martedì 27 giugno 2017

CULTURA NOMADE: INTERZONA CERCA CASA


Dopo l'abbandono obbligato della sede storica presso i Magazzini generali di Verona (dal 1992 nell'edificio n. 10 prima e nell'edifico n. 22 poi), l'Associazione Interzona è in cerca di una nuova sede per ospitare gli eventi culturali che da sempre hanno contraddistinto la sua proposta di qualità. Da novembre 2016, infatti, la Fondazione Cariverona, proprietaria degli spazi dei magazzini, ha deciso di rientrarne in possesso, mettendo un freno ad un quarto di secolo di lavoro culturale.
Nella ricerca di una sede nascono contaminazioni con altre realtà cittadine e collaborazioni temporanee. In quest'ottica, sabato 24 giugno Interzona è approdata alla Dogana di fiume dei Filippini, ospite del Canoa Club Verona, per proporre Surgelati, una performance per parole e musica, che ha visto per protagonisti Wu Ming 2 e la band Contradamerla. Non uno spettacolo, non un concerto, non un reading, ma di un mix di tutto questo.

La storia che Wu Ming 2 interpreta dal microfono è quella di un ragazzo curdo in fuga dall'Iraq, che arriva in Italia nascosto in un camion di surgelati.
Il tragitto, composto di un concatenarsi di segmenti, gli incontri, gli amici lasciati a casa, l'arrivo in Italia sognando l'Inghilterra (la terra che doveva essere la destinazione finale, per la quale era stato pagato il prezzo del viaggio), la degenza in ospedale, l'incontro con l'interprete e le assistenti per la richiesta di asilo... Il racconto e la musica hanno sonorità monocorde, quasi ipnotiche, forse per sottolineare il senso di estraneità che pervade il personaggio e la precarietà della sua storia.
Il pubblico c'è, risponde al richiamo di Interzona, si accomoda beneficiando oltre che della presenza di Wu Ming, del fresco del fiume e del fascino del luogo.
I prossimi appuntamenti di Interzona, nella dimensione nomade cui è costretta, saranno cinematografici: la rassegna Barlume – pellicole ad alto contaminazione prevede tre appuntamenti presso la sede dell'A.N.P.I. di via Cantarane (28 giugno/5 luglio/12 luglio) e due nel giardino di Palazzo Bocca Trezza (19 luglio/26 luglio).


martedì 13 giugno 2017

NERO DI MARE: un tuffo in Sardegna


La vicenda si svolge in Sardegna, sulla Costa Smeralda frequentata dai vip e da quel mondo di cicisbei, parassiti, guardie del corpo, donne appariscenti che li circondano.
E' estate e Franco Zanna, poco più che quarantenne, di professione fotoreporter, fa una serie di scatti compromettenti alle persone sbagliate.
La storia prosegue sulle tracce di traffici loschi, malavitosi senza scrupoli e donne bellissime coinvolte in situazioni molto pericolose.
Zanna sa il fatto suo, ma ogni tanto sembra distrarsi ed avere più fiuto per i problemi che per le soluzioni. E a giocare col fuoco, si sa, il rischio è di scottarsi.
Pasquale Ruju scrive un noir veloce, appassionante, in cui riesce a mettere in equilibrio il passato misterioso di Zanna con l'indagine che sta seguendo, storie familiari e fatti di cronaca, lasciando trapelare l'amore per la Sardegna, la sua gente e il paesaggio che riserva ancora territori incontaminati e selvaggi.
Nero di mare si legge tutto d'un fiato, purtroppo. Quando si arriva all'ultima pagina, dispiace dover interrompere l'avventura, ma... Ruju lascia il finale in sospeso (e mi piace pensare, che incontrerò ancora Zanna).
Nero di mare è pubblicato dalle edizioni e/o, nella Collezione Sabot/age diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto.

A PUGNI NELLA STORIA: FEDERICO BUFFA

Al Festival della bellezza, arriva lo sport, e non solo, con Federico Buffa.
Giornalista professionista, esperto di basket ma appassionato di tutti gli sport, Federico Buffa è diventato storyteller per caso: inizia con il racconto dei grandi del passato degli NBA, poi si estende ad altri personaggi. Diego Maradona prima, affascinato dalla sua infanzia a Buenos Aires, poi Michael Jordan,  Jesse Owens (portato al Festival della bellezza edizione 2016) e infine a Muhammad Alì, protagonista dello spettacolo di mercoledì sera al Teatro romano.
Costruire romanzi intorno ai miti dello sport, questo fa Federico Buffa e poi trasforma il romanzo in rappresentazione.
Il suo modo di raccontare, con intermezzi musicali di Alessandro nidi al piano e Sebastiano Nidi alle percussioni, affascina chiunque: gli spettatori sono ragazzi spesso giovanissimi, sportivi, colleghi giornalisti, uomini e donne che amano le sue storie.
Federico Buffa studia il personaggio, ne conosce la vita, l'ascesa sportiva, ma soprattutto il contesto storico. Si genera empatia con il personaggio narrato e con il pubblico.


Sembra di essere sul ring insieme a Cassius Clay - Muhammad Alì a Roma per la sua prima medaglia olimpica nel 1960,  si partecipa alle sue compagne politiche, si parteggia, ci si commuove, ci si indigna, si è neri in mezzo ai bianchi, si va al Madison Square Garden per l'ultimo match, si porta la torcia olimpica ad Atlanta nel 1996.
Con Buffa Cassius Clay diventa una delle figure chiave del '900, non solo il più grande campione di boxe di tutti i tempi.
Muhammad Alì, il più grande dei grandi. Muhammad Alì, Uomo libero.

giovedì 8 giugno 2017

TONI SERVILLO: ATTORE


Toni Servillo è una super star.
Venerdì dal palco del Teatro romano, ospite della seconda serata del Festival della bellezza, organizzato da Idem, Toni Servillo ha regalato al pubblico due ore di conversazione su teatro, cinema, attore, regista, spettatore, lingua, dialetto.
Nonostante l'intervista condotta da Alessandra Zecchini fosse più orientata ai ruoli cinematografici, che hanno permesso di alternare il dialogo a spezzoni video, è il ruolo dell'attore che con grande professionalità Toni Servillo ha raccontato in tutte (o quasi) le sue sfaccettature. Diverso è essere davanti ad una macchina da presa, diverso a seconda del regista cui l'attore si affida (e di cui si fida) diverso ancora essere sul palcoscenico di un teatro in cui nonostante le decine, centinaia di repliche ogni volta l'attore instaura un rapporto diverso con lo spettatore.
Servillo, un uomo di teatro prestato al cinema, si dichiara intimidito dal teatro romano tutto esaurito: il pubblico, dice, ha una grande responsabilità nella vita dell'attore. A teatro si crea una relazione intima tra chi sta sul palco e chi è spettatore: si vive un'esperienza insieme, nello stesso momento. L'attore sente il pubblico, il pubblico deve sentire l'attore. Il testo è solo in apparenza sempre quello: in realtà ogni volta è diverso, ogni volta è un debutto in un nuovo contesto sociale. Questo è il motivo per cui i classici diventano immortali: non smettono mai di riguardarci.
L'attore deve essere portatore di pensieri, di riflessioni: "preferisco i personaggi che fanno pensare, non escludendo che possano al contempo anche far divertire".
Si parla anche di Napoli: "Napoli è come il Bosforo, è lì che comincia l'Oriente".
Con uno sguardo su Napoli si conclude la serata e con un consiglio di lettura: Ferito a morte di Raffaele La Capria, "un libro straordinario", parola di Toni Servillo (e anche mia).

venerdì 2 giugno 2017

UTE LEMPER: BELLEZZA

Emozione.
Emozione di essere trascinati altrove, nel tempo e nello spazio, dalla voce suadente, versatile, ammaliante di Ute Lemper.
Un pianoforte (Vana Giering, tedesco e cresciuto professionalmente negli Stati Uniti), un contrabbasso (Romain Lecuyer, francese di Nantes con il tango nel sangue), un bandoneon (Victor Villena, argentino e francese di adozione) e l'eleganza di Ute Lemper portano lo spettatore dai bassifondi di Buenos Aires, ai cabaret parigini, all'irrequieta Berlino.
La voce è protagonista: Ute gioca con gli idiomi, con i suoni, le parole, le scale. Dialoga con gli strumenti. Ripercorre il Novecento attraverso le canzoni che furono di Marlene Dietrich, Edith Piaf, Jacques Brel, Leo Ferré, di Kurt Weill e Bertold Brecht. Si ricreano le atmosfere dell'Opera da tre soldi, i cieli di Barbara, i porti di Brel, i ricordi e gli amori di Piaf.
Quello che colpisce è non solo la capacità vocale, ma soprattutto la raffinata interpretazione e l'eleganza con cui l'Artista domina il palcoscenico.
Ute Lemper canta e seduce ogni spettatore, perché sembra cantare per ognuno, guardandolo negli occhi e trascinandolo via con sé. Introduce i brani alternando inglese e francese, mescola storie e viaggi personali, e poi come le Sirene di Ulisse canta e incanta.
Non poteva aver battesimo migliore la terza edizione del Festival della bellezza, il 1 giugno al Teatro romano: Ute Lemper canta l'amore e la bellezza, impersona la grazia e l'armonia.


venerdì 26 maggio 2017

GIARDINO D'INVERNO

Che cos'è Giardino d'inverno?
Un capolavoro.



Sam, il protagonista, lavora dietro il bancone del Tequila Sunrise Jazzclub. Ha una vita monotona, grigia, che trascorre tra una casa fatiscente e disordinata e il locale dove serve birre e fa le pulizie. Sullo sfondo una grande città francese, con alti palazzi, traffico, persone in movimento. Non riesco ad identificare il nome della città, nonostante la minuziosa descrizione grafica: la storia però può prescindere dal nome e dalla collocazione, perché è il senso di estraneità, o addirittura di esclusione che grava sulle spalle curve di Sam.
Una vita ai margini, la sua. Ai margini della società, agli occhi della quale è inesistente. Ai margini della città, nella quale lui stesso non riesce ad inserirsi.
Un banale incidente domestico, una perdita d'acqua dall'appartamento del piano di sopra, produce un cambiamento: non si conosceranno mai le cause della perdita, non sono funzionali alla storia, ma l'incontro con il vicino di casa, stravagante e svampito, è determinante.
"La sua dolce follia mi ha aperto gli occhi... ero una macchina che, senza saperlo, funzionava seguendo il ritmo della routine quotidiana... come un prodotto da supermercato. Una macchina senza un sogno... senza un sogno vero!" (pag. 56)
Quella dolce follia è un giardino d'inverno.
La vita di Sam si trasforma, assume i colori dell'amore, dei legami familiari interrotti da tempo. I suoi occhi guardano il cielo finalmente sgombero dalle nuvole.
Renaud Dillies ha scritto una una favola meravigliosa. Grazia La Padula, ha creato per Sam un palcoscenico di una malinconica bellezza che non ha pari.
Giardino d'inverno è profondo, delicato, commovente, positivo.
L'edizione originale, con titolo Jardin d'hiver, è uscita in Francia per Edition Paquet nel 2009. Il graphic novel, perché di questo si tratta, di un romanzo con immagini, arriva ora in Italia grazie alle edizioni Tunué.




mercoledì 12 aprile 2017

PATTI SMITH, HORSES e GRAPHIC NOVEL

E' Nicolò Pellizzon a firmare "Horses", uscito per Canicola da qualche mese.
Un racconto per immagini e parole, come mi piace ribattezzare graphic novel e fumetti.
Un'arte, quella del disegnatore, che coniuga capacità artistiche, inventiva, fantasia, attualità e storia.
In "Horses" i protagonisti sono Patricia e Johnny, giovani, alla deriva, ma con una grande passione per la danza e la musica, che diventa elemento di aggregazione e di salvezza.
Sulle note di Horses di Patti Smith, con la periferia di una città americana alle spalle, una foto di Robert Mapplethorpe, alla ricerca di conquistare un posto nella società.
Da leggere e da condividere.
Giovedì 13 aprile alle 18,00 Nicolò ne parla con Mauro Marchesi, illustratore e docente di illustrazione e fumetto.