venerdì 28 dicembre 2007

GIACARTA & IL PALAZZO DEI SAPORI ACCUMULATI

Giacarta, venti città in una, dove nulla è decifrabile a prima vista. Torri tra le quali serpeggiano vicoli; bidonville sopra placidi corsi d'acqua; quartieri antichi con incongrui ponto levatoi olandesi. E ovunque, fettuccine fresche, stirate alla svelta in matasse maneggiate con gesti ampi, sbollentate, fritte con pomodoro e peperoncino, costellate di cubetti di carne di manzo o di montone, annegate in salsa di soia. Il più delle volte bacchette e piatti sono bisunti oltre il lecito. Ma non manca lo stile e la sorpresa culinaria è sempre possibile.

Un appassionante viaggio tra sapori, colori e umori dell'estremo oriente. Un racconto impressionista, come un reportage fotografico, che al riparo da qualsiasi velleità didattica alterna gustosi anedoti e sapienti tocchi di colore locale. Una succulenta odissea, anche gastronomica, attraverso la penisola malese fino al cuore di una cina ancora vietata agli occidentali, che intrattiene e avvicina il lettore a un mondo lontano, diverso, enigmatico e continuamente affascinante.
(Giacarta & il palazzo dei sapori accumulati di Patrick Boman, Excelsior 1881, traduzione di Riccardo Bentsik).

giovedì 13 dicembre 2007

HENRY JAMES A CONFRONTO CON SIGMUND FREUD

Un romanzo colto e divertente che mette faccia a faccia due geni: l'eccelso romanziere Henry James e il padre della psicoanalisi Sigmund Freud. Teatro dello storico incontro è la Lamb House, a Rey nel Sussex, residenza inglese dello scrittore. L'anno è il 1908 e la stagione tarda estate.
William James, preoccupato per alcune "eccentricità" del fratello Henry, prega Freud di indagare discretamente sull'esistenza di eventuali nevrosi. Freud non si lascia sfuggire l'opportunità, e nelle due settimane in cui si trattiene alla Lamb House sottopone Henry James a quotidiane sedute di analisi in cui i due leoni del pensiero umano affrontano i grandi temi dell'inconscio, dell'immaginario, della religione e della creatività.
Tra i due si stabilisce un'intensa amicizia. Ma chi sta analizzando chi?
Lo "scontro dei titani" non è però svincolato dal resto della scena. Le discussioni di Freud e James sui massimi sistemi si alternano e si mischiano, talvolta con effetti irresistibilmente comici, al carosello di trame dei personaggi di contorno: il protagonista Horace, giovane studente americano di letteratura ospitato alla Lamb House per fare la tesi sui romanzi di Henry James che trattano di arte e artisti – autentiche parabole -, mettendone in rilievo il lato comico; l'arcidiacono Fengallon, tonante castigatore dei risorgenti valori cattolici nel Sussex; la bella Agnes, nipote dell'arcidiacono corteggiata da Horace; lo scaltro cameriere Noakes, l'acuta scrittrice Edith Wharton e tanti altri.
Colpi di scena, situazioni comiche, disquisizioni erudite ma mai pedanti, fanno di questo romanzo, del Premio Pulitzer, Edwin M. Yoder Jr.,una lettura deliziosa e gratificante.
(Leoni alla Lamb House di Edwin M. Yoder jr., edizioni e/o 2007, traduzione di Alberto Bracci Testasecca)

domenica 2 dicembre 2007

SHIATSU: INCONTRO DIMOSTRATIVO

Martedì 4 dicembre a partire dalle ore 17.30 Eleonora De Luca, operatrice shiatsu ed assistente della Scuola Internazionale di Shiatsu SoleLuna, offre agli ospiti della libreria una breve seduta dimostrativa di massaggio.
Lo Shiatsu (letteralmente "pressione col dito") è una forma di comunicazione non verbale. Attraverso l'uso di appropriate pressioni sul corpo, risveglia un contatto profondo con se stessi, aiuta a conoscersi, a preservare e mantenere la salute, migliora la relazione interpersonale.
Dalla medicina tradizionale cinese lo shiatsu ha ereditato la visione della malattia come blocco o squilibrio dell'energia in una o più parti del corpo, sintomo di uno squilibrio più generale che coinvolge l'individuo nella sua totalità e quindi il suo stile di vita.
Lo shiatsu agisce sulla struttura ossea, le articolazioni, i tendini e gli organi operando sui meridiani, cioè sui canali energetici il cui cattivo funzionamento altera l'energia corporea e il sistema nervoso vegetativo. Dunque lo shiatsu è un mezzo per ripristinare l'energia vitale che è in noi ristabilendo equilibrio e funzionalità.

giovedì 29 novembre 2007

NEGAZIONE COME AFFERMAZIONE


Sabato 1 dicembre 2007 alle ore 18.00 inaugura la mostra "Ultimi lavori" di Giannantonio De Maldè. La mostra prosegue fino a domenica 6 gennaio 2008.

negazione come affermazione.

la necessità di annullare la pittura, la materia, la tecnica, il giudizio estetico. così si afferma l'opera che sta nel dialogo interno pre-creativo dell'artista. è un confronto non più con la pittura per la pittura, per la quale cade ogni interesse, ma con sé stessi, con ciò che si è e si fa.

è un momento di sospensione, di assenza. da tutto questo nasce un monologo, una narrazione silenziosa, convulsa, che lentamente vede la parola scritta prendere il posto della pittura, della forma. il gesto creativo diventa parola scritta. narrazione casuale, estemporanea che a tratti si fa leggere e a tratti volutamente si nega.

la volontà di affermare una ragione in vece di un dilagante e squalificato senso estetico.

Giannantonio De Maldè


martedì 20 novembre 2007

LEGGER_MENTE: DEL PENSARE LA PSICHE IN LIBRERIA

Legger_mente del pensare la psiche in libreria è il titolo di un ciclo di tre incontri sul tema della psichiatria e psicoanalisi.

Il primo è giovedì 22 novembre 2007 alle ore 17.30 con il professor Francesco Galli, Codirettore di Psichiatria e Scienze Umane, sul tema: "Psichiatria, Psicoanalisi e Psicoterapia in Italia: testi e contesti". Moderatore Mariapia Ardoin.

Gli altri appuntamenti successivi:

* venerdì 22 febbraio 2008 alle ore 17.30, Valeria P. Babini, Docente di Storia della Psicologia, Dipartimento di Filosofia dell'Università di Bologna, interverrà sul tema "La storia della psichiatria tra narrazione e scoperta". Moderatore Cristina Faccincani.

* venerdì 9 maggio 2008 alle ore 17.30, Michele Ranchetti, storico, interverrà sul tema "Tra psicoanalisi e filosofia". Moderatore Chiara Zamboni.

I tre incontri saranno in concomitanza dell'apertura di un piccolo scaffale dedicato a testi di interesse psichiatrico e psicoanalitico. Il progetto e la proposta dei libri, curato da Mariapia Ardoin, è in costruzione: l'intento sarebbe quello di selezionare nella letteratura di settore quei titoli di maggior significato sia riguardo la riproposta dei classici, sia alla scelta delle novità. A questo scopo confidiamo nei suggerimenti e contributi anche da parte di quanti siano interessati. "Per quel che riguarda il ciclo di incontri, si tratta anche qui di una proposta assolutamente di partenza, che però mi auguro possa continuare ed arricchirsi strada facendo.L'idea iniziale è stata quella di invitare intellettuali che occupano un ruolo significativo sia nel campo specifico che nel più ampio panorama culturale italiano."

Mariapia Ardoin

venerdì 16 novembre 2007

UNA POESIA

"Correva il vento,
ieri,
spettinando le nubi
nello spazio.
soffiava a tratti raggruppando le foglie
sul selciato.
Sopravvenne la quiete
in attesa di vita."
Marcella Tassinari Franchi, Laudi, Perosini editore 2006

mercoledì 14 novembre 2007

MALCOLM X



Il pensiero e la vita del leader nero nella versione disegnata della celebre Autobiografia di Malcolm X. gli aspetti meno conosciuti e più problematici della sua formazione, dall'assassinio del padre a opera del Ku Klux Klan, alla giovinezza nella malavita in una Harlem brulicante du miraggi e tentazioni. Fino al buio della prigione, dove Malcolm troverà la sua strada tra le fila dell'islam radicale. Le speranze e ambizioni di un uomo costrettto a venire a patti con le menzogne di un fondamentalismo dal volto, ieri come oggi, brutalmente spietato.
Malcom X, Andrew Halfer & Randy DuBurke, Alet 2007

venerdì 19 ottobre 2007

INTRODUZIONE ALL'INDUISMO

Inizia Venerdì 19 ottobre 2007 alle ore 18.30 la serie di 7 appuntamenti, organizzati in libreria dal VAIS (Venetian Academy of Indian Studies), dedicatio all'induismo.
L'idea è di fornire un approccio complessivo a un mondo tradizionale che, inglobando e amalgamando le diverse correnti di pensiero che si sono affacciate nei millenni sul subcontinente indiano, ha creato un continuum multiforme e spesso inestricabile di speculazioni filosofiche, strutture mitologiche, approcci culturali ad arti e scienze, impianti rituali, credenze religiose che hanno permeato e permeano tutt’oggi la società indiana.
Il ciclo di conferenze è dunque dedicato a chi si accosta per la prima volta a tale universo culturale, ma anche a chi, avendolo già avvicinato, desidera meglio comprendere l’ambito cui le diverse forme di pensiero possano essere riferite.



19 ottobre 2007 ore 18.30
che cos’è l’induismo
prof. Gian Giuseppe Filippi
università ca’ Foscari di Venezia


26 ottobre 2007 ore 18.30
la tradizione vedica
dr. Gianni Pellegrini
indologo VAIS – università di Benares


8 novembre 2007 ore 18.30
i darshana: le sei correnti filosofiche dell’induismo
prof. Antonio Rigopoulo
università ca’ Foscari di Venezia


16 novembre 2007 ore 18.30
l’epica
prof. Giovanni Torcinovich
università ca’ Foscari di Venezia


23 novembre 2007 ore 21.00
tantrismo
dr.ssa Monia Marchetto
indologa VAIS


30 novembre 2007 ore 18.30
bhakti e induismo medioevale
dr. Maurizio Verardo
indologo VAIS


7 dicembre 2007 ore 18.30
movimenti del XIX e XX secolo, pseudo religioni e fondamentalismi indiani
prof. Gian Giuseppe Filippi
università ca’ Foscari di Venezia

mercoledì 10 ottobre 2007

VISIONI

Sabato 13 ottobre 2007 alle 18.00 inaugurazione della mostra d'arte "Visioni" di Andrea Allegretti (rimarrà fino a sabato 27 ottobre).
Attraverso una gestualità istintiva, cerco di abbandonareogni volontà di rappresentazione. Cerco di “superare”i miei pensieri, “anticiparli”, spingendoli oltre...dove non avrei saputo. Finché affiora da sé un’immagine, che da astrattadiventa reale. La confusione e il caos diventano forma earmonia. Un onda! Un istante nel fluire continuo. Energia in continua trasformazione, della quale non conosco, se esiste, l’origine.
Andrea Allegretti è nato a Cremona nel 1979. Diplomato in comunicazione visiva egrafica pubblicitaria all'Istituto Superiore di Design "A.Palladio" di Verona, vive e lavora come grafico e webdesigner a San Benedetto Po in provincia di Mantova.La sue vere passioni sono la musica, l'arte e le loro contaminazioni.

martedì 9 ottobre 2007

INCONTRANDO POESIA

Uscito da poco per Servitium, Carità della notte, scritto da Lorenzo Gobbi, è il racconto libero di un incontro personale con la poesia di Paul Celan e insieme un saggio rigoroso sull'interpretazione di questa poesia: con essa, infatti, si può davvero conversare nella notte del dolore, del lutto , dell'abbandono, e nel tempo che segue la separazione.
Segnato dal lutto, l'autore racconta di aver trovato nella poesia di Celan non solo una riflessione profondissima sul tempo e sulla separazione, proveniente dal cuore pulsante della cultura ebraica, ma anche il racconto esatto di ciò che egli stesso ha vissuto.
"Incontrai la poesia di Celan nella metà degli anni '80:parole frante, criptiche, quasi illeggibili - eppure, indiscutibilmente vere. Compresi più tardi che il mistero del loro pudore è un estremo desiderio di verità: una gratuità disarmante. Ne nacque un colloquio intenso, misurato, che durò molti anni - e poi, un nuovo colloquio, serrato e segreto, a cui mi dedicai febbrilmente per mesi e mesi, senza altra occupazione - e al quale tornai a più riprese, fino a oggi.
Vorrei raccontare qui una parte di ciò che ne ho avuto - a testimonianza del bene."
Il libro verrà presentato in libreria venberdì 12 ottobre alle ore 18.30. L'autore Lorenzo Gobbi dialogo con padre Espedito D'Agostini, direttore delle edizioni Servitium, sulla lettura, la scrittura, la poesia e l'editoria oggi.

venerdì 5 ottobre 2007

DA SAMARCANDA A BUKHARA

Da Samarcanda parto al mattino presto: direzione Bukhara con tappa intermedia, dopo due ore e mezza di strada, a Shakhrisabz. E' venerdì, giorno festivo per i musulmani, ma soprattutto giorno di matrimoni! Il cittadina non è particolarmente bella, le case lungo la via principale non hanno nulla di artistico: di primo acchito non si coglie il fascino di quella che è stata la città natale di Tamerlano. Poi la moschea di Kok-Gumbaz ed ancora più bello il complesso di Khazrati-Imam dove gli uomini, per lo più anziani, pregano all'ombra del porticato. Le donne sono indaffarate ad esporre le loro mercanzie nelle stradine e i nei cortili alberati dei dintorni: ricami floreali, eseguiti su tessuti di cotone per splendide borse di varie dimensioni e suzanne (i teli uzbeki da usare come tovaglia o copriletto). Sono delicate nel porgere i manufatti, molti dei quali ottenuti rielaborando tessuti della tradizione familiare, forse del corredo tramandato da qualche generazione, tanto sono consumati: da un lato mi rattristo nel pensare che la necessità impone di cedere parte della propria cultura, dall'altro mi accorgo che vado proprio a cercare quegli oggetti che sanno di vecchio, sanno di casa, di famiglia, di un'altra famiglia che non è la mia, ma che nelle mie mani vengono "coccolati" come lo sono stati in quelle della nonna uzbeka che li ha ricamati.
La visita continua con la residenza estiva di Tamerlano: il palazzo bianco, di cui resta solamente l'enorme portale d'ingresso rivestito di maioliche bianche e blu. A circa cento metri, la statua di Tamerlano con una grande folla di novelli sposi. La tradizione vuole la foto ricordo ai piedi del grande condottiero. Nonostante la temperatura elevata e il sole impietoso, deliziose "meringhe" al braccio di compiti sposi sono precedute dal suono di una lunga tromba fino alla statua. Colpisce lo sguardo delle spose: viso triste e occhi bassi. Domando se è perché di norma i matrimoni sono combinati e quindi le spose raramente sono felici il giorno del matrimonio: no, non è per questo, ma perché con il matrimonio si abbandona la vita spensierata dell'infanzia, dei giochi e dei sorrisi per affrontare seriamente il futuro e la donna deve dare dimostrazione di aver compreso e di aver accettato il destino del diventare adulta. Mi resta ancora qualche dubbio: non sono abituata a vedere le spose tristi.
Nel tardo pomeriggio arrivo a Bukhara e trovo sistemazione in un grazioso alberghetto poco distante dalla piazza Lyabi-Huaz e a nord del quartiere ebraico della città. Quest'ultimo, nonostante quanto immaginassi, non è particolarmente animato, non ci sono botteghe, si vedono per i vicoli ebrei ortodossi: non a caso la comunità di Bukhara è una delle poche al mondo che non parla yiddish, ma usa l'uzbeko, forse conseguenza della forte repressione subita nel corso dei secoli.
Bukhara è una bella città e doveva esserlo molto di più prima della dominazione russa, che ha smantellato le scuole coraniche, lasciando in stato di abbandono splendide madrase, e i ricchi bazar, dei quali resta ormai ben poco. Gli edifici, per quanto fatiscenti mostrano quello che doveva essere lo splendore di un tempo, ma dello spirito che doveva animare gli scambi e che portava in città genti dell'est e dell'ovest non c'è più. Le botteghe propongono belli oggetti dell'artigianato locale, soprattutto stuoie e tappeti di cotone o lana, oggetti d'argenti di provenienza pakistana, afghana e indiana. La gente s'ingegna a proporre i manufatti più diversi.
Dalla madrasa di Abdul Aziz Khan si sente una musica: il cortile interno è coperto di tappeti stesi al sole, le piccole absidi di accesso alle celle sono occupate dalle bancarelle dei mercanti di cappelli, di scatole di legno decorato, di strumenti musicali. Un uomo suona una specie di piccolo violino.
Giro senza meta fra le vie della città, osservando i volti delle persone, annusando l'aria e fermandomi a bere tè. Verso sera mi concedo uno spettacolo di marionette: non amo questo genere di intrattenimenti, ma la ragazza che lo propone ha lo sguardo troppo dolce per rifiutare. E mi diverto pure: tre ragazze inscenano una cerimonia di matrimonio, parlano inglese, muovono le marionette e interagiscono con loro, non risparmiando critiche alla tradizione. Immagino che con il ricavato si paghino gli studi: è una cosa buona, vale la pena di sostenere queste iniziative.
Al mattino presto, dopo opportuna scorta di acqua e frutta, si parte alla volta di Khiva: il deserto del Kizilkum.

martedì 2 ottobre 2007

GHIACCIOFUOCO: MONDI DI DONNE

Due scrittori, due paesi, due continenti. Lei Laura Pariani, lui Nicola Lecca. Lei nella luminosissima Buenos Aires, lui nella silenziosa Reykijavik.
Laura Parini, autrice di Dio non ama i bambini recentemente edito da Einaudi, ha deciso di vivere in Argentina, ama i colori accesi dei mercati sudamericani, il caos felice delle capitali andine, la passionalità del tango e quella delle menti.
Nicola Lecca, autore di Concerti senza autore, invece, vive in Scandinavia: ama il silenzio asettico di quei paesaggi, la calma polare del buio perenne, la timidezza infinita delle persone.
I due scrittori, molto lontani fra loro, rimangono in contatto, si mandano mail, e si accorgono di vivere esperienze opposte e di giorno in giorno continuano a raccontarsele.
Nasce così Ghiacciofuoco e il desiderio di ritrarre la figura della donna in contesti geografici fra loro opposti. Laura Pariani e Nicola Lecca, due scrittori diversissimi per generazione, stile di scrittura, esperienze, decidono di confrontarsi e di raccontare i mondi lontani che hanno potuto conoscere.
Nascono sette figure di donne (la moglie, la vecchia, la prostituta...), sette storie che saranno raccontate due volte.
Ghiacciofuoco di Laura Pariani e Nicola Lecca. Marsilio 2007

mercoledì 26 settembre 2007



"La paura dell'attacco terroristico delle Torri Gemelle rivive nell'animo di quattro amici che si ritrovano, dopo tanto tempo, per festeggiare l'addio al celibato di uno di loro. Grazie a questo evento hanno l'opportunità di fare il punto sulla loro esistenza, su come sono cambiati, sulla loro amicizia e sull'Arte (due di loro sono pittori), sullo spessore dei rapporti interpersonali che sono in grado di instaurare. Uno sguardo profondo, raccontato con leggerezza, su un gruppo di uomini che hanno difficoltà a trovare una propria posizione nel mondo e, soprattutto, dentro di sé. su tutto questo, si staglia l'ombra cupa dell'attentato dell'11 settembre che rivive sia nelle loro incontrollabili fobie che nel racconto autobiografico dell'autore che fa da cornice a questo romanzo a fumetti."

Dal risguardo di copertina di "Tribeca Sunset" di Henrik Rehr appena pubblicato dalla Black Velvet di Bologna.

martedì 18 settembre 2007

SAMARCANDA: GENGIS KHAN, TAMERLANO E...

Samarcanda era nel mio immaginario come Timbuctù, come Machu Picchu, come Kathmandu: un mito, uno di quei nomi che sin da bambino leggi sui libri di geografia ed arricchisci via via di fantasia. Una città reale e fantastica nello stesso tempo. Un luogo senza confini in uno spazio indefinito. La strada per Samarcanda è lunga (poco meno di 300 chilometri in 6 ore di auto), quasi a consigliare un approccio lento a quella che sarebbe stata la realizzazione di un sogno. Campi coltivati, prevalentemente a cotone, mercati di frutta e verdura, chaicane con uomini in conversazione adagiati sui comodi letti.
"La strada fra Tashkent e Samarcanda passa attraverso un paesaggio piatto e brullo. I primi soldati russi che vennero qui da invasori centoventitré anni fa la chiamarono 'la steppa della fame', perchè molti non uscirono vivi da questa piana riarsa, senza un albero e senza un corso d'acqua. A perdersi, ci si potrebbe morire di fame anche oggi, perchè, in qualunque direzione uno guardi, non si vedono a perdita d'occhio che campi di cotone. 'E il cotone non si mangia!' dicono gli uzbeki accorgendosi ora di come i russi prima e i bolscevichi poi li hanno intrappolati nel sistema economico coloniale, imponendo loro la monocoltura del cotone e rendendoli così completamente dipendenti da Mosca per tutti i loro bisogni". (Così Tiziano Terzani nel settembre del 1991, all'indomani della dichiarazione d'indipendenza della Repubblica Popolare Uzbeka)
E poi comincia a vedersi il profilo delle case, un po' di traffico cittadino: la cupola turchese del mausoleo di Guri Amir precede la magnificenza del Registan dove ben tre madrase decorate di maioliche blu e turchesi si affacciano sulla piazza appena illuminata dal tramonto.
"Samarcanda: un nome che sembra cantare, una di quelle mete della fantasia che uno si porta in petto dall'infanzia: Strana parola: Samarcanda! Si può anche non sapere che è una città, non sapere dov'è, non conoscere la sua stori, non legarla a quella di Tamerlano, ma il suo semplice suono, Samarcanda, è una promessa..." . Sempre Terzani in Buonanotte, Signor Lenin.
La scoperta della città, lenta e graduale, sfida i 40° al sole. Per prima cosa il Registan: le tre madrase imponenti si affacciano su una piazza, che nei secoli passati doveva essere il centro degli scambi commerciali. Ora di quel mondo è rimasto molto poco. I massicci restauri dell'epoca sovietica hanno risanato le facciate degli edifici, ma al contempo hanno annientato tutto il fermento di attività testimoniato orami solo dalle foto di inizio secolo. Quel tessuto di tende, banchi, animali, mercanti di di ogni etnia che raggiungevano Samarcanda dalla Cina, dalla Persia, dall'India e dall'Occidente non c'è più. Gli studenti che affollavano le scuole coraniche non ci sono più. Samarcanda è sopravvissuta alle invasioni, ai terremoti e alla storia, ma dalla storia è stata profondamente trasformata in un monumento.
Nonostante tutto, il Registan è uno spettacolo.
Ma il luogo forse più suggestivo di Samarcanda è Shahr-I-Zindah, la "tomba del re vivente", un complesso di piccoli mausolei decorati con piastrelle turchesi e blu, che ancora oggi è meta di pellegrinaggio. Il silenzio rende tutto irreale: non ci sono turisti, solo uzbeki in visita, un gruppo di maestre proveninti dalla Valle di Fergana.
Anche la sfortunata moschea di Bibi-Khanym merita una visita: commissionata dalla moglie di Tamerlano, l'edificio fu vittima della sua stessa grandiosità, iniziando a crollare poco dopo la sua costruzione. Mancano i disegni originali, quindi anche la ricostruzione è assai difficile: ci si è limitati a piccoli interventi, che hanno mantenuto in piedi solo le facciate e poco più.
Prima di riprendere il cammino verso Bukhara, non rinuncio al bazaar: prevalentemente mercato alimentare con merci ben ordinate e divise per generi, offre tutto quello che si può desiderare in termini di spezie, frutta secca e fresca, formaggi e salumi, caramelle e biscotti, pesce fresco e affumicato, carne, uova, dolci e torroni, ruote di pane, tè verde e nero. Un incanto per gli occhi e per il palato, perchè le simpatiche venditrici offrono assaggi di ogni tipo e spiegano, rigorosamente nella loro lingua, che cosa siano quei semi e che non ho mai visto prima.
Ultimo abbraccio di Samarcanda: la sua gente curiosa ed appassionata.

TRATTI E RITRATTI



"Tratti e Ritratti" è il titolo della mostra di illustrazione di Stefania Vianello inaugurata venerdì 21 ottobre alle ore 18.00 (rimarrà fino a sabato 6 ottobre).

Un piccolo percorso che parte dai classici della letteratura per l'infanzia fino ad arrivare ai recenti ritratti e un pò di scenografia che fa da contorno ai personaggi."Tra un lavoro e l'altro mi prendo delle luuunghe pause di riflessione, sono pigra e ho paura del foglio bianco.Gli errori mi divertono perché nascondono la giusta dose d'istinto indispensabile per provare, provare, provare...".


Stefania Vianello è nata a Pieve di Cadore in provincia di Belluno nel 1977.Frequenta il Liceo Artistico a Verona e l'Accademia di Belle Arti a Roma e si diploma in scenografia nel 2002.Comincia da quel momento ad avvicinarsi al mondo dell'illustrazione di libri per bambini frequentando corsi di perfezionamento con illustratori di fama internazionale (Jozéf Wilkòn, Carll Cneut, Pia Valentinis, Beatrice Alemagna).Da qualche anno in collaborazione con il C. di R. Istruzione del Comune di Verona, conduce laboratori creativi per bambini e corsi di formazione per adulti.

giovedì 13 settembre 2007

INCONTRO CON MARCO AIME AL FESTIVALETTERATURA

Mantova, domenica 9 settembre: Marco Aime inizia il suo racconto.
Non è una, l'Africa. Ci sono bambini africani, donne africane, anziani africani. Ma definire questo enorme continente, dove ci sono popoli e culture tanto diversi, come un unicum è un retaggio coloniale. E' un torto che si fa alle sue genti e alle loro tradizioni parlare genericamente di Africa.
Con un omaggio a Kapuscinski, che tanto ha scritto sulle persone che ha incontrato in Africa, introduce "Gli stranieri portano fortuna". Accanto ad Aime, un secondo nome, africano, Lawa Tokou, per questo volumetto uscito recentemente per la casa editrice Epochè. Aime parla per conto di Tokou, che non è riuscito ad arrivare a Mantova per le "solite" difficoltà che si possono incontrare nel muoversi in Africa. Tokou ha circa 50 anni, appartiene al gruppo etnico dei Taneka, vive nella capitale del Benin e... non è uno scrittore. Nella vita fa il commerciante, ha una piccola bottega di oggetti di artigianato nel centro della città e gli piace da sempre raccontare storie. Da quando era piccolo ed il maestro premiava con un quaderno chi dei suoi allievi avesse raccontato la storia più bella raccolta da genitori o nonni. Ora nella sua bottega passa il mondo: stranieri e concittadini si fermano, si siedono sugli sgabelli in attesa di un compratore ed attendono le storie di Lawa. E Lawa racconta di lepri e principesse, di iene e guerrieri, ogni volta una storia sempre nuova o sempre quella, aggiungendo particolari, cambiando nomi e luoghi: perchè Lawa è convinto di aver ricevuto il dono del narrare e di avere una sorta di obbligo nel condividere questa conoscenza. Così le sue storie cambiano per aderire meglio alla realtà nella sua continua evoluzione, ma mantengono sempre fede al messaggio originale, alla morale da trasmettere di generazione in generazione.
Può apparire un tradimento scrivere, raccogliere in un libro quelli che sono stati racconti orali. E' per ringraziare, dice Aime, coloro che ha incontrato sulle strade dell'Africa e per farle vivere, per dare loro una storia, un'esistenza. Per far presente ai non-africani, che i popoli d'Africa hanno una storia, esistono perchè hanno una memoria. La memoria di Lawa e di tutti quelli che ogni giorno intervengono nelle sue storie e nelle storie africane.

sabato 8 settembre 2007

UN PIZZICO DI POESIA PER I BAMBINI

Voglio bene a te
e ai tuoi capelli corti
ai tuoi occhi sciolti
e alle tue calze giù
a come sei se ridi
e a quando metti il muso
alle tue ginocchia d'ossa
e ai tuoi occhi seri
a come muovi le mani
e a come ti viene sonno
a come mi saluti
e a come corri in piazza
quando con noi c'è il vento
e sulle case il cielo
sta come un mantello
viola



E sulle case il cielo di Giusi Quarenghi, Topipittori
illustrazioni di Chiara Carrer.

lunedì 3 settembre 2007

UZBEKISTAN: VERSO SAMARCANDA

Il mio viaggio inizia a Tashkent. La capitale della Repubblica accorpa due città in una: da un lato dell'Ankhor Canal, la vecchia città uzbeka con case basse, giardinetti interni, vie strette..., dall'altro l'imponenza della città sovietica con palazzi maestosi, viali alberati la cui maestosa larghezza contrasta con il traffico assai scarso, fontane e marmi. La prima animata e solare, la seconda semideserta e seriosa. Il cuore della città vecchia, in gran parte rimasto intatto dopo il terremoto del 1966, è la cinquecentesca madrasa di Kukeldash e il Chorsu Bazaar. Brulichio di gente, aria che profuma di pane appena sfornato e bancarelle con splendida frutta ordinata in piramidi multicolori. Sorridono gli uzbeki: nonostante la teoria di denti d'oro che lascia sempre un po' perplessi noi occidentali, i sorrisi degli uzbeki rimangono nel cuore. Siano bimbi intenti al gioco, uomini al lavoro, venditrice del mercato, anziani seduti all'ombra di un gelso... sorridono, cortesi inclinano il capo e si mettono la mano destra sul cuore.
La prima impressione è positiva: dalle difficoltà comunicative con gli addetti di dogana all'aeroporto, mi era sorto il dubbio che potesse rivelarsi complicato qualsiasi rapporto con i locali. Mi sbagliavo: anche se la lingua è diversa e se l'inglese non è molto diffuso, si riesce a "parlare" sempre e comunque. Ci si capisce insomma senza problemi... almeno per le questioni di base.
Al Chorsu Bazaar sono frastornata dalla confusione, non sul genere dei suq arabi, ma dal continuo andirivieni di persone, carichi, merci e persone che offrono assaggi di frutta, di formaggio fresco o stagionato, di semi sconosciuti, di polveri strane. E tutti sorridono e offrono per il piacere di vedere l'indice di gradimento di chi viene dall'Ovest.
Il caldo è soffocante. Il sole impietoso.
Il viaggio prosegue per Samarcanda!

venerdì 24 agosto 2007

UZBEKISTAN: DA SAMARCANDA A KHIVA, PRIMI PASSI SULLA VIA DELLA SETA.

Samarcanda, Bukhara, Khiva, la via della seta, il lago d'Aral, i cammelli battriani, l'Oxus, l'Asia centrale e le repubbliche di fresca indipendenza dall'Unione Sovietica: questi i motivi che mi hanno condotto in Uzbekistan. Avevo letto le storie di Erodoto, i racconti fantasiosi delle Mille e una notte, le cronache esotiche di Marco Polo, i resoconti dei viaggiatori degli anni '30 - Byron e la Maillart -, i reportages di Tiziano Terzani, le cronache di Mario Biondi e di Colin Thubron, i saggi di Peter Hopkirk, le inchieste di Erik Orsenna e di Duilio Gianmaria: non restava che partire alla volta di questo paese, al cui nome gli sguardi dei più si fanno minacciosamente interrogativi ("dov'è?").
L'Uzbekistan è nell'Asia centrale, tra il Caspio e la Cina per dare due confini significativi, in quella regione geografica nota come Turkestan ("Terra dei Turchi" in persiano) che riunisce diverse popolazioni nomadi, semi nomadi, ed ora anche sedentarie. I suoi confini politici non sono naturali: nell'Ottocento, diversi interventi messi in atto dagli eserciti degli Zar (Nicola I e Alessandro II) portano alla conquista da parte dei Russi delle varie città stato della regione; ma è con l'avvento di Lenin che si configura l'attuale fisionomia del Turkestan: un puzzle di repubbliche i cui confini più che unire le diverse etnie sotto la stessa bandiera, le dividono fra più stati per sedarne i possibili moti di ribellione al potere centrale. Troppo impegnati a lottare l'uno contro l'altro, i popoli dell'Asia centrale da un lato hanno fatto da cuscinetto fra la grande Russia e la zolla afghano-pakistana controllata dagli Inglesi, secondariamente sono diventati terra di conquista economica (produttori di cotone e "discarica" di armi batteriologiche e scorie radioattive).
Venti di guerra sono passati sull'Uzbekistan, stravolgendone la cultura millenaria, il tessuto sociale e l'economia. Ma il fascino delle sue città, delle maioliche che ricoprono moschee, scuole coraniche e minareli, l'incanto delle montagne del Pamir e del deserto del Kyzylkum (Sabbie rosse), e soprattutto l'ospitalità delle sue genti (uzbeki, tagiki, kazaki, turkmeni, russi) sono rimasti immutati.
Concludo la prima puntata del mio vaggio con una bibliografia essenziale sulla regione:
- Erodoto, Le storie, Mondadori
- Aa.Vv., Le Mille e una notte, Mondadori
- Marco Polo, Il Milione, Mondadori
- Robert Byron, La via per l'Oxiana, Adelphi
- Ella Maillart, Vagabonda nel Turkestan, Edt
- Ella Maillart, Crociere e carovane, Edt
- Tiziano Terzani, Buonanotte signor Lenin, Tea
- Mario Biondi, Strada biance per i monti del cielo, Tea
- Colin Thubron, Ombre sulla via della seta, Ponte alle grazie
- Peter Hopkirk, Il Grande gioco, Adelphi
- Peter Hopkirk, Diavoli stranieri sulla via della seta, Adelphi
- Erik Orsenna, Viaggio nei paesi del cotone, Ponte alle grazie
- Duilio Gianmaria, Seta e veleni, Feltrinelli

venerdì 10 agosto 2007

KIKI: LA REGINA DI MONTPARNASSE

Negli anni Venti Kiki (Alice Prin, 1901-1953), cantante, attrice e cabarettista, è la musa e la modella preferita di Soutine, Modigliani, Kisling, Cendrars, Desnos, Ricasso, Foujita e Man Ray, tutti residenti nel quartiere parigino di Montparnasse, tutti uniti dall’arte, dalla bellezza e da Kiki, fulcro di quell’epoca e musa che in una sua famosissima foto Man Ray “trasforma” in violoncello.
Kiki, nata nel 1901, ha solo ventotto anni quando Man Ray, Henry Broca e Edward W. Titus (il marito di Melena Rubinstein) la invitano a pubblicare le sue memorie in francese (Kiki, Souvenirs) e in inglese ( Kiki’s Memoirs). Precisa Hemingway, nell’introduzione del 1929, “Se siete stanchi dei libri scritti dalle signore della letteratura per entrambi i sessi, questo è un libro scritto da una donna che non è mai stata una signora. Per quasi dieci anni è stata a un passo dal diventare quella che oggi sarebbe considerata una Regina, il che, naturalmente, è molto diverso dall’essere una signora”.
Kiki, del resto, proprio nel 1929 viene eletta Regina, Regina di Montparnasse. Eppure, come in una favola è una ragazza semplice.

Sono nata il 2 ottobre del 1901 in un grazioso angolo della Borgogna.
Mia madre aveva diciotto anni e il suo amante, mio padre, diciannove; lei povera, lui ricco; entrambi erano belli.
Più tardi mio padre venne obbligato dai genitori a fare un matrimonio di convenienza con una facoltosa ragazza di campagna.
Quanto a mia madre, tenne nascosto il proprio “errore” a suo padre fino all’ultimo momento. Il mio arrivo era certo desiderato!
Quando mi annunciai, mia madre era a pochi metri da casa,; i dolori la costrinsero a sedersi sul bordo del marciapiede.
Avevo già la testa nel rigagnolo che scendeva lungo il bordo della strada e mia madre si ostinava a impedirmi di uscire. Con il cordone intorno al collo, cominciavo a diventare violacea quando il caso ha voluto che anch’io avessi un’opportunità.
Il mio futuro padrino, che se ne andava in giro in cerca di informazioni, vide la scena. Sgridò mia madre e le disse: “ Merie, lasciala uscire, l’Alice”.
L’Alice ero io!
Poi il mio padrino prese in braccio mia madre e la trasportò nel suo letto.
Poiché faceva il contrabbandiere di alcolici, le fece prendere una bella sbronza! E io ne ho approfittato per nascer! E venendo al mondo ho conseguito la mia prima vittoria!”

(Infinitamente prezioso. Ricordi ritrovati, Kiki de Montparnasse, Excelsior 1881)