Sempre accolto da un pubblico fedele, appassionato e partecipe, conversando con Alessandra Zecchini (Idem), in breve si impadronisce della scena. Il tema è il tempo, fra immobilità dell'istante e progressione nel futuro: da Dalì a Canaletto, dalla linguistica alla composizione dei colori, dal ritratto alla natura morta, da Giorgione a Morandi.
martedì 9 febbraio 2016
DANILO DOLCI oggi
Ho
incontrato Danilo Dolci per caso, nella libreria di casa, più di
qualche anno fa, fra i libri di mia mamma. Quel libro è rimasto con
me. Il titolo era “Non esiste il silenzio”, in una vecchia edizione Einaudi.
E'
passato del tempo, ma ancora adesso gli scritti di Danilo Dolci mi
sembrano di una potenza e un'attualità straordinarie.
La
sua storia inizia negli anni '20 (Danilo nasce nel 1924 s Sesana, in
territorio allora triestino), come quella di Loris Malaguzzi, di
Gianni Rodari, di Mario Lodi, di don Lorenzo Milani, di Bruno Ciari,
di rocco Scodellaro, di Alberto Manzi.
Si
incrocia con quella di Piero Calamandrei, Aldo Capitini, Maria
Montessori, Carlo Levi, Norberto Bobbio.
Sono
nomi importanti, allora come adesso. Fanno parte del tessuto
culturale italiano (e non solo). Le loro idee riguardano noi e il
nostro quotidiano, ci hanno fatto crescere e faranno crescere le
generazioni future. Sono principi indiscutibili della società
civile, perchè parlano di educazione, cultura, non violenza,
partecipazione, progettualità, cambiamento, lavoro, rispetto.
Parlano di sprechi e di investimenti sul patrimonio umano.
Parlano
di vivere in un contesto di relazione e pace.
A
raccontare la storia di Danilo Dolci sono oggi sono Alessio Surian,
Diego Di Masi, Emiliano e Lorenzo Martino. Lo fanno nel graphic novel
Danilo Dolci. Verso un mondo nuovo, mediterraneo (Beccogiallo
edizioni). La forma grafica è un esperimento stupendamente riuscito:
le tappe della vita di Dolci, il suo coinvolgimento in un grande
progetto corale per lo sviluppo della società tradotti in questa
nuova veste diventano così appetibili anche ai lettori più giovani.
A
trent'anni dalla prima trasmissione di Radio Partinico libera, la
radio della nuova resistenza da cui ha trasmesso nel marzo 1970 “ai
siciliani, agli italiani, agli uomini di tutto il mondo”, le parole
di Danilo Dolci si possono ancora sentire vicine e mettere in
pratica.
Il libro viene presentato con gli autori venerdì 12 febbraio alle 18,30 in libreria.
venerdì 29 gennaio 2016
PASCAL QUIGNARD e VERONA SEMBRA PARIGI
Con
il testo inedito “Ballet de l'origine de la langue et de la
littérature française” Pascal Quignard si è presentato ieri sera
(28 gennaio 2016) al pubblico veronese. La performance è parte
integrante del convegno di due giorni (28 e 29 gennaio) organizzato
dall'Università (dipartimenti di Scienze umanistiche, di Studi
umanistici, di Lingue e letterature straniere), che vede protagonista
l'autore francese.
Nello
spazio, pieno di charme della Fonderia Aperta Teatro di via del
Pontiere, “l'anteprima di uno spettacolo che non è uno spettacolo,
di un balletto senza ballerini”: Quignard, solo sul palco a leggere
il suo testo inedito sulla nascita della lingua e della letteratura,
chiede di immaginare. Gli spettatori percepiscono anche quello che è
assente dal palco: i passi di danza, la lingua che prende forma, il
primo testo letterario, il decasillabo, gli avvenimenti storici,
Carlo Magno, le battaglie medievali. Tutto si rivela davanti ai loro
occhi. Magia del teatro!
Una
parentesi vivace in un luogo accogliente, che apre una finestra sul
mondo e sulla storia.
Verona per un attimo sembra Parigi.
mercoledì 27 gennaio 2016
27 GENNAIO 2016: I LIBRI DELLA MEMORIA
- La shoah in 100 mappe, di Georges Bensoussan, Libreria editrice goriziana
Quattro
capitoli intensi con cui lo storico francese, che ha dedicato la sua
vita professionale principalmente allo studio della Shoah, cerca di
schematizzare gli anni dello sterminio: la fase di persecuzione
1933-1939, la concentrazione 1939-1941, la radicalizzazione
1941-1942, il genocidio su scala continentale 1942-1945. Una sorta di
atlante storico, dettagliato, documentato, arricchito da un testo
sintetico ma esaustivo per dare alla Shoah anche un'immagine grafica
- KL (Konzentrationlager).Storia dei campi di concentramento nazisti, di Nikolaus Wachsmann, Mondadori
Cosa
fa lo storico inglese? Cerca di colmare una lacuna della storia:
cerca cioè di aggiungere all'immaginario collettivo, che fa un
tutt'uno dei campi di concentramento, Auschwitz, Olocausto, una serie
di dati e di informazioni: i Konzentrationlager appartenevano ad
un'ampia rete di terrore che coinvolgeva polizia, tribunali, carceri,
ghetti, campi di lavoro, avevano un'organizzazione industriale,
gestita della SS col criterio economico del massimo rendimento per
minima spesa. Questa è una storia che ne illustra in dettaglio la
natura e l'attività. Il collegamento con il testo precedente è non
solo con i numeri (nel 1945 si contavano 27 campi principali e 1100
campi satellite fra Germania e territori occupati) ma anche in
termini di trasformazione legata alla trasformazione stessa dello
sterminio.
- Lei ha mai visto Hitler?, di Walter Kempowski, Sellerio
Un
lavoro scritto da un tedesco, di Germania e che in Germania è
rimasto fino alla morte (scontando pure una condanna, voluta dai
russi, per spionaggio nella Ddr tra il 1948 e il 1956). Sono
interviste, brevi, brevissime, parte di un programma che ha impegnato
l'autore per decenni: Lei ha visto Hitler? era la domanda posta a
chiunque per strada. Ciascuno degli intervistati rispondeva, con
maggiore o minore sincerità, dichiarando sempre dov'era nel momento
del passaggio di Hitler e riferendo a quali avvenimenti avesse
assistito, che ruolo avesse nella società, come gli fosse sembrato
Hitler. E' un'indagine sul nazismo, sugli effetti e sui lasciti nella
società tedesca.
- Il guardiano. Marek Edelman racconta, di Rudi Assuntino e Wlodek Goldkorn (Sellerio)
E'
un libro in memoria: Marek Edelman è morto nel 2009 ma i due autori
l'hanno intervistato nel 1997 e quindi ne possono raccontare la
storia. Ebreo polacco, chiuso nel ghetto di Varsavia di cui nel '43
organizza l'insurrezione. Di se stesso dice. “ Sono semplicemente
il guardiano delle tombe del mio popolo”, come lo è, insieme ad
altri testimoni e sopravvissuti, del mondo ebraico cancellato dalla
Shoah. Edelman, antisionista convinto e sostenitore invece di
un'Europa democratica e socialista in cui regnasse la fratellanza dei
popoli, si è sempre schierato per difendere le cause “giuste”,
Solidarnosc in primis ma anche Sarajevo durante l'assedio nella
guerra in Bosnia Erzegovina.
- Racconti del ghetto di Lodz, di Abram Cytryn, Marsilio
Abram
Cytryn è un ragazzino: nato nel 1927 a Lodz nel sud della Polonia,
dove ha vissuto rinchiuso nel ghetto dal 1940 al 1944 e da dove è
stato deportato con tutta la famiglia ad Auschwitz. I 24 taccuini di
Abram, conservati dalla sorella (unica sopravvissuta alla
deportazione) costituiscono un documento eccezionale, al pari del
Diario di Anne Frank. Abram scrive, scrive per non affondare, scrive
per sopravvivere, scrive della vita quotidiana nel ghetto, scrive per
lasciare traccia come ammette da subito: “Gli abitanti ebrei...
sostengono, a ragione, che nessuno descriverà mai il loro inferno.
Io tuttavia vorrei trascinare in questa storia, con dolcezza, il
lettore e fargli conoscere, anche se parzialmente, questo universo,
in cui tragedia e commedia si mescolano”.
- E tu non sei tornato, di Marceline Loridan-Ivens, Bollati Boringhieri
E'
una donna che scrive, una donna anziana ormai, di origine ebrea
polacca, ma residente in Francia al momento dell'occupazione nazista:
nel 1944 viene deportata con il padre ad Auschwitz-Birkenau, lei si
salva, lui no. Quel padre che al momento della deportazione le dice
“Tu tornerai, perché sei giovane”, quel padre è adesso il
destinatario di una lunga lettera in cui Marceline racconta nel
dettaglio tutto quello che è indelebilmente impresso nella sua
memoria, dalla cattura fino alla liberazione e al ritorno, ritorno a
casa e ritorno ad un vita “normale”.
- 33 giorni, di Leon Werth, Bompiani
Questo
è un libro sull'esodo. Siamo in Francia nell'estate 1940 e Werth,
ebreo, parte da Parigi per raggiungere il Jura: 33 giorni è il
diario della fuga da Parigi occupata, degli incontri fatti durante in
viaggio con gli altri ebrei in fuga, è anche il libro che Werth
consegna all'amico Saint-Exupery perché lo faccia pubblicare.
Saint-Exupery lo porta a New York, alla casa editrice Brentano (che
in tempo di guerra pubblicava libri francesi in traduzione), ma il
libro non viene pubblicato. Solo nel 1992 un'editrice francese scopre
il manoscritto e lo dà alle stampe.
- Triangoli rossi, di Boris Pahor, Bompiani
Pahor
parla degli altri prigionieri, gli altri deportati, quelli con il
triangolo rosso, quelli come lui: i deportati politici, coloro che si
erano opposti all'autorità militare nazista in nome della libertà.
Una nuova testimonianza, dura e commovente di Pahor dopo il famoso
Necropoli e Come ho vissuto (sempre editi da Bompiani) sulla sua
esperienza nei lager.
- Eravamo ebrei, di Alberto Mieli e Ester Mieli, Marsilio
Sono
passati sessant'anni e solo adesso Alberto Mieli (classe 1925)
racconta alla nipote Ester l'esperienza dei campi: dà voce alle
immagini che non lo abbandonano mai, giorno e notte. Rivive la Roma
nazifascista, le leggi razziali, l'arresto, l'arrivo ai campi,
l'odore, l'orrore, la fame... ancora incredulo per essere
sopravvissuto.
- Come passeri sperduti, di Paola Dalli Cani, Cierre
La
voce è quella di una giornalista, il protagonista del libro è Ennio
Trivellin, nato a Verona nel 1928 e di qui catturato il 2 ottobre del
1944 dalle SS in quanto aderente alla brigata partigiana Montanari
(era giovane, faceva la staffetta), portato a Bolzano e poi a
Mauthausen. Paola Dalli Ciani raccoglie la sua testimonianza, dopo il
lungo silenzio, quel silenzio che significa “dimenticare per
sopravvivere” e poi si trasforma in voce perché testimoniare
diventa dovere morale.
- Oltre la disperazione, di Aharon Appelfeld, Guanda
Appelfeld
è originario della Bukovina, regione della Romania, poi annessa
all'Unione sovietica nel 1940 e schieratasi a fianco della Germania
nazista nel 1941, occupata nuovamente dai Russi nel 1944 e annessa
all'Unione sovietica nel 1947, oggi divisa fra Ucraina e Romania.
Appelfeld
è un sopravvissuto. Riesce, bambino, a scappare dal Campo e a
sopravvivere in condizioni estreme, negando la propria identità.
“Oltre
la disperazione” raccoglie tre lezioni tenute alla Columbia
University di New York: non sono solo la testimonianza della sua
storia, ma anche un saggio psicologico/filosofico sulla memoria.
Appelfeld spiega cos'è la memoria per un sopravvissuto, quali i
tempi di elaborazione e di reazione, quali i sentimenti contrastanti
che dominano l'esistenza di chi è sopravvissuto. “L'immagine che
significa anche colori, profumi, suoni è la più fedele custode
della memoria. Chi ha attraversato la Shoah ha timore della memoria,
come fosse fuoco: Per molto tempo la mia generazione ha tenuto
nascosta e repressa, quando non ha rimosso, la memoria di quegli
anni. Dopo la Shoah era impossibile vivere senza mettere a tacere i
ricordi. La memoria è diventata il nostro nemico”.
“La
prima letteratura sulla Shoah era in forma documentaria, quella più
consona al giornalismo da collettivo plurale. Scrivere di sé e dei
propri sentimenti sembrava una cosa egoistica, quasi sconcia”.
Sono le mie letture, per oggi e per sempre, scelte fra le pubblicazioni degli ultimi mesi
martedì 26 gennaio 2016
IL TEMPO DI PHILIPPE DAVERIO
Philippe Daverio ospite al Filarmonico
Philippe Daverio, ospite abituale dell'associazione Idem, anche ieri sera (25 gennaio 2016) ha fatto registrare il tutto esaurito al Teatro Filarmonico.
Sempre accolto da un pubblico fedele, appassionato e partecipe, conversando con Alessandra Zecchini (Idem), in breve si impadronisce della scena. Il tema è il tempo, fra immobilità dell'istante e progressione nel futuro: da Dalì a Canaletto, dalla linguistica alla composizione dei colori, dal ritratto alla natura morta, da Giorgione a Morandi.
Sempre accolto da un pubblico fedele, appassionato e partecipe, conversando con Alessandra Zecchini (Idem), in breve si impadronisce della scena. Il tema è il tempo, fra immobilità dell'istante e progressione nel futuro: da Dalì a Canaletto, dalla linguistica alla composizione dei colori, dal ritratto alla natura morta, da Giorgione a Morandi.
Eclettico, affabulatore esperto, Daverio si rivolge al pubblico in modo quasi confidenziale, fa ascoltare brani musicali (The Cold Song di Klaus Nomi e l'aria Il tempo fugge dell'opera pre-barocca Rappresentazione di Anima e di Corpo di Emilio de' Cavalieri) appoggiando il microfono al suo cellulare, crea l'atmosfera di un salotto in cui artisti e quadri sembrano accessibili anche a chi, pur digerendo poco l'arte, è affascinato dalla fama del Professore in pantaloni scozzesi, giacca pistacchio e immancabile papillon.
Roberta Camerlengo
venerdì 22 gennaio 2016
LA SEDUZIONE DELLA NARRAZIONE
La seduzione della narrazione di Lella Costa con Il pranzo di Babette
Lella Costa ha incantato ieri sera il pubblico del teatro Camploy con la lettura de Il pranzo di Babette di Karen Blixen.
“È un racconto perfetto”, dice con ragione l'attrice presentandosi sul palcoscenico.
Uno sgabello e un leggio le bastano per rendere il giusto merito con la sua straordinaria capacità interpretativa a quel breve racconto che la Blixen scrisse nel 1950 e che il film omonimo di Gabriel Axel rese famoso nel 1987.
Uno sgabello e un leggio le bastano per rendere il giusto merito con la sua straordinaria capacità interpretativa a quel breve racconto che la Blixen scrisse nel 1950 e che il film omonimo di Gabriel Axel rese famoso nel 1987.
Inizia la lettura e come per incanto lo spettatore si ritrova in uno sperduto villaggio norvegese nella semplice casa di un pastore protestante, poi a Parigi sulle barricate durante la Comune del 1871 o al Café Anglais fra tavole eleganti e pietanze raffinate, infine ancora nel grande Nord avvolto dalla neve.
Un'ora e poco più: questo il tempo breve della magia che Lella Costa, nonostante i manifesti sintomi influenzali, crea. Come Babette, da grande artista quale è, con i suoi piatti prelibati rende felici i suoi commensali, così Lella Costa con la sua narrazione seduce il pubblico del Camploy.
Roberta Camerlengo
lunedì 12 ottobre 2015
UNA CASA di ANTONELLA MOSCATI
Da una masseria nel Salernitano ha inizio il raccontare di Antonella Moscati.
La casa di famiglia a Faiano raccoglie i ricordi che si dipanano dall'infanzia dell'autrice, rivelando molto più di una storia personale. Ci sono le relazioni e le gerarchie sociali, c'è il territorio, le abitudini di chi ha vissuto il secolo scorso, anche solo di riflesso. Un pezzo di storia d'Italia che si allontana dalla terra, ma le resta comunque legato. Consuetudini e convenzioni antiche, che lasciano il segno anche se vengono superate dal progresso che avanza.
"La casa consolidava in noi la certezza della continuità", dice Antonella Moscati (pag.15).
Campagna - città, ruolo uomo - donna, passato - presente (e futuro).
Il racconto comincia e non si fa abbandonare, fino alla fine: quello di Antonella è uno stile affascinante. Ha cura della composizione delle frasi, come del carico emotivo che in esse è custodito.
Si finisce di leggere il libro con con un misto di rimpianto, nostalgia ma anche con il piacere di aver condiviso con l'autrice una storia per molti versi universale.
Antonella Moscati, in compagnia di Cristina Faccincani e Tommaso Tuppini, è in libreria lunedì 12 ottobre per presentare Una casa
martedì 6 ottobre 2015
SYLVIA PLATH
Dopo un viaggio teatrale nella poetica della Rosselli, arriva a Pagina Dodici, in modo quasi inevitabile, la poesia di Sylvia Plath, così vibrante e sospesa.
"Il verso nella piega del vestito" è un reading poetico a cura di Isabella Dilavello, e la Plath avrà compagne a tenere il filo, altre donne e le loro parole, sorprendentemente legate tra loro: da Antonia Pozzi, a Marina Cvetaeva, a Virgina Woolf, a Sarah Kane.
Interprete delle loro voci Isabella Dilavello, martedì 6 ottobre in libreria
"Forse non sarò mai felice, ma stasera sono contenta. Mi basta la casa vuota, un caldo, vago senso di stanchezza fisica per aver lavorato tutto il giorno al sole a piantare fragole rampicanti, un bicchiere di latte freddo zuccherato, una ciotola di mirtilli affogati nella panna. Ora capisco come la gente possa vivere senza leggere, senza studiare. Quando uno è così stanco, alla fine della giornata ha bisogno di dormire e il mattino dopo, all'alba, lo aspettano altre fragole da piantare, e così si va avanti a vivere, vicino alla terra. In momenti come questi sarei una stupida a chiedere di più...". (Diari, 1950) S.P.
"Il verso nella piega del vestito" è un reading poetico a cura di Isabella Dilavello, e la Plath avrà compagne a tenere il filo, altre donne e le loro parole, sorprendentemente legate tra loro: da Antonia Pozzi, a Marina Cvetaeva, a Virgina Woolf, a Sarah Kane.
Interprete delle loro voci Isabella Dilavello, martedì 6 ottobre in libreria
"Forse non sarò mai felice, ma stasera sono contenta. Mi basta la casa vuota, un caldo, vago senso di stanchezza fisica per aver lavorato tutto il giorno al sole a piantare fragole rampicanti, un bicchiere di latte freddo zuccherato, una ciotola di mirtilli affogati nella panna. Ora capisco come la gente possa vivere senza leggere, senza studiare. Quando uno è così stanco, alla fine della giornata ha bisogno di dormire e il mattino dopo, all'alba, lo aspettano altre fragole da piantare, e così si va avanti a vivere, vicino alla terra. In momenti come questi sarei una stupida a chiedere di più...". (Diari, 1950) S.P.
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