi ed essendo il numero di cittadini indiani di lingua urdu molto più consistente del numero dei pakistani.

• ALTRE STANZE, ALTRE MERAVIGLIE
Daniyal Mueenuddin, Mondadori 2010, traduzione di Manuela Faimali, 19,00 euro
Si è appena fatto un accenno alla lingua del Pakistan, e al Pakistan ritorniamo con questo nuova opera, scritta in inglese da un autore figlio di un pakistano e di un’americana, vissuto tra Lahore e gli Stati Uniti ed ora residente nel Punjab.
La famiglia di Mueenuddin è benestante, nel Punjab possiede una grande tenuta che gli viene affidata, suo malgrado: la sua vera passione è infatti la scrittura. Scrive racconti, storie brevi, ritagliandosi spazi preziosi nella giornata lavorativa e familiare. L’opera con la quale arriva al successo è proprio Altre stanze, altre meraviglie: 8 racconti (4 inediti e 4 pubblicati in precedenza sul New Yorker) in cui il Pakistan contemporaneo emerge con tutte le sue contraddizioni. Storie semplici, che arricchiscono la visione violenta proposta negli articoli di cronaca: una terra senza tempo, dove convivono regole ataviche e rare modernità. Continuo scontro fra ricchezza e povertà, opulenza e miseria. I colori dell’Oriente, l’arrivo del monsone, le figure femminili divise fra tradizione ed emancipazione.

• SUGGESTIONI INDIANE
Giuliano Boccali, Laterza 2009, 15,00 euro
Chiudo con un italiano, il professor Boccali, che racconta l’India: non un racconto di viaggio (il prof. Boccali è docente di Indologia all’Università di Milano, presidente dell’Associazione Italiana di studi sanscriti e collaboratore del Sole 24 ore per la cultura dell’India), ma un testo per accompagnare un viaggio nella storia e nella cultura indiana, nella tradizione mitologica e nella varietà religiosa. Un viaggio per immagini, in cui arte e filosofia hanno un ruolo dominante.
Un nota integrativa rispetto alle opere narrative degli autori indiani che oggi abbiamo raccontato.

giovedì 18 marzo 2010

LIBROS DE AMOR

Nuda, castamente sfumata in quell'ora
con la fronte inerte contro l'opaca finestra;
metà del tuo corpo ha il malva del crepuscolo,
l'altra metà ha il rosa della stanza illuminata...

E cadi sopra di me; e sorridi e piangi,
in una vaghezza di forme e di ansie;
e nel piacere indolente s'intrecciano i misteri
delle cose vicine e delle cose lontane.

(da Libros de amor di Juan Ramòn Jiménez, traduzione di Piero Menarini, Fausto Lupetti editore)

giovedì 11 marzo 2010

DONNA, DONNE

Senza addentrarmi nel terreno della letteratura femminista, accenno a qualche saggio recente, o meno recente ma di grande interesse, sull’argomento donna e a qualche testo di narrativa in cui si dia testimonianza di figure femminili contemporanee che hanno alzato la testa in un contesto ostile: donne di Iran e Afghanistan.

• MEMORIE DI UNA CHE C’ERA. UNA STORIA DELL’UDI
Marisa Rodano, Saggiatore 2010, 19.00 euro
L’Unione Donne Italiane nasce nel 1944 e celebra il suo primo congresso a Firenze nel 1945, coinvolgendo 400.000 donne distribuite in 78 province. Nasce da esperienze di resistenza civile e militare nel nord e dai partiti democratici del centro-sud. Inizialmente, attraverso commissioni apposite, si occupa dei problemi civili urgenti nell’Italia dell’immediato dopoguerra (mense popolari, alloggi, igiene, lotta al mercato nero), poi sposta l’interesse sull’emancipazione della donna, promuovendo vere e proprie battaglie civili (parità di salario, divieto di licenziamento per la donna che si sposa, divieto di doppio lavoro, pensione per le casalinghe). Dalla fine degli anni ’60 l’UDI si fa promotrice del cambiamento del diritto di famiglia che porta alla legge sull’aborto e sul divorzio per arrivare al progetto di legge di iniziativa popolare contro la violenza sulle donne. Oggi gli ambiti di lavoro dell’UDI sono cittadinanza, precarietà, assistenza, famiglia e maternità, adeguando gli internnventi al mutato tessuto sociale, che vede la presenza di un numero sempre più consistente di donne straniere/immigrate.
Marisa Rodano, autrice di questo saggio che racconta la storia dell’UDI, è stata una delle fondatrici e quindi a pieno titolo può raccontare la storia del movimento e può raccontarci le conquiste ottenute dalle donne in Italia, avendo ricoperto ruoli istituzionali in Italia e in Europa, e avendo sempre combattuto per il riconoscimento dei diritti delle donne.

• MA LE DONNE NO
Caterina Soffici, Feltrinelli 2010, 14,00 euro
Il sottotitolo: Come si vive nel paese più maschilista d’Europa.
Caterina Soffici è una giornalista e propone un bilancio delle lotte civili per l’emancipazione della donna: se l’idea iniziale era quella di essere libere, indipendenti e padrone del proprio destino, ora non ri può che constatare una sconfitta. O se non una sconfitta, almeno una mancanza di crescita, una situazione di stallo, una mancanza di progressi. E questa è una situazione prettamente italiana: all’estero ci si imbatte in donne vincenti, che reagiscono e si realizzano; in Italia per vari motivi le donne non riescono a conquistare terreno nei confronti dell’altro sesso, rimanendo il più delle volte relegate a ruoli meno prestigiosi, meno qualificati, meno pagati, in continua lotta con la vita familiare che sono quasi sempre da sole a gestire. Un mondo meno sessista sarebbe possibile e, conclude la Soffici, ne trarrebbero beneficio anche gli uomini.

• CINEMA: FEMMINILE, PLURALE
Paola Casella, Le mani 2010, 14,00 euro
La Casella, pure giornalista e critico cinematografico, guarda al primo decennio del nuovo secolo e guarda all’evoluzione della figura femminile, nelle immagini cinematografiche: sempre più donne nei film stanno diventando motori della storia e gli uomini che le accompagnano sono personaggi comprimari. Alla fine del ‘900 il femminile e il materno rappresentati esprimevano sofferenza e frustrazioni derivanti da competizioni impari con il panorama maschile. Poi la figura femminile sembra gradualmente emergere e si fa paladina di nuovi ideali, proiettandosi in un futuro in cui sia non solo compartecipe, ma addirittura fondamentale figura per rassicurare gli elementi maschili, che appaiono invece sempre più confusi e insicuri.


• DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELLA DONNA E DELLA CITTADINA
Olympe de Gouges, Il Nuovo Melangolo , 9.00 euro
Risale al 1791 questo testo. La Rivoluzione francese è da poco alle spalle, la situazione politica è instabile e Olympe dopo aver dato alle stampe un paio di opuscoli politici, destando attenzione e discussione, propone la Dichiarazione dei diritti della donna, rivolgendosi a Maria Antonietta: sostiene che le donne sono capaci di assumere responsabilità tradizionalmente riservate agli uomini e chiede che le donne vengano ammesse ai dibattiti politici e sociali; afferma l'uguaglianza dei diritti civili e politici tra i due sessi, insistendo perché si restituiscano alla donna quei diritti naturali che la forza del pregiudizio le ha sottratto. La prima cosa che ottiene è che le donne siano ammesse a una cerimonia a carattere nazionale, « la festa della legge » del 3 giugno 1792 poi alla commemorazione della presa della Bastiglia il 14 luglio 1792.
Olympre chiede la possibilità di sciogliere un matrimonio e l'instaurazione del divorzio (ammesso all'indomani della Rivoluzione). Avanza l'idea di un contratto firmato tra concubini e milita per la libera ricerca della paternità e il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio. È anche tra i primi promotori di un sistema di welfare, formulando - a grandi linee - un sistema di protezione materna e infantile e raccomanda la creazione di seminari nazionali per combattere la disoccupazione. Analogamente propone la creazione di alloggi per i non abbienti e quella di ricoveri dignitosi per i mendicanti.
Viene ghigliottinata il 3 novembre 1793, lei che a sostegno della sua battaglia politica e civile aveva detto «La donna ha il diritto di salire sul patibolo; ella dovrà anche avere il diritto di salire sulla tribuna.»


• FINCHE’ AVRO’ VOCE
Malalai Joya, Piemme 2010, traduzione di Franca Genta Bonelli, 17.50 euro
Lo scenario è quello dell’afghanistan contemporaneo, dove l’autrice nasce nel 1977.
Lo scenario è quello di un paese arretrato a livello di conquiste civili, in cui la donna ha un ruolo limitato all’ambito familiare.
Malalai ha conosciuto subito la durezza della vita in Afghanistan: l’invasione dei Russi, la fuga della sua famiglia in Pakistan, il governo dei Talebani. E ha deciso di lottare per la libertà sua e di tutte le donne afghane, riuscendo a conquistare un incarico nel gran consiglio afghano, dopo il crollo del regime talebano. Ma quella Loya Jirga, quel gran consiglio che avrebbe dovuto dare vita al nuovo corso della politica e della vita civile, è ancora una volta una sfida difficile: il suo posto è in mezzo ad uomini, uomini che non hanno cambiato modo di pensare solo perché il regime talebano è crollato. Malalai non si rassegna, non rispetta la legge del silenzio che la convenzione vuole sia rispettata dalle donne, ed interviene in assemblea, generando nell’immediato insulti nei sui confronti e nei confronti di tutte le donne, poi minacce ed attentati. La sua battaglia non si ferma: nonostante tutto la sua voce continua a farsi sentire, denunciando le verità più scomode, le connivenze internazionali, il fondamentalismo di Karzai, i traffici illeciti e la violazione dei diritti umani. La sua voce, raccolta in questo libro in via di pubblicazione in 18 paesi.

• E’ SOLO LA VOCE CHE RESTA
Forugh Farrokhzad, Aliberti 2009, traduzione e cura di Faezeh MArdani, 15,00 euro
Ritorna la voce, questa volta nei Canti di una donna ribelle del Novecento iraniano.
La Farrokhzad è una donna iraniana, nata a Teheran nel 1935, che sin da giovanissima dimostra una grande passione per l’arte e la poesia, tanto da scegliere quest’ultima rispetto alla famiglia. Si sposa, ha un figlio ma non scende a compromessi: il ruolo di moglie e madre le sta troppo stretto, non riesce a rinunciare all’espressione poetica, a quei versi che raccontano esperienze intime di giovane donna, a quella voce ritenuta spregiudicata in un paese che, nonostante l’apparente occidentalizzazione, non è ancora pronto ad accogliere questo tipo di libertà.
In questa antologia curata dalla Mardani, docente di Lingua persiana e Storia contemporanea dell’Iran all’Università di Bologna, viene presentata Un’altra nascita, la più importante opera poetica della Farrokhzad, pubblicata nel 1963.

venerdì 5 marzo 2010

POESIA DALL'IRAN: FORUGH FARROKHZAD

Io parlo dall'estremità della notte

Dall'estremità della tenebra
dall'estremità della notte
io parlo

Se verrai a casa mia, oh mio caro
portami una luce
e una piccola finestra
per guardare
la stradine affollata e felice.

(Dono, tratto da E' solo la voce che resta, traduzione di Faezeh Mardani, Aliberti 2009)

mercoledì 24 febbraio 2010

VIAGGIO IN SUDAMERICA

Viaggio in sudamerica, nel sudamerica che scrive in spagnolo: una scelta di autori del ‘900.
Il Cile di Roberto Ampuero e Pedro Lemebel
L’Argentina di Ernesto Sabato e Julio Cortazar
La Colombia di Alvaro Mutis

• IL CASO NERUDA
Roberto Ampuero, Garzanti 2010, traduzione di Stefania Cherchi, 18,60 euro
Ampuero nasce nel 1953 in Cile da una famiglia del ceto medio e di destra, frequenta le scuole superiori in un collegio tedesco di Valparaiso e si trasferisce a Santiago per gli studi universitari nel 1972. Entra nella Gioventù Comunista Cilena, studia antropologia e letteratura: nel ’73 quando la situazione politica precipita, parte dal Cile, si trasferisce a Cuba (dove resta fino al 1979) e poi nel 1983 nella Germania Orientale per l’interessamento del Consolato della DDR. Si guadagna da vivere come giornalista, traduttore, docente universitario… fino al 1993 quando rientra in Cile e pubblica il suo primo romanzo Chi ha ucciso Cristian Kustermann?: un romanzo poliziesco il cui protagonista Cayetano Brulè (Brulé è il secondo cognome di suo padre) sarà protagonista di altri polizieschi Bolero all’Avana (1994), Il tedesco di Atacama (1996), Appuntamento al Blu profondo (2004) e Il caso Neruda (2008, appena pubblicato in italiano):
La breve nota biografica è importante per tutti gli scrittori, e per gli artisti in generale: Ampuero conferma la regola. Nei suoi romanzi si ritrovano le sue esperienze di vita (Cuba, il governo di Allende e la dittatura di Pinochet, la Germania), il suo amore per il Cile e soprattutto per Valparaiso, che rivive sempre nella sua meravigliosa decadenza, le conoscenze letterarie: l’ultimo caso del detective Brulè, Il caso Neruda, attraversa Cuba, gli Stati Uniti, il Messico, racconta la vita politica dalla fine di Allende ai giorni nostri, parla del grande poeta e dei suoi amori, il tutto in un piacevole giallo.
Il passato politico del Cile è un passato troppo recente e troppo pesante per lasciare indifferenti gli scrittori: il ritorno agli anni bui della dittatura è una necessità con la quale fare i conti: Ampuero lo fa in forma non violenta, inserendo l’aspetto storico nel romanzo poliziesco.

• HO PAURA TORERO
Pedro Lemebel, Marcos y Marcos 2004, traduzione di Cortaldo e Mainolfi, 10,00 euro
Siamo sempre in Cile, sempre negli stessi anni di Ampuero (Lemebel nasce a Santiago nel 1955), cambiano le esperienze di vita e cambiano le storie, le storie raccontate dai due autori, non la storia che rimane a far da sfondo ai romanzi, che purtroppo non cambia.
Lemebel non lascia il Cile negli anni di Pinochet, li vive tutti sulla sua pelle da maricon e da letterato e li descrive con uno stile originalissimo che incanta per l’innovazione e la musicalità. In Ho paura torero descrive l’amore di un travestito con una delicatezza rara, racconta le giornate del Dittatore e della moglie con un’ironia meravigliosa. Un romanzo piacevolissimo, del quale molti elementi sono ripresi nella raccolta di racconti uscita nel 2008, sempre per i tipi di Marcos y Marcos. La storia di questa antologia dal titolo Baciami ancora, forestiero è curiosa: i due editori, in viaggio in Cile, entrano in una libreria di Santiago, la cui vetrina proponeva anche i libri di Lemebel, e raccontano al libraio di essere gli editori italiani di Lemebel. Il libraio è il libraio di Lemebel, lo chiama per telefono e combina l’incontro: da qui nasce il viaggio dei due editori in Cile sulle tracce delle indicazioni di Lemebel e inizia la scelta dei racconti da tradurre e pubblicare. Alcuni più visionari, alcuni più politici, alcuni d’amore: la magia di Lemebel ritorna, soprattutto nella raccolta Tappeto volante sul campo dell’orrore, che mostra un Lemebel oppositore creativo e tenace del regime, testimone disincantato di un cambiamento epocale, narratore fantasioso e originale.

• SOPRA EROI E TOMBE
Ernesto Sabato, Einaudi 2009, traduzione di Jaime Riera Rehen, 26,00 euro
Parlare di Sabato è impegnativo: è uno dei maggiori esponenti del mondo culturale del XX secolo, non solo per l’Argentina.
Nato nel 1911 nella provincia di Buenos Aires, approda all’Università de La Plata nel 1929 iscrivendosi alla facoltà di Scienze matematiche e si appassiona alla politica, impegnandosi nel movimento per la riforma universitaria ed entrando nella Federazione giovanile comunista, pur mantenendo uno sguardo critico sul comunismo stalinista. Viaggia per lavoro, in qualità di fisico esperto in meccanica quantistica, in Francia, negli Stati Uniti rientrando periodicamente in Argentina. Nel 1939 ha inizio la sua crisi esistenziale, che lo porta dapprima ad abbandonare gli ambienti accademici, a ritirarsi dal mondo per vivere dell’essenziale e finalmente a dedicarsi alle sue passioni, la scrittura e la pittura.
Articoli e traduzioni sono i suoi primi lavori, poi la narrativa: Sopra eroi e tombe è pubblicato nel 1961 ed è considerato uno dei migliori romanzi argentini del XX secolo. La vicenda narrata, in poco meno di 600 pagine, è quella di una famiglia borghese in decadenza, materiale e psicologica, in cui i personaggi sono sia cellule singole che parti di una struttura: affascina la psicologia dei personaggi, nel loro continuo passaggio da sentimenti estremi e contraddittori. Non mancano ovviamente i riferimenti storici, la critica al perdonismo, l’accenno agli eroi dell’Indipendenza.Quella proposta da Einaudi è la prima traduzione integrale (la precedente uscì per Feltrinelli nel 1965).
Sabato merita un posto fra i grandi della letteratura argentina, accanto a Borges e Bioy Casares.

• BESTIARIO
Julio Cortàzar, Einaudi 1974, traduzioni di Nicoletti rossigni e Martinetto, 10,00 euro
Con Cortazar inizio dalla fine, dalla fine della sua vita (mentre Sabato è ancora in vita, Cortazar è morto nel 1984) e quindi da Parigi, da cimitero di Montparnasse dove la sua tomba, quasi al pari di quella di Simone de Beauvoir è meta di pellegrinaggio, segno evidente della fama raggiunta dallo scrittore argentino nel mondo.
Il legame con l’Europa è forte: la sua famiglia era in Svizzera e poi in Spagna allo scoppio della prima guerra mondiale (Cortazar nasce a Bruxelles). Dopo la guerra rientra in Argentina dove completa gli studi universitari e inizia a lavorare come traduttore e giornalista: uno dei suoi primi racconti raccolti nel Bestiario, Casa occupata, viene apprezzato e pubblicato da Borges: è il 1947. Inizia la sua carriera di scrittore e la sua amicizia con Borges.
Impegnato nelle cause civili, estimatore del Che Guevara e di Allende, devolveva gli introiti dei diritti sulla pubblicazione dei suoi libri alle cause per la difesa dei prigionieri politici, non solo in Argentina, ma in tutto il Sudamerica.
Bestiario è un’antologia di racconti, che danno un saggio della variegata scrittura di Cortazar, che non si può ascrivere a nessun modello, che sfugge a definizioni temporali, che propone personaggi di rara profondità

• L’ULTIMO SCALO DEL TRAMP STREAMER
Alvaro Mutis, Adelphi 1991, traduzione di Gabriella Bonetta, 8,00 euro
Dopo l’infanzia in Europa (il padre era diplomatico a Bruxelles), Mutis rientra in Colombia, a Bogotà, alla morte improvvisa del padre: finita l’università si dedica al giornalismo e quindi alla scrittura, pubblicando poesie e romanzi: il successo internazionale arriva negli anni ’80 con le edizioni de La neve dell’ammiraglio, Ilona arriva con la pioggia,e L’ultimo scalo del Tramp Streamer, in cui l’amore e l’amore per il mare diventa l’elemento fondamentale della narrazione, sentimento romantico e decadente che trascina l’immaginazione in sogni quasi realizzabili.

venerdì 19 febbraio 2010

STAMPARE AD ARTE



Un libro si guarda, si sfoglia, si legge dall’inizio. È la copertina che ci seduce, è il frontespizio ad annunciarci il testo che contiene, ad introdurci come una soglia – una delle tante soglie, per dirla con Genette – all’interno dell’opera che attende il suo lettore.
Il nostro dialogo con il libro, però, può cominciare anche dalla fine, dal colophon –
che, non a caso, in greco significa “cima”, “vertice” – perché, in quelle poche righe, poste sull’ultima pagina, è racchiusa la chiave per intendere come quel libro è stato concepito, qual è la segreta architettura della sua forma, quali gli elementi paratestuali che agiscono in modo discreto, quasi subliminale, sulla nostra percezione, quali la filosofia, l’idea, le scelte, che hanno informato la sua realizzazione. E non bisogna dimenticare che, storicamente, quello è il luogo dell’autocelebrazione del tipografo, dello stampatore che, uscendo dall’anonimato, rivendica l’insostituibilità del suo ruolo, la qualità del suo operato, la sua perizia. A saperlo leggere, un colophon è quasi una dichiarazione di poetica.
È nel colophon, infatti, che si rivelano i dati oggettuali – il tipo di carattere, la carta, le modalità di stampa, la legatura, la presenza di illustrazioni, la tiratura – ovvero tutte le componenti che possono riscattare il libro dalla banalità seriale, dal suo status di semplice veicolo di parole, trasformandolo in un oggetto estetico in sé, proiettandolo in una sfera di contemplazione visiva, oltre che concettuale.
Allora, è nella veste del libro – ed è bene tenere a mente il significato primario del termine che così bene si piega ad esprimere l’idea di coprire, avvolgere,ma anche ornare – che si misura lo scarto tra un prodotto dell’editoria di massa e un fine book, un libro di pregio, un libro in cui l’aspetto formale, il contenitore, ha lo stesso peso del suo contenuto. E naturalmente dovremmo chiederci quanto quella forma, costituita da molteplici elementi – non soltanto materiali – non sia anche sostanza, coerente scelta di stile. Di certo, l’aspetto fisico del libro, nella sua totalità, contribuisce (sempre) a creare un orizzonte di attese intorno al testo, di cui esalta e illumina tutte le potenzialità.
Non deve ingannare, del resto, l’apparente universalità della parola “libro” che, fingendo una concreta aderenza alla cosa rappresentata, suggerisce una familiarità di
esperienze, un significato certo, univoco, condiviso da tutti. Al contrario, i libri
appartengono a categorie e tipologie diversificate, abitano mondi spesso molto lontani tra loro e offrono molteplici punti di osservazione a seconda delle nostre passioni.
Siamo, prima di tutto, lettori, diversi per qualità e quantità delle letture, tempi e
modi del leggere, raffinatezza degli interessi, sottigliezza delle interpretazioni, gusto per la scrittura, o personalità individuale, ma sempre lettori. Siamo studiosi, bibliofili, collezionisti, amanti dell’arte o della tipografia,ma ci interessiamo sempre e solo di libri: la terminologia non segue il mutare dei nostri interessi. È sempre necessario, quindi, delimitare ambiti, aggiungere specificazioni, cercare linee di confine, per quanto incerte e riduttive, per cercare di definire l’oggetto del nostro parlare all’interno delle molteplici categorie di libri possibili.
In tal senso, il lavoro di Alessandro Zanella tipografo, stampatore, editore di libri a tiratura limitata, non risponde a un paradigma facilmente riconoscibile, non si può ridurre a una tipologia libraria precisa, né si può ridurre a un corpus unitario e omogeneo.
I suoi libri, noti agli intenditori per la qualità impeccabile della stampa e il
raffinato equilibrio delle scelte formali, non sono costruiti seguendo dei percorsi
obbligati, ingabbiando il testo in uno schema formale riconoscibile quanto definitivo, ma sono modulati secondo modalità e ritmi variabili, sempre, però, in un rapporto di assoluta sintonia con il testo che devono accogliere. Ogni libro costituisce una diversa avventura,ma il segno di Zanella, il suo inconfondibile marchio, si ritrova costante nella capacità di coniugare un sapere antico – l’arte della composizione e della stampa tipografica, coltivata con assoluta dedizione – con ardite, quanto ponderate, sperimentazioni...
(questo testo di Beatrice Peria è stato tratto dall'introduzione del catalogo stampato da Amperstand per la mostra alla Biblioteca Vallicelliana di Roma del novembre 2009; l'immagine è tratta dallo stesso catalogo: Ecce vedeo, otto poesie in italiano di Valerio Magrelli e una breve nota dello stampatore. Con otto incisioni
su linoleum di Lucio Passerini svolte su più pagine e due incisioni in copertina)