venerdì 9 luglio 2010

SARAMAGO: POESIA A BOCCA CHIUSA

Non dirò:
che il silenzio mi soffoca e imbavaglia.
Zitto io sto e zitto me ne resto:
la lingua che io parlo è di altra razza.

Si ammucchiano parole logorate,
ristagnano, cisterna d' acque morte,
amare pene in limo trasformate,
melma fangosa con radici torte.

Non dirò:
che proprio non son degne neppur d' esser dette,
parole inette a dire quanto so
qui nel rifugio in cui non mi conoscono.

Non solo limo o melma si trascinano,
non solo bestie, morti, ansie galleggiano,
turgidi frutti in grappoli s'intrecciano
nel nero pozzo dove dita affiorano.

Dirò solo,
arcignamente solitario e muto,
che chi ha taciuto quanto io ho taciuto
non può morire senza dire tutto.

(Poesia a bocca chiusa, da Le poesie possibili nella raccolta Le poesie, di José Saramago, traduzione di Fernanda Toriello, Einaudi)

venerdì 2 luglio 2010

POESIA, ANCORA UNA

Inesplicabile o esemplare
generosa e trita ti concedi qualche piccolo
ritorno alle abitudini.

La lingua scuote nella tua bocca, uno sbatter d'ale
che è linguaggio.

Sentì bisogno allora di inalzare, piramidi alla
verità (o il suo mettersi in moto)

(da La libellula e altri scritti, di Amelia Rosselli, Studio editoriale)

sabato 26 giugno 2010

LA MERAVIGLIA DEL MERAVIGLIOSO

Chiamali a raccolta
i sensi infantili, digli
sonda i tremori, osserva
la tenue natura imbarazzata
rosso soffusa e ciglia
come falene, osserva
la meraviglia del meraviglioso
mondo delle innocenze
dove crepita sorda la cucitura
dei libri e dei taccuini
il bordo,
dove gli unici bambini illesi
sono i nostri ricordi.

(da Microfiabe, di Claudio Recalcati, collezione Lo Specchio, Mondadori)

venerdì 25 giugno 2010

PAUL CELAN

NON SCRIVERTI
tra i mondi,

imponiti alla
varietà dei significati,

confida nella scia di lacrime
e impara a vivere.

(da Oscurato, di Paul Celan, traduzione di Dario Borso, Einaudi)


POSTI SELVAGGI, inserti con i giorni attorno a noi.

In volo solitario
continuamente frulla,
oltre le torri di avvistamento,
l'ala destra di un grande
uccello bianco
verso qui.

(da Oscurato, di Paul Celan, traduzione di Dario Borso, Einaudi)

martedì 15 giugno 2010

SUD AFRICA

Il Sud Africa, con la sua letteratura contemporanea, con la sua storia e con le sue tradizioni. Il Sud africa non solo di Nadine Gordimer (Nobel per la letteratura nel 1991) e John Maxwell Coetzee (Nobel per la letteratura nel 2003). In sottofondo la voce di Miriam Makeba.

• UN ARCOBALENO NELLA NOTTE
Dominique Lapierre, Saggiatore 2009, traduzione di Klersy Imbercidori, euro 12,00
Una storia del Sud Africa, raccontata dal grande Lapierre, che dopo l’India de La città della gioia e Mezzanotte e cinque a Bhopal, dopo Israele di Gerusalemme Gerusalemme, si cimenta con un’altra realtà territoriale per descrivere come sia nato uno dei più grandi e più importanti stati d’Africa.
L’inizio della storia è il 1652, quando un piccolo gruppo di coloni olandesi sbarca sulla costa sud del continente africano per coltivare verdura (insalata) destinata a rifornire le cucine degli equipaggi delle navi della Compagnia delle Indie, flagellati dallo scorbuto. Da qui alla progressiva penetrazione nell’entroterra, lo scontro con le tribù locali, la durezza della natura, la promessa di grandi ricchezze, la diffusione del calvinismo. Olandesi inglesi zulu. Fino alle grandi tragedie del ‘900, al razzismo, all’apartheid, e finalmente a Mandela.
Una sorta di romanzo storico, appassionante come un’opera di fantasia, affascinante come una storia vera, per mostrare gli aspetti meno noti della nascita dello stato sudafricano.

• LUNGO CAMMINO VERSO LA LIBERTA’
Nelson Mandela, Feltrinelli 1996, 13,00 euro
Primo presidente nero del Sudafrica dopo la fine dell’apartheid (1994-1999), Mandela racconta con la sobrietà che gli è propria la storia della sua vita divisa fra dimensione personale ed impegno politico, impegno che lo coinvolge da giovanissimo rivendicando i diritti dei neri, lo porta alla segregazione e al carcere per ventisette anni, al premio Nobel per la pace nel 1993 e ad essere una delle figure più importanti del XX secolo.
Un libro importante per capire, dal racconto in prima persona, chi sia stato Nelson Mandela e cosa abbia significato per il Sudafrica, per l’Africa e per il mondo

• IN PIENA LUCE
Zoe Wicomb, Tartaruga 2009, traduzione di Francesca Romana Paci e Angela Tiziana Tarantini, 18,00 euro
Una storia legata alla razza, la storia di una donna, giovane sudafricana bianca, benestante, che si è sempre tenuta fuori dai dibattiti e dalle lotte legate alla divisione fra bianchi e neri e che improvvisamente si trova catapultata in quel conflitto. La scoperta che i genitori in realtà si spacciavano per bianchi in virtù del colore della pelle, che li faceva apparire come tali, ma che era coloured mette in crisi la sua esistenza e le sue certezze.
E’ un aspetto della realtà sudafricana non trascurabile: proprio in conseguenza della storia del paese, come si è potuto capire dal libro di Lapierre, il colore della pelle non è discriminante, non pone da una parte o dall’altra della barricata. La convivenza in parità di diritti e doveri è precedente all’introduzione e all’abolizione dell’apartheid: troppe le sovrapposizioni razziali, troppe le realtà umane, troppe le ferite e troppe le lotte per sancire l’uguaglianza.

• MHUDI
Solomon Tshekisho Plaatje, Baldini&Castoldi 2010, traduzione di Michela Canepari, 20,00 euro
La storia del libro risale agli inizi del secolo scorso.
Solomon è nato nel 1876 da una famiglia Barolong, tribù originaria localizzabile tra il Botwana e la regione nord-occidentale dell’attuale Sudafrica, ha studiato da missionari anglicani e si è presto impegnato contro il razzismo e la discriminazione promuovendo la solidarietà dei popoli oppressi e sostenendo i leader neri che ai tempi lottavano negli Stati Uniti. E’ stato giornalista, linguista, politico, traduttore (Shakespeare in lingua tswana) e uno dei più influenti scrittori sudafricani, scrivendo nel 1913 una protesta contro gli inglesi che avevano decretato che ai nativi spettasse solo l’8% delle terre, e raccontando anche l’assedio di Mafeking (città barolong in territorio sudafricano) durante la guerra anglo-boera.
Mhudi è stato scritto fra il 1917 e il 1920, ma ha visto le stampe solo nel 1930 a causa dei pregiudizi sugli scrittori di colore. E’ il primo libro scritto in inglese (e in qualsiasi lingua europea) scritto da un sudafricano di colore.
E’ un romanzo storico, ambientato all’inizio dell’800 e racconta di guerra, d’amore, di scontri fra tribù, di alleanze effimere fra tribù e boeri, di lotte fra inglesi e boeri, e di amicizie possibili nonostante le diversità.
Solomon sembra fotografare la realtà, lasciando uno spiraglio per un futuro migliore in cui sia possibile la conciliazione e la convivenza pacifica.

• BAFANA BAFANA
Troy Blacklaws, Donzelli 2010, traduzione di Nello Giuliano, illustrazioni di Andrew Stooke 13,00 euro
Un libretto, una favola per bambini e non solo, che racconta la storia del piccolo calciatore che al villaggio chiamavano Pelé e che ha come massimo desiderio quello di essere allo stadio la notte dei mondiali. Bafana Bafana è anche la storia della nazionale di calcio sudafricana ( Bafana bafana in lingua zulu significa “i nostri ragazzi”) dalla prima apparizione sulla scena internazionale nel 1924 contro la nazionale olandese, ai tempi recenti attraverso tutta una serie di vicissitudini che ripropongono in campo sportivo/calcistico gli eventi che hanno martoriato la storia del Sudafrica: squadra solo di bianchi, squadra solo di neri, sospensione dai campionati, esclusione dalla coppa d’Africa (1957), gli anni dell’apartheid, la sospensione da parte della FIFA nel 1976 dopo i fatti tragici di Soweto (la popolazione del ghetto nero si era sollevata contro la decisione del governo di sostituire l’afrikaans all’inglese nelle scuole dei neri: la manifestazione pacifica di studenti e docenti era stata soffocata nel sangue) la nuova squadra rinata dopo la fine dell’apartheid formata da bianchi e neri, la prima partita con la nuova formazione nel 1992 e l’arrivo ai mondiali del 2010.

• I DIAVOLI DI ZONDERWATER
Carlo Annese, Sperling & Kupfer 2010, 18,50 euro
Racconto di emigrazione, di internamento, di guerra e di sport quello che Annese, giornalista sportivo, riporta una storia poco nota, quella degli italiani in Sudafrica nel corso della seconda guerra mondiale.
A parte alcuni missionari cattolici, nel Sudafrica l'emigrazione italiana fu molto limitata fino alla fine dell'Ottocento. ma solo ai primi del ‘900 gli Italiani costituirono una piccola comunità di alcune migliaia di persone, concentrate nelle maggiori città dell'Unione Sudafricana. Nel 1900 vi erano 200 Italiani nella colonia del Capo e prima del 1910 circa 1.200 nel Transvaal. Molti erano minatori (cercatori di oro), commercianti e costruttori. Ma già nel 1915 vi erano quasi 4.000 Italiani in tutto il Sudafrica, e tra di loro molti erano professionisti (specialmente ingegneri, medici ed avvocati). Durante il Fascismo quasi non vi fu emigrazione italiana verso il Sudafrica ed allo scoppio della seconda guerra mondiale circa ottocento Italo-sudafricani furono internati per ragioni di sicurezza.
Annese, dopo attenta analisi di fonti documentarie, racconta del campo di Zonderwater, dove un capo illuminato, il colonnello H. Frederik Prinsloo pensa di restituire dignità ai prigionieri attraverso lo sport, creando un gruppo coeso e pronto al lavoro , che in 6 anni trasforma la landa desolata in cui era costruita la prigione a cielo aperto in una vera e propria città in muratura con scuole e ospedali, strade e teatri.

sabato 12 giugno 2010

BRODSKIJ: VENEZIA


Se capiti d'un tratto fra erbe di pietra,
più splendenti nel marmo che nel verde,
e se vedi una ninfa inseguita da un fauno,
felici entrambi più nel bronzo che nel sogno,
posson lasciare il bordone le affrante dita:
sei nell'Impero, amico.

Aria, acqua , fiamma, leoni, naiadi,
copie dal vero o corpi immaginari,
ciò che ha inventato Dio e che il cervello
s'è stancato di continuare, s'è fatto pietra, metallo.
Questa la fine delle cose, questo alla fine della strada
lo specchio per entrare.

Mettiti in una nicchia vuota e, rovesciando
gli occhi, guarda svanire dietro l'angolo
i secoli, e il muschio ricoprire il ventre
e le spalle la polvere, tinta del tempo.
Qualcuno spezza un braccio, e con un tonfo rotola
la testa giù dal collo.

E resta un torso, anonima somma di muscoli.
Mille anni dopo abiterà qui un topo, ma,
l'unghia rotta sul granito, uscirà una sera,
squittendo, zampettando oltre la strada,
per non tornare a mezzanotte in tana.
E neppure al mattino.

(Torso, da Poesie, Iosif Brodskij, Adelphi)

sabato 22 maggio 2010

CAMMINA CAMMINA...

sul camminare: la bellezza di girovagare a piedi come mezzo per estraniarsi dalla realtà, come fonte di energia, come momento di riflessione, come forma di libertà, come presa di coscienza. Non un’attività legata alla bella stagione e forse nemmeno semplicemente un’attività, ma un modo di essere.

• CAMMINARE
Henry David Thoreau, Mondadori 2009, traduzione di Massimo Jevolella, 7,50 euro
Poco più di cinquanta pagine, ma sono serviti quasi dieci anni per raggiungere la stampa definitiva.
Thoreau, americano dell’Ottocento, è diventato famoso per due opere Walden, ovvero la vita nei boschi (pubblicato negli USA nel 1854) e Disobbedienza civile (pubblicato nel 1849). Il primo nasce dall’esperienza dell’autore nella foresta che circonda il lago Walden (Massachusetts) poco distante dalla sua casa: un giorno, il 4 luglio 1845, Thoreau esce da Concord e si dirige verso l’immensa foresta che circonda il lago, abbracciando per due anni una vita da eremita, una completa immersione in quella natura definita selvaggia, che possiede però un equilibrio e un’armonia salvatrice e guaritrice. Thoreau non traduce nell’immediato questa esperienza in forma scritta: forse le leggi della natura gli hanno trasmesso capacità meditative e di elaborazione, che lo portano a far decantare i pensieri. Nel frattempo, mentre lui si dedicava a peregrinare nei boschi, lontano da ogni forma di contaminazione umana, gli Stati uniti dichiarano guerra al Messico: questo fatto storico entra con violenza nella sua vita pacifica e lo porta a reagire non pagando le tasse per protestare contro il governo che aveva promosso una guerra ingiusta. L’esperienza del carcere che ne consegue si trasforma nel breve saggio Disobbedienza civile, che prende la forma di una sorta di manuale di resistenza. Ecco dunque che le prime due opere si sovrappongono: da un lato l’aspetto più bucolico, dall’altro la reazione dura contro gli eventi che vanno contro le leggi della natura, di per sé pacifica.
Negli stessi anni viene alla luce Camminare (1851-1862), prima nella forma di conferenze pubbliche, poi come raccolta scritta: un saggio breve, ma intenso, in una qualche misura profetico, che guarda con sospetto alla civiltà industriale e individua nella natura e nel vagabondare la salvezza dello spirito. Itinerario a piedi, senza meta, che permette di pensare e di fondersi nella natura per assorbirne l’equilibrio e la purezza.

• LA PASSEGGIATA
Robert Walser, Adelphi 1976, traduzione di Emilio Castellani, 9,00 euro
Un racconto, composto dallo scrittore svizzero nel 1919: un desiderio di vagabondare che arriva quasi improvviso un bel mattino e lo porta a prendere il cappello e ad uscire di casa. Walser si lascia alle spalle i pensieri cupi, indossa un’aria serena e predispone il suo animo a nuovi incontri, una galleria di immagini e di incontri, ognuno dei quali trasmette motivo di riflessione. Riflessione serena, che trasforma il vagabondare in un itinerario spirituale, che confonde l’immaginario/immaginato in reale: perché non c’è differenza di percezione. La passeggiata è una sorte di metafora della vita dello scrittore, della scrittura errabonda: in entrambe gli incontri sono casuali e sorprendenti, fonti di riflessione e estraneamento dal mondo.

• VAGABONDING
Rolf Potts, Ponte alle Grazie 2008, traduzione di Stefano Beretta, 12 euro
Potts è un viaggiatore, uno di quelli che girano con lo zaino in spalla. Potts ha fatto del viaggio una filosofia, considerandolo non semplicemente una valvola di sfogo ma un vero progetto di vita: non interrompe la normale routine lavorativa, ma la imbeve costantemente diventando uno stato d’animo permanente. Libertà, fantasia, curiosità e desiderio di crescita personale diventano i valori da perseguire. E partire diventa un viaggio con se stessi, un mettersi in cerca di se stessi, un essere in movimento ancora prima di aver scelto un percorso, psicologicamente ed emotivamente ancora prima dello spostamento fisico.

• IL MONDO A PIEDI. ELOGIO DELLA MARCIA
David Le Breton, Feltrinelli 208 (prima ed. 2001), traduzione di Ester Dornetti, 7,00 euro
Un nuovo modo di viaggiare, un modo quasi sovversivo e trasgressivo: viaggiare apiedi, per godere del tempo e dei luoghi, per prendere le distanze dalla realtà frenetica e affinare i sensi. Un incrocia fra racconto e saggio, in cui il dialogo e le sensazioni si scambiano fra l’autore e personaggi storici (Stevenson, Sansot, Basho) sul senso di percorrere il mondo e la vita a piedi. Le Breton celebra l’andare che induce al piacere, che stimola l’incontro, la conversazione, l’impiego del tempo per procedere e per sostare.

• CAMMINANDO
Pino Cacucci, Feltrinelli 2009 (prima ed. 1996), 6,50 euro
Il viaggio di Cacucci è un viaggio lento, che ha come fine e fonte di ricchezza l’incontro. Cacucci ama fermarsi per ascoltare chi abbia un qualcosa da raccontare: sembrano storie senza patria, storie di cittadini del mondo, vicende che incontrano persone qualunque, scrittori, musicisti, giornalisti in racconti tragici e comici, semplici e assurdi, che scoprono un po’ di mondo anche nelle realtà più vicine al nostro quotidiano. Una contaminazione continua e proficua, che trasporta spesso il lettore in spazi mitologici mascherati da realtà e viceversa.

• CAMMINARE. DAPPERTUTTO (ANCHE IN CITTA’)
Tomas Espedal, Ponte alle Grazie 2009, traduzione di Lucia Barni, 15,00 euro
Ancora un elogio del camminare, che questa volta arriva dalla Norvegia, patria di Espedal. Camminare, pensare, scrivere, creare fanno parte di un'unica realtà. Non importa quale sia il luogo, quale sia il tempo, quale sia la distanza percorsa: è l’approccio che conta, è il dare un ritmo all’esistenza. Il ritmo del passo, che scandisce la passeggiata, la giornata e la vita. Il ritmo del passo, che dà la consapevolezza dell’esistenza, che supera la necessità del trasferimento da un luogo all’altro e diventa necessità interiore