giovedì 12 febbraio 2015

MARSIGLIA E JEAN-CLAUDE IZZO

LA DELUSIONE DI NON VEDERE IL MARE
Scendendo dal treno questa mattina, mi immaginavo di vedere il mare. Pensavo di arrivare alla stazione di Saint-Charles di Marsiglia, e che uscendo avrei visto il Mediterraneo, oltre il quartiere di Belsunce.
Mi ero talmente immersa nella lettura del libro di Stefania Nardini dedicato a Jean-Claude Izzo, che quasi rischiavo di rimanere sul treno per leggere l'ultima pagina.
Vagavo nella storia della città, fra i suoi quartieri, accompagnata da Jean-Claude e dai suoi personaggi, cercavo le facce scure dei marinai, i bistrot malfamati, le tracce lasciate dalla sua penna, la città cosmopolita e la luce di Marsiglia.
Marsiglia non è una città per turisti, non c'è nulla da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide” (Casino totale, di Izzo, E/O). A Marsiglia c'è una luce che ti segue fin quando non vai a dormire. Che esplode insinuandosi tra la pioggia. Che ti abbaglia quando il suo candore incontra il sole (Jean-Claude Izzo.Storia di un marsigliese, di Stefania Nardini, E/O).

Uno scrittore, Izzo, da condividere. La biografia della Nardini appassionata e commovente.
Che nostalgia! 

giovedì 29 gennaio 2015

HO BISOGNO DI UNA PAROLA


Venerdì 30 gennaio alle 18,30 Raffaele Fontana, psichiatra e psicoterapeuta, presenta il volume "Ho bisogno di una parola. Il pellegrinaggio di uno psichiatra sui sentieri della malattia mentale".
Introduce l'autore, il prof. Umberto Tellini.
Interviene il prof. Arnaldo Petterlini.
Un libro importante nel senso etimologico del termine: un libro che 'porta dentro', che mette in evidenza fra l'altro il processo di trasformazione che avviene non solo nel paziente ma anche nel medico, che porta l'uno nella realtà dell'altro.

martedì 18 novembre 2014

UMBERTO DEI

Non una bicicletta qualunque, una Umberto Dei, un mito.
A raccontare la sua 'biografia non autorizzata', Michele Marziani per Ediciclo editore.
Mercoledì 19, alle 18,30 autore, editore, storia, emozioni ciclistiche e non in libreria.

lunedì 29 settembre 2014

JUAN GELAM + Pagina/12



Juan Gelman

El poeta, traductor y periodista argentino había nacido en Buenos Aires el 3 de mayo de 1930. Hijo de emigrantes judíos ucranios, ejerció diversos oficios antes de dedicarse al periodismo. Por su actividad profesional y política vivió en el exilio entre 1975 y 1988, residiendo alternativamente en Roma, Madrid, Managua, París, Nueva York y México, donde murió. En 1997 ganó el Premio Nacional de Poesía en Argentina; el Juan Rulfo en 2000; en 2004 el Premio Iberoamericano de Poesía Ramón López Velarde; en 2005 los premios Iberoamericano Pablo Neruda y Reina Sofía de Poesía. Columnista de Página/12 desde su primer número, en 2007 ganó el Premio Cervantes.

En su juventud colaboró en el periódico Rojo y negro. Fue uno de los fundadores del grupo de poetas "El pan duro" y fue secretario de redacción de Crisis, director del suplemento cultural de La Opinión y jefe de redacción de Noticias.
De su producción poética se destacan Violín y otras cuestiones, El juego en que andamos, Velorio del solo, Gotán, Sefiní o Cólera Buey, así como Los poemas de Sidney West, Traducciones, Fábulas, Relaciones, Hechos y relaciones o Si tan dulcemente. Escribe Exilio en colaboración con Osvaldo Bayer. Citas y comentarios, Hacia el sur, Composiciones, Carta a mi madre y País que fue será, forman parte de su obra.
El 24 de agosto de 1976 su hijo Marcelo fue secuestrado en Buenos Aires junto con María Claudia García Iruretagoyena. Ella tenía 19 años y estaba embarazada de siete meses. La pareja fue llevada al centro clandestino de detención “Automotores Orletti”, una sede del Plan Cóndor. Los restos de Marcelo fueron encontrados en 1989 por el Equipo Argentino de Antropología Forense (EAAF). De María Claudia se supo que fue trasladada por oficiales de la Fuerza Aérea uruguaya al Servicio de Información de Defensa (SID). María Claudia y Macarena estuvieron juntas hasta aproximadamente diciembre de 1976 en esa dependencia de Montevideo. Los represores dejaron el 14 de enero de 1977 a la beba en una cesta en la puerta de la casa de la familia del expolicía Angel Tauriño. Después de años de búsqueda, su abuelo Juan la encontró en los primeros meses de 2000.

sabato 30 agosto 2014

APPETITO?

eccovi servito un buffet prelibato:


- 'La verità del momento' di Bernardo Valli: reportages dal 1956 al 2014 redatti da un grande giornalista per illustrare... il mondo (Mondadori).
- Il quarto degli 'Episodios de una guerra interminable' di Almudena Grandes: 'I tre matrimoni di Manolita' (Guanda), perché l'amore è la migliore forma di resistenza.
- 'La città ai confini del cielo' di Elif Şafak / Elif Shafak (Rizzoli): a Istanbul non riesco a resistere. Mai!
- per un tuffo nella storia 'I 900 giorni' di Harrison E. Salisbury (Saggiatore): l'epopea dell'assedio di Leningrado.
- 'A passeggio con John Keats' di Julio Cortazar: per perdersi nella letteratura, nella storia, nell'arte sulle orme di Keats con il grande Cortazar, moderno Virgilio, a fianco (Fazi editore, nella splendida collana Campo dei Fiori)
- che non manchi il cinema! Peter Ackroyd ci regala Charlie Chaplin (Isbn): l'uomo nascosto dietro il personaggio mito, attraverso una biografia che è romanzo come la vita del suo protagonista.
- un tocco d'estate e un pizzico di autunno: 'La danza sotto il mare' di Franco Fresi e 'Lo splendore dei funghi' di Giancarlo Pauletto (entrambi per Ediciclo)
- 'Questioni di cuore' (Bao Publishing): da tratto di Bastien Vivès l'amore in tutte le sue declinazioni. Spassoso.
- per chiudere con una nota verde: 'Green smoothies' di Fern Green, per preparare ottimi succhi con ingredienti di uno quotidiano, ma abbinati in modo originale e gustoso (Guido Tommasi editore)

che ne dite? vi ho invogliato? vi sedete alla mia tavola?

martedì 26 agosto 2014

MITI LADINI

Ricevere un racconto per posta e perdersi fra le sue righe, dimenticare per un attimo dove si è e in che tempo si vive. 
Mi piace condividere il dono inaspettato: eccolo


Na oùta, una volta
di Nicola Dal Falco

Na oùta, una volta, quando le guerre iniziavano d’estate, si combatteva per un tetto, un pascolo, un bosco. Non c’era tempo di aspettare, tutto doveva essere finito all’arrivo dei primi freddi.
Chi vinceva si prendeva il posto e la roba dell’altro.
È ciò che successe na oùta, una volta, tra due re abbastanza potenti da darsi battaglia.
Allora, fu il re di pianura a vincere sul re dei monti.
Vinse e si prese tutto.
Il re vinto venne risparmiato, ma dovette andarsene e per chi perdeva il regno l’unica via era quella delle crode.
Uscire dal mondo e finire i propri giorni tra i camosci.
Da allora, quel re sfortunato divenne per tutti il re dei baranci.
Un titolo di scherno, visto i luoghi impervi dove gli alberi, simili ad arbusti, si adattano a vivere.
Na oùta, una volta, trent’anni dopo, passò di lì uno stagnino.
Girava per riparare conche di rame e, cercando di abbreviare il cammino, incrociò il re dei baranci.
Nessuno dei due poteva dire di aver fretta e li venne naturale di sedersi, incominciando a discorrere.
A un certo punto, dopo lunghi e cortesi preamboli come è uso fare tra viandanti, il re dei baranci pose allo stagnino una domanda che aveva da tempo sulla punta delle labbra.
Chiese, con discrezione, ma anche con un pizzico di amor proprio, se, girando per il mondo, avesse conosciuto il re che regnava al suo posto.
«Si – gli rispose l’uomo – sono stato da lui per certi lavori e l’ho conosciuto abbastanza bene.
«E come sta»? – aggiunse il re dei baranci.
«Ho saputo dai servi che non è amato e che presto lo uccideranno – disse lo stagnino - morirà quando meno se lo aspetta, al momento del bagno».
«Una sorte crudele – osservò il re dei baranci – e ingiusta. Il re che mi ha battuto è un grande re, un
uomo valente e coraggioso, non può finire così senza potersi difendere, per mano di un sicario».
«Ascolta bene – continuò – prendi questo anello e portaglielo. Digli che lo invito e che sarà mio ospite.
Sali su quel cavallo e raggiungi il mio nemico, io lo aspetterò all’inizio del sentiero».
Na oùta, una volta, si vide una cosa mai vista, uno stagnino dalle gambe corte e svelto di parola montare a cavallo, salire in groppa ad un morello peloso e scattante con due occhi che tagliavano l’aria.
Giunto alla reggia, scorse il re dei monti nella sala del bagno e sentì le guardie ripetere che quello sarebbe stato l’ultimo bagno del re.
Lo stagnino riuscì ad avvicinarsi alla finestra e a chiamarlo.
Il re dei monti aveva il viso stanco, i pensieri vuoti, un’aria più che afflitta, rassegnata. Forse immaginava già cosa gli sarebbe accaduto.
«Sire – lo incitò – sire fuggite. Ho un buon cavallo per tutti e due…».
Ma, in quel momento, il morello scartò di lato, tirò le redini e s’imbizzarrì.
Il re, preoccupato per la sorte del cavallo, si rivestì in fretta e uscì.
Ormai, c’era gente in giro che guardava, che domandava e lo stagnino non sapeva più che fare. Provò a rimontare, ma il morello scalciò e sbuffò.
«Non sei proprio capace – gli disse il re – guarda come si fa». E con un salto salì in groppa.
Lo stagnino era piccolo, ma agile e subito si acchiappò al braccio che il re gli porgeva.
Na oùta, una volta, nessuno avrebbe immaginato che un cavallo potesse correre così veloce e sicuro in mezzo alla notte.
Mentre galoppavano ventre a terra, il re dei monti chiese allo stagnino:
«Dove stiamo andando»?
«Andiamo – gli rispose – dal re dei baranci. Questo è il suo anello».
Arrivarono al limite del bosco, dove inizia il sentiero e dove l’altro re aspettava il suo antico rivale. Si abbracciarono, commossi, risalendo insieme lungo il pendio.
Il destino li aveva riavvicinati più vecchi e con un peso sul cuore.
Na oùta, una volta, due re, il re di pianura e il re dei monti, fecero ammenda del proprio orgoglio, scegliendo di vivere in pace l’ultimo scorcio di vita.
E, na oùta, una volta, le crode fiorirono di rose come un giardino.


Miti ladini delle Dolomiti
Enrosadira
di Nicola Dal Falco
con le glosse e il saggio
Le rose del ricordo di Ulrike Kindl

Istitut Ladin Micurà de Rü
Palombi Editori, Roma 2014