venerdì 15 luglio 2016

SHAKESPEARE: Come vi piace

Come vi piace, una commedia pastorale

Il secondo lavoro shakespeariano ad andare in scena nella 68° Estate teatrale veronese è Come vi piace, una commedia scritta probabilmente nel 1599, che acquista popolarità nel '700 e soprattutto nell'800, con stravaganti allestimenti all'aperto.
Le prime rappresentazioni sul palcoscenico del Teatro romano di Come vi piace furono nel  1966 e nel 1967 con la regia di Franco Enriquez, le scene e i costumi di Emanuele Luzzati e Glauco Mauro nella parte di Touchstone.
“Tutto il mondo è una scena,
e gli uomini e le donne sono soltanto attori:
Hanno le loro uscite e le loro entrate,
e nella vita ognuno recita molte parti”
così dice uno dei personaggi (Jaques nella scena VII del II atto).
Il 12 luglio debutta per la quarta volta con la compagnia del Teatro stabile di Torino e la regia di Leo Muscato.
Quella del regista Leo Muscato, che la scorsa stagione aveva portato al Teatro romano Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard, è una versione moderna di Come vi piace, in cui a prevalere è l'aspetto bucolico della storia.
Amori promessi e dichiarati, equivoci, scambi di ruolo, travestimenti e giochi di potere sono gli elementi tipici della commedia. In Shakespeare si aggiunge l'ambiente naturale, quello della foresta magica che inghiotte i personaggi per poi dar loro nuova vita: un ambiente che in qualche modo salva, aggiusta i guai e regala il lieto fine.
Muscato adatta il testo, proponendo una lettura a tratti eccessiva, forzata verso aspetti contemporanei: giacche di lamé, allusioni a canzoni di Jovanotti, il Duca esiliato in veste di figlio dei fiori, Audrey la pastorella di capre che sembra la Gina Lollobrigida di Pane amore e fantasia...Tuttavia la rappresentazione mantiene una sua dignità, che ruba le risate e gli applausi del pubblico.
Molto riusciti la scenografia di Federica Parolini, che con il sapiente gioco di luci di Alessandro Verazzi rende la magia del bosco di Arden, e l'accompagnamento musicale di Dario Buccino eseguito dal vivo direttamente dal proscenio.
Lodevole Eugenio Allegri nel ruolo di Touchstone, il buffone.
Roberta Camerlengo
L'appuntamento successivo è con Romeo e Giulietta, dal 19 luglio in prima nazionale, che vede Andrea Baracco alla regia e Alessandro Preziosi nel ruolo di Mercuzio.

giovedì 7 luglio 2016

GIULIO CESARE: il valore del classico

Giulio Cesare torna al Teatro Romano


Con Giulio Cesare, dramma storico che William Shakespeare scrive nel 1599, si è inaugurato mercoledì 6 luglio il 68° Festival Shakespeariano al teatro romano.
Ad aprire la serata un ospite speciale: Toni Servillo, che riceve da Gianpaolo Savorelli, direttore artistico dell'Estate Teatrale Veronese, il 59° premio Renato Simoni per la fedeltà al teatro di prosa.
Toni Servillo, dichiarandosi attore di teatro saltuariamente prestato al cinema, ringrazia per il grande riconoscimento (ottenuto prima di lui da personaggi quali Eduardo De Filippo, Gianfranco de Bosio, Luca Ronconi, Giorgio Strehler, Dario Fo... per citarne alcuni) leggendo un breve testo di Louis Jouvet, uno delle più grandi figure del teatro e del cinema francese del secolo scorso, in omaggio al teatro, quel “gioco, che gioco non è, del recitare”.
Sul palco un enorme container bianco, sul quale scorrono le icone del potere dell'ultimo secolo di storia, svela la lettura in chiave moderna che il regista catalano Alex Rigola (direttore della Biennale Teatro di Venezia) fa del lavoro Shakeasperiano: un testo di sconcertante attualità (produzione del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale in collaborazione con l'Estate teatrale Veronese).
Un primo atto di 85 minuti racconta la congiura contro Cesare e la sua uccisione, concludendosi con il meraviglioso discorso di Antonio in suo onore: il pubblico del teatro è il pubblico di Roma, quello del 44 a.C., triste, spaventato, commosso e infine in preda alla rabbia e al desiderio di vendetta.
Il secondo tempo, breve, si concentra sulla fuga dei congiurati: sembra sfumato il pathos e l'incanto della prima parte e il risultato è meno convincente.
Testo di grande intensità, che torna nel Festival Shakespeariano del Teatro romano per la sesta volta. Messa in scena originale e di forte impatto. Uno spettacolo da vedere (repliche fino a sabato 9 luglio).
Gli altri spettacoli di prosa in cartellone al Teatro romano sono la commediaCome vi piace (debutto in prima nazionale il 12 luglio) e la tragedia Romeo e Giulietta (debutto nazionale il 19 luglio).
Roberta Camerlengo

NON DIRMI CHE HAI PAURA

"Non dirmi che hai paura" di Giuseppe Catozzella ha vinto il premio Strega Giovani nel 2014, per questo ho voluto leggerlo e recensirlo. 
Samia, una bambina somala con la corsa nel sangue, sogna di partecipare alle Olimpiadi e di vincerle.
Vuole lasciarsi alle spalle le cose brutte della sua infanzia: la guerra, la violenza, la rabbia e la paura, conservando solo quelle belle: l'amicizia con Alì, l'affetto dei genitori e dei fratelli, i sogni, le speranze e la determinazione.
Il suo è un percorso di duri sacrifici verso la libertà e il riscatto di se stessa. Ma ciò che colpisce il lettore con più forza è il Viaggio intrapreso da Samia: per quanto certi fatti siano riportati abitualmente da giornali e TV, davanti alla crudeltà non si può e non si riesce a restare indifferenti.
E' però proprio in quei momenti oscuri che Samia si aggrappa ai suoi sogni e alle sue speranze con i denti e le unghie perché l'importante è "Non dire mai che hai paura, perché se no le cose che desideri non si avverano". Il fulcro di tutto è proprio questo.
Saamiya Yusuf Omar
"Non dirmi che hai paura" parla di sogni e speranze che germogliano in profondità nel cuore, mettendo radici tanto tenaci che il germoglio diventa una quercia forte e altissima, in grado di sfiorare le stelle con i rami.
Merita davvero il riconoscimento datogli per la capacità di suscitare consapevolezza delle gravi situazioni in cui si ritrova Samia, ammirazione per la sua ferrea volontà e desiderio di imitarla.

Elisabetta Sorio

martedì 5 luglio 2016

SI GUARDA A ORIENTE

... e le suggestioni cominciano a diventare scelte.

La mia scelta di recensire questo libro è stata dettata dalla bellissima copertina e dal desiderio di leggere uno scritto di questa autrice molto famosa.

"Andromeda Heights" di Banana Yoshimoto si può paragonare a una piantina accarezzata da una leggera brezza su un davanzale illuminato dal tiepido sole del pomeriggio.
E' la storia di una giovane donna, Shizukuishi, costretta ad abbandonare la sua tranquilla vita in armonia con la natura vissuta in montagna, per trasferirsi in una caotica città del Giappone. Da giovanissima apprendista della nonna, abilissima preparatrice di infusi di tè in grado di curare qualsiasi male, a donna che deve trovare il suo posto del mondo e scoprire i valori dell'amore e dell'amicizia.
Il libro racconta il suo percorso alla riconquista dell'armonia perduta, non solo con la natura, ma anche con le persone e, sopratutto, con la sua stessa vita. 
Il romanzo è narrato con semplicità, delicatezza e un pizzico di poesia , senza mai risultare lento o noioso.
L'autrice introduce sapientemente i temi del rispetto e dell'umiltà da adottare sempre nei confronti dell'ambiente e dell'umanità e non lo fa assumendo toni accesi e propagandistici, ma con sentita premura.
E' un libro che donerà speranza e conforto a chi saprà accostarcisi in punta di piedi, a capo chino e con gentilezza. E' una storia che insegnerà qualcosa a chi sarà disposto ad imparare e rimarrà nel cuore delle persone che sapranno fargli un po' di posto. 

Elisabetta Sorio


sabato 2 luglio 2016

SUGGESTIONI LIBRESCHE

Cosa succede a varcare la soglia di uno spazio lontano dai propri itinerari?
Il quesito è posto ad una liceale. Lo spazio in questione è una libreria indipendente.


La libreria si può banalmente definire "luogo in cui si comprano i libri" ma questa mia esperienza da apprendista stagista mi sta insegnando a trasformare un banale giretto tra gli scaffali colmi di volumi in un viaggio tra le Suggestioni Libresche.
Esse sono le "molle" che ci spingono a prender in mano un libro, a prestargli attenzione.
Il successo che sta riscuotendo, la calorosa raccomandazione di un amico, la sua posizione di spicco sulle mensole, il nome conosciuto e affermato dell'autore. Un titolo o una copertina particolari, che risvegliano in noi ricordi piacevoli o da cui ci sentiamo corrisposti.
Queste sono Suggestioni Libresche e tutti i lettori ne vengono ammaliati.
Sicuramente i social network dedicati ai libri saranno uno strumenti affidabili e quasi infallibili per trovare ottimi libri, ma ogni tanto è bello fare diversamente: lasciate cioè che sia il libro a scegliere noi.

Elisabetta Sorio

E' affascinante l'idea che siano i libri a scegliere i lettori!

giovedì 30 giugno 2016

AUSTRALIA: parto per la terra dei canguri

"Ad agosto parto e vado in Australia"
Se pronuncio questa frase le parole mi solleticano le labbra e mi fanno vibrare il petto come se fosse pieno di effervescenti bollicine di acqua gassata.
Quando ogni tanto ci penso è come se il petto mi si aprisse in due e il cuore ne uscisse per spiccare il volo, ubriaco di felicità e voglia di partire.Oppure sperimento una strana sensazione di pace assoluta, di armonia con ciò che mi circonda come se mi trovassi già là, ad assistere al sorgere del sole davanti ad Uluru.

Ora, dopo aver letto qua e là da alcuni libri riguardanti l'Australia, mi sento ancora un po' frastornata per la marea di sensazioni provate.
Ne "In un paese bruciato dal sole" Bill Bryson descrive con tono allegro e divertente il suo viaggio in lungo e in largo per tutta la nazione. Una specie di solletico tra il cuore e i polmoni.
"Orme" di Robyn Davidson riporta il viaggio che l'autrice ha compiuto a piedi in compagnia di quattro cammelli e un cane da Alice Springs a Hamelin Pool. Un'impazienza di partire diffusa, nella mente e nel corpo.
"E venne chiamata Due Cuori", romanzo tratto dall'incredibile esperienza dell'autrice: Marlo Morgan racconta della sua scelta di abbandonare la sua affermata posizione sul lavoro per seguire una tribù di Aborigeni, alla riscoperta del vivere in armonia con la natura e di se stessa. Un richiamo, un sussurro a cui non posso fare a meno di rispondere "Eccomi, sto arrivando"
Sono certa che tutti questi romanzi mi potranno dare un assaggio di Australia e mi faranno buona compagnia in attesa di partire. 

Elisabetta Sorio

mercoledì 29 giugno 2016

PASOLINI NEGLI OCCHI DI UNA DICIASSETTENNE

La breve riflessione che segue sull'inimitabile Pier Paolo Pasolini è stata ispirata da alcuni articoli nel numero 0 della rivista "Il fascino degli intellettuali" incentrato sulla figura dell'intellettuale del secondo 900'.
Pasolini criticò e denunciò molti fatti e situazioni durante tutta la sua vita e uno degli argomenti principali di tali attacchi fu il consumismo, esploso in Italia tra gli anni 50' e 60', e le sue conseguenze.
L'industrializzazione si era diffusa rapidamente e prepotentemente in un paese quasi interamente contadino, impreparato ad accoglierla. Gli antichi valori e le realtà culturali regionali erano stati quindi abbandonati per poter prendere al volo quel treno di sviluppo e gli italiani, ritrovatisi privi di valori, non si preoccupavano di crearne di nuovi.
La popolazione stava subendo una mutazione antropologica perpetrata dal consumismo che l'aveva portata a essere una massa omologata preoccupata solo di seguire la nuova "cultura dell'immagine".
Una cultura di fumo e specchi che rendeva (e rende) tutto desiderabile e facile da raggiungere ma che porta l'uomo a essere un semplice consumatore.

Pasolini credeva fermamente che l'unico mezzo di resistenza rispetto a questa nuova vorticante realtà fosse la cultura, un lume di ragione che si stagliava nel buio di quei tempi.
La cultura rende consapevoli, rende liberi, rende felici.
Pasolini creò quindi, attraverso la letteratura e il cinema, opere che mettevano (e mettono) in luce terribili situazioni. I testi "Scritti corsari" e "Lettere luterane", le poesie de "La meglio gioventù", i romanzi "Ragazzi di vita e "Una vita violenta" e i film "Accattone" e "Mamma Roma" sono tutti lumi che Pasolini ha acceso nella speranza di accendere anche la consapevolezza di molti altri.

Elisabetta Sorio