martedì 29 luglio 2008

MONGOLIA. IL FASCINO DEL SILENZIO

Rientrata alla base. Dopo un viaggio meraviglioso.
Una pausa di silenzio stampa, pur con il desiderio di condividere le mie emozioni, per trovare il modo per farlo. Sembra strano, ma non mi è facile proporrne la descrizione.
I ritorni sono sempre difficili: perchè si ritrova la normalità. In realtà ho la fortuna di fare un lavoro bellissimo e di avere pure molta fantasia...
Ma il punto è che ogni ritorno è diverso e l'ultimo soprattutto. Grande malinconia per gli spazi sconfinati, ma anche grande tranquillità, profonda serenità.
Nell'immaginario comune la Mongolia è una landa desolata, semidesertica.
Nella realtà è esattamente così: spazi senza fine, orizzonti lontani, vallate interminabili, colori e silenzi inaspettati. E' natura allo stato primordiale. Incontaminata.
Ma questa terra, chiusa fra la Russia e la Cina, non mi ha dato solo bei panorami, incontri, greggi e mandrie, albe e tramonti indescrivibili. Sono le sensazioni generate dalle immagini ad assumere una valenza che supera le immagini stesse.

Itaca è sempre lontana, per fortuna. Il viaggio continua verso l'isola che non c'è.

mercoledì 23 luglio 2008

ITACA

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d'incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente, e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta, più profumi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

(Itaca, in Settantacinque poesie, Costantinos Kavafis, Einaudi, traduzione di Nelo Risi)

martedì 22 luglio 2008

NELLE STEPPE DI GENGIS KHAN

Perché partire? Verso dove? Con chi e con che cosa?
Forse per curiosità, per alimentare la fantasia, forse per quell'irrequietezza di cui parlano tanti viaggiatori, primo fra tutti Chatwin. Non che mi senta un "viaggiatore", per lo meno non certo alla stregua di Chatwin! Ma indubbiamente, fonte del viaggio è il desiderio di conoscere. Un po' come la lettura è voglia di calarsi in storie, situazioni, sentimenti di qualcun altro, per trovare sensazioni nuove, sguardi diversi.
Ho l'anima vagabonda. Non mi basta una vacanza. Non reggo la vacanza stanziale. Associo "vacanza" non a "vacuum" ma a "vagus", quindi non a vuoto ma a errante.
Ogni viaggio è movimento, emozione, allontanamento da un qualcosa e avvicinamento a qualcosa d'altro. Il mio viaggiare è avventura, è destino.
La Mongolia: perché? Per la sua storia, per il suo temuto esercito, per il suo grande condottiero. Ma anche per la natura selvaggia e quieta. Forse non è proprio quieta, anzi: solo le escursioni termiche dovrebbero terrorizzare lo sprovveduto occidentale che si addentra in questa terra primordiale. Ma in questa stagione mi immagino il suono del silenzio e del vento fra l'erba incolta. Orizzonti senza fine e cieli blu, lo stesso blu intenso delle sciarpe votive legate agli altari sacri. Dune di sabbia e montagne scure. Nomadi a cavallo e occhi allungati.
Dieci giorni ancora...

lunedì 21 luglio 2008

L'INIZIO DEL VIAGGIO

Non so esattamente quando sia nata l'idea di volgere il mio sguardo a Oriente.
Prima l'Europa, poi l'Africa (qualche assaggio d'Africa, tanto per constatare che il mal d'Africa esiste davvero e che non ne sono affatto immmune), poi ancora brevi escursioni in centro e sud America (anche qui per avere la conferma che i luoghi studiati sui libri di scuola esistono e che molte tappe della storia che avrebbero dovuto raccontarmi, in realtà mi sono state nascoste). L'Oriente? Il primo viaggio è stato in Nepal: ancora oggi l'incanto di quelle montagne esercita un'attrattiva che mi fa dimenticare gli sforzi fatti per salirne i crinali (quelli più accessibili) e mi spinge a tornare. L'India, il Gange, l'Orissa, lo Sri Lanka.
Ed ora l'Asia centrale, il Caucaso, la Cina sono entrati a far parte delle mie fantasie.
E la Mongolia: terra dolce e aspra nello stesso tempo, di gente semplice ed ospitale, di cieli blu e di antichi riti sciamanici. Non ho resistito ai viaggi raccontati da altri viaggiatori: il mio è iniziato sulle orme di Terzani (poteva mancarmi "Un indovino mi disse"?) per seguire altri giornalisti, antropologi, esploratori appassionati. Grandi aspettative in questo viaggio: di silenzi, di sorrisi, di culture antiche, di deserti... Il mitico Gobi: la prima volta che mi fu nominato era per farmi capire che deserto non è sempre sinonimo di caldo, perchè "ne esiste uno, non in Africa -perché non tutti i deserti sono in Africa-, che è freddo: d'inverno la temperatura scende anche a 50-55° sotto zero". Ero piccola e credo di aver sbarrato gli occhi, pensando che mi stessero raccontando una favola, una delle tante che mi piaceva ascoltare.
Bagaglio leggero come sempre. Una guida, una carta geografica, un paio di libri e via...

giovedì 3 luglio 2008

APOCALISSE AMORE

Passa il tempo amore mio e io
sono più disponibile alle albe,

ai risvegli molto presto nelle città
deserte, alle discese nei metrò
prima degli altri.

Passa il tempo amore mio e io
sono più disponibile alle partenze,

ai caffè lasciati a metà
e sui primi treni così presto, quando si va
nei vagoni come nessuno

e vivere è come morire

(tratto da Apocalisse amore, di Davide Rondoni, Mondadori)

martedì 1 luglio 2008

PARTIRE VIAGGIARE

Viaggiare è per me una necessità. Il ricorso alle cose vive riesce quasi a sostituirmi la lettura dei libri.
Così si esprime Vladimir Majakovskij, quando nel 1925 parte da Mosca alla volta delle Americhe (La mia scoperta dell'America, Majakovskij, Passigli).

Io amo viaggiare. Mi piace partire per mete lontane. Mi piace sognare un altrove attraverso le pagine dei libri, attraverso le parole di chi proviene e/o vive altre realtà.
Prima di ogni viaggio reale, comincio a spostarmi con l'immaginazione nel luogo dove andrò... attraverso i libri. Leggo tutto quello che riesco a trovare. A volte la ricerca si riduce a poche cose, altre ovviamente i rimandi alla letteratura sono infiniti. Comincio così il mio viaggio, molto tempo prima di prendere un aereo. Magari vagabondo per mesi e anni, finché non scatta il desiderio di partire davvero.
Il viaggio non sostituisce la lettura, la completa. E la lettura non annulla il desiderio di viaggiare, lo alimenta, lentamente.
Anche quest'anno partirò verso est...