martedì 27 ottobre 2009

ATTRAVERSO UN VETRO OPACO

Nonostante la giovane età Petra Hulova (Praga 1979) è una grande scrittrice. Non è una frase ad effetto. E’ la realtà. Pubblica nel 2002 il suo primo romanzo In memoria di mia nonna (questa più o meno la traduzione del titolo), che diventa in breve tempo uno dei più letti del decennio nella Repubblica Cèca: ambientato in Mongolia dove la scrittrice ha trascorso un anno di studio, è la storia di tre generazioni di donne. La prima traduzione in inglese dell’opera viene pubblicata in questi giorni negli Stati Uniti.
Due anni dopo (2004) vede la luce Attraverso un vetro opaco, appena pubblicato da La Tartaruga, prima traduzione italiana.
La scrittura è asciutta, senza discorsi diretti, o meglio con il discorsi diretti inseriti nel racconto in prima persona prima di un figlio poi di una madre. Monologhi, inseriti in uno spazio silenzioso, il mondo fuori. Fuori da quel vetro opaco che separa dal resto, il fuori da se stessi. Un romanzo introspettivo, di ricerca personale, dove i personaggi sono due, un figlio ed una madre/moglie/donna, eterno legame, conflitto senza scontro fisico, senza confronto verbale. Due entità separate da un vetro, appannato gelato sporco. Uno palcoscenico con un solo personaggio, un personaggio solo, illuminato nel momento in cui ha la parola, una immagine in bianco e nero, senza tempo.
Dal 2004, la Hulova ha scritto altri quattro libri: attendiamo le traduzioni.
(Attraverso un vetro opaco, Petra Hulova, traduzione dal cèco di Laura Angeloni, La Tartaruga 2009)

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